
Eventi e cultura
Francesco Messina a Trani per sostenere le ragioni del NO al referendum del 22 e 23 marzo
Il magistrato, sostenitore del no al referendum, invitato dall’associazione "Etica&Politica" e dal "Comitato cittadino per il NO"
Trani - giovedì 5 marzo 2026
7.11
Il referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma dell'ordinamento giudiziario si fa sempre più vicino; per questo si stanno moltiplicando gli eventi a sostegno del sì e del no, aperti alla cittadinanza. Nella giornata del 3 marzo a Trani è arrivato il dottor Francesco Messina, magistrato presso la sezione GIP – GUP del Tribunale di Pesaro. Il magistrato vanta un'ampia carriera che comincia nel lontano 1991, quando entrò in magistratura, per poi consolidarsi nel tempo. il dibattito si è tenuto presso l'auditorium San Luigi ed è stato organizzato dall'associazione "Etica&Politica" in collaborazione con il "Comitato cittadino in sostegno del NO" al referendum confermativo. In rappresentanza delle due associazioni Tonino Corraro e la dottoressa Francesca Bruno.
Voce autorevole nel mondo giuridico e sostenitore appassionato del no, il dottor Messina ha rappresentato con rigore e praticità quali potrebbero essere le possibili ripercussioni della riforma costituzionale su cui i cittadini sono chiamati a votare tra qualche settimana. Il magistrato ha risposto con trasporto, ma allo stesso tempo con grande razionalità, alle domande poste dal moderatore del dibattito, il giornalista Tonino Lacalamita, cercando di sfatare dei miti circa il mondo della magistratura, parlando della sua esperienza e del suo senso di appartenenza al potere giudiziario, senza mai averne abusato, ma sempre avendo usato il metro dell'imparzialità e della terzietà indicati all'interno della Costituzione.
Il dottor Messina non si è mai scomposto, ripercorrendo le tappe che hanno portato alla riforma odierna, partendo dalla riforma degli anni Novanta, che portò all'inserimento in Costituzione dei criteri di imparzialità e terzietà del giudice, fino alle riforme più recenti, che hanno di fatto sancito la separazione delle carriere, come la Riforma Cartabia che ha permesso il cambio di funzione una sola volta per giudici e pubblici ministeri, contenuto, peraltro, nell'arco temporale dei primi dieci anni di carriera e con l'obbligo di cambiamento della sede. Il magistrato ha proseguito delineando i possibili scenari che si prefigurano con un'Alta Corte Disciplinare non presieduta dal Presidente della Repubblica ma da uno dei suoi componenti, fino alla previsione dell'impugnazione delle sue sentenze soltanto davanti alla stessa corte ma, in composizione diversa da quella che ha giudicato precedentemente il magistrato sottoposto a procedimento disciplinare. Secondo il dottor Messina, infatti, ma è opinione comune tra i sostenitori del no, questo meccanismo finirebbe per sottoporre il magistrato al potere dei potenti, siano essi politici, ma non solo: cita, infatti, la possibilità che i magistrati possano essere bersaglio di parti del processo particolarmente potenti, come i vertici di grandi aziende.
Un ulteriore argomento che suscita timore è anche quello dello sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura che, secondo Messina, indebolirebbe la tenuta interna della magistratura, così come il sorteggio dei membri dei due CSM, che se è puro per i magistrati è condizionato dalla scelta fatta a monte in Parlamento per i membri laici. I sostenitori del sì spiegano che questo meccanismo dovrebbe mettere fine al correntismo, mentre i sostenitori del no rappresentano che anche se vincesse il sì queste correnti, che non sono altro che sindacati della magistratura e, dunque, continuerebbero comunque a esistere.
In definitiva è stato un dibattito serrato quello tra Tonino Lacalamita e Francesco Messina, che ha spiegato con lucidità le ragioni per cui ritiene giusto votare no, riportando la sua esperienza diretta.
Voce autorevole nel mondo giuridico e sostenitore appassionato del no, il dottor Messina ha rappresentato con rigore e praticità quali potrebbero essere le possibili ripercussioni della riforma costituzionale su cui i cittadini sono chiamati a votare tra qualche settimana. Il magistrato ha risposto con trasporto, ma allo stesso tempo con grande razionalità, alle domande poste dal moderatore del dibattito, il giornalista Tonino Lacalamita, cercando di sfatare dei miti circa il mondo della magistratura, parlando della sua esperienza e del suo senso di appartenenza al potere giudiziario, senza mai averne abusato, ma sempre avendo usato il metro dell'imparzialità e della terzietà indicati all'interno della Costituzione.
Il dottor Messina non si è mai scomposto, ripercorrendo le tappe che hanno portato alla riforma odierna, partendo dalla riforma degli anni Novanta, che portò all'inserimento in Costituzione dei criteri di imparzialità e terzietà del giudice, fino alle riforme più recenti, che hanno di fatto sancito la separazione delle carriere, come la Riforma Cartabia che ha permesso il cambio di funzione una sola volta per giudici e pubblici ministeri, contenuto, peraltro, nell'arco temporale dei primi dieci anni di carriera e con l'obbligo di cambiamento della sede. Il magistrato ha proseguito delineando i possibili scenari che si prefigurano con un'Alta Corte Disciplinare non presieduta dal Presidente della Repubblica ma da uno dei suoi componenti, fino alla previsione dell'impugnazione delle sue sentenze soltanto davanti alla stessa corte ma, in composizione diversa da quella che ha giudicato precedentemente il magistrato sottoposto a procedimento disciplinare. Secondo il dottor Messina, infatti, ma è opinione comune tra i sostenitori del no, questo meccanismo finirebbe per sottoporre il magistrato al potere dei potenti, siano essi politici, ma non solo: cita, infatti, la possibilità che i magistrati possano essere bersaglio di parti del processo particolarmente potenti, come i vertici di grandi aziende.
Un ulteriore argomento che suscita timore è anche quello dello sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura che, secondo Messina, indebolirebbe la tenuta interna della magistratura, così come il sorteggio dei membri dei due CSM, che se è puro per i magistrati è condizionato dalla scelta fatta a monte in Parlamento per i membri laici. I sostenitori del sì spiegano che questo meccanismo dovrebbe mettere fine al correntismo, mentre i sostenitori del no rappresentano che anche se vincesse il sì queste correnti, che non sono altro che sindacati della magistratura e, dunque, continuerebbero comunque a esistere.
In definitiva è stato un dibattito serrato quello tra Tonino Lacalamita e Francesco Messina, che ha spiegato con lucidità le ragioni per cui ritiene giusto votare no, riportando la sua esperienza diretta.


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