Politica

«Fini è ormai fuori dal nostro mondo, bene ha fatto Berlusconi ad intervenire»

Pinuccio Tarantini risponde a Giovanni Ronco

In relazione al penulltimo Chiaro e Tondo del nostro Giovanni Ronco (http://www.traniweb.it/trani/informa/13547.html), pubblichiamo una lettera del sindaco di Trani, Giuseppe Tarantini.

«Caro Giovanni, la mia prima risposta alla domanda su Fini vs Berlusconi fu una risposta da sindaco di Trani. Tu però insisti, ed io non posso che risponderti da Pinuccio Tarantini. Non ti aspettare, quindi, nulla di politologico e di particolarmente rilevante ma solo il parere, i sentimenti, le emozioni di un vecchio e, se permetti, coerente militante di destra. Quando, a 14 anni, scelsi il Fronte della Gioventù non potevo certo aver maturato una coscienza politica ma, in quell'epoca di bipolarismo giovanile, dovendo scegliere se stare di qua o di là, mi misi dalla parte degli indiani e non dei soldati blu, dei vinti e non dei vincitori, della minoranza, del ghetto, della fogna: pensa, nel Fronte non c'era nemmeno l'ombra di una ragazza mentre fra i compagni ce n'erano e pure di molto carine.

In questa organizzazione e successivamente in questo partito piccolo, marginale, sterile, discriminato non si imparavano nè l'arte del Governo nè le tattiche della politica ma si acquisiva il gusto dell'orgoglio e della coerenza. Era un partito con un capo carismatico (a chi di noi non si inumidivano gli occhi per un comizio del lirico segretario Giorgio Almirante, sin dalle prime note dell'Inno a Roma?) ma tanto democratico da celebrare un congresso all'anno, congressi veri con abbastanza regolari scazzottate tra i delegati (in genere almirantiani e rautiani). Era un partito che si poneva fuori dal sistema, volendo cambiare (si badi bene: erano gli anni '70-'80) la Costituzione (a cui quella comunità era estranea) in alcuni punti proponendo cosette come l'Europa nazione, la nuova Repubblica (presidenziale con l'elezione diretta), il voto per gli italiani all'estero, la costituente di destra per la libertà, contestando la partitocrazia e la sindacatocrazia (di fatto svincolati dal corpo dello Stato). Fini ne divenne segretario dopo Almirante e poi dopo Rauti con un programma basato su uno slogan: "Il fascismo del 2000".

Poi vennero gli anni 90 e con essi il bipolarismo e con esso Alleanza nazionale, contenitore aperto, arioso, che potesse stare insieme ad altri partiti nel polo delle Libertà, cioè in una delle due coalizioni principali per le quali si poteva votare. Era chiaro che continui esami del sangue dovessero essere richiesti ad An per poter stare nel gioco democratico da parte di persone che sostanzialmente nulla sapevano della storia del Msi e abbastanza normale fu che molti passi dovessero esser fatti verso una destra più inserita, più moderna, tutt'altro che nostalgica, finendo però con il buttare via oltre all'acqua sporca anche il bambino. E sì, perchè, dopo il congresso fondativo (con le ultime lacrime dei militanti al rimpicciolirsi della fiamma) fu tutto un susseguirsi di coccinelle, elefantini, simboli e decisioni ad capocchiam decise unilateralmente e senza un decoroso passaggio congressuale e di vere e proprie "ca..ate" sparate nei talk show come quella famosa dei maestri gay a cui non affidare il proprio figlio.

Alleanza nazionale divenne via via un contenitore piuttosto che un partito, con contenuti talmente melliflui, algidi se non addirittura glaciali (a totale somiglianza con il leader) e con una struttura talmente romanocentrica da far sentire chi stava in periferia più o meno come gli antichi romani a guardia del limes, cioè non proprio certi se esser romani o barbari o mezzo e mezzo. Con un congresso opportunamente senza dibattito, An si sciolse per confluire, due settimane dopo, nel Popolo delle libertà. Al congresso fondativo di quel partito, Fini disse: "Esprimo posizioni che so essere minoritarie (di bioetica, sulle unioni civili) ma non formerò mai una corrente, se avessi voluto fare ciò, mi sarei tenuto Alleanza Nazionale". Il resto, dopo più o meno un anno, è storia dei giorni nostri.

Perchè questo lungo preambolo? Perchè è utile per spiegarti come la penso io (almeno ci provo). Futuro e Libertà è, di fatto, un nuovo partito. Per aderire a un nuovo partito è necessario condividerne idee, programmi, comportamenti, sentimenti. Sulle idee e sui programmi non mi pare vi siano particolari novità, anzi, come ho già scritto in una precedente occasione, se stimolo al PdL aveva da essere per un partito che vuol essere ed è nazionale, bisognava proporre idee e obiettivi per il Sud, per il meridione, in oggettiva, storica, atavica, dall'Unità d'Italia, condizione di inferiorità rispetto al Nord. Niente di tutto questo, solo un distinguo sulla democrazia interna (e ci vuole una faccia) ed uno sulla questione morale proponendo le dimissioni per gli esponenti politici indagati. Sulla democrazia interna, e ne ho scritto in tempi non sospetti, non possiamo che essere d'accordo. Ma la democrazia interna non significa dire al leader "Devo comandare io insieme a te" ma attuare gli strumenti per esaltare il merito fra i militanti e selezionare così idee e classe dirigente.

Denunciare il "centralismo carismatico" cioè lamentarsi del carisma altrui è tutto il contrario dell'indole dell'uomo di destra che deve riconoscere la dote del carisma in chi guida una comunità politica o umana che sia. Certo anche a me da fastidio che si suoni in un congresso di partito, interrompendone i lavori, l'orribile "Meno male che Silvio c'è" ma Berlusconi è questo, lo sapevamo prima, ci ha fatto vincere ed è, di fatto, il leader riconosciuto dal popolo della nostra parte. Gli aspetti liturgici e non che non ci piacciono lo accompagnano e finiranno con lui, com'è ovvio che accada e come accadrà per ognuno di noi.

Sulla questione morale io la continuo a pensare come sempre ho fatto: l'onestà non deve essere presentata come un optional di lusso per un politico, deve essere per forza nel modello base. Quando governi sei ormai quasi fisiologicamente esposto a denuncie, illazioni, maldicenze, da queste spesso scaturiscono indagini se non addirittura processi. Se non si aspetta serenamente il giudizio di un Tribunale si denota scarso rispetto dello stesso, è la sua pronunzia definitiva ad esprimere un giudizio, farlo prima significa, sotto l'alea dell'"opportunità, anticiparne le decisioni e dare biada a tutti i numerosi professionisti della pesca nel torbido che, di fatto, diverrebbero ancor di più un Tribunale alternativo e preventivo rispetto a quello vero nei confronti del quale bisogna nutrire compostezza e massimo rispetto.

Così penso e così mi comporto essendo io stesso sotto processo per accuse che intendo veramente immeritate, per quanto non mi sfiorino neppure sul piano del profitto personale, e che proprio per questo lascio alla valutazione serena di coloro che mi giudicano, non avendo mai mancato loro di rispetto, non consentendo a queste di interferire sul mandato che esercito per volontà (consapevole e ribadita) dei miei concittadini. Per il resto credo che Fini si sia autenticamente e definitivamente allontanato dal nostro mondo e non tanto perchè ora affiderebbe a una coppia omosessuale l'adozione di quegli stessi bambini a cui voleva negare il maestro gay, non tanto perchè da presidenzialista è divenuto semi, non tanto perchè la Costituzione italiana è divenuta per lui un dogma, ma perchè ha smarrito quella lealtà, quella intransigenza nel rispettare i patti, quella fedeltà alla parola data che sono sempre stati i tratti caratteristici del nostro mondo. Bene ha fatto Berlusconi a manifestarglielo e bene farebbe a fare come fece il compianto Giorgio Almirante negli anni '70, che di fronte ad analoga manovra di Palazzo, operata dal neonato gruppo di Democrazia nazionale, cui aderirono il 90% degli allora parlamentari del Msi, tenne duro ed attese, senza compromessi, che il popolo si pronunziasse, come fece, alla successiva consultazione, non rieleggendo nessuno di quei transfughi ante litteram».

Pinuccio Tarantini
Sindaco di Trani
  • Pinuccio Tarantini
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