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Franco Liuzzi racconta Osvaldo Cavandoli - CIrcolo "Dino Risi". Foto Adriana Fabrizio
Eventi e cultura

Grande seguito per il racconto su Osvaldo Cavandoli secondo Franco Liuzzi

La linea di Osvaldo Cavandoli protagonista del racconto “La linea è libera – il valore della creatività” al circolo “Dino Risi” di Trani

La creatività e l'ingegno di Osvaldo Cavandoli sono stati protagonisti nella serata di ieri in un racconto senza filtri di Franco Liuzzi, docente di comunicazione d'impresa presso l'Università degli Studi di Bari e ospite del circolo "Dino Risi", in un viaggio nel tempo che ha ripercorso i suoi esordi e la felice collaborazione con Carlo Bonomo e Franco Godi. Il percorso di Cavandoli ha fatto da apripista anche per le giovani generazioni che oggi si ispirano alla sua celebre e sagace linea per creare qualcosa di nuovo e originale, valorizzando al massimo la creatività, fulcro di tutta la produzione cavandoliana.

Franco Liuzzi, che è uno dei "Cavambasciatori" nominati dal figlio di Cavandoli, Sergio, in un'intervista ha racconta chi è stato Osvaldo Cavandoli e come poter portare avanti la sua eredità.

D: Qual è la genesi del racconto su Cavandoli portato in scena?
R: I miei racconti riguardano la storia della réclame e della televisione con una particolare attenzione alla creatività, che io ritengo essere cruciale e importante in questa società dove si fanno tante fotocopie. La storia di Cavandoli, un grande animatore e maestro del cinema d'animazione, sopravvive a distanza di tantissimi anni con una linea essenziale: è il concetto di linea, di minimalismo assoluto e totale che lui trasforma in tante applicazioni.
Cavandoli ha dato vita a questa creatura animata, che ha avuto un grande successo sia nel cinema d'animazione che poi nella televisione, quando la televisione è nata - nel 1954 – e in maniera particolare dal '57 in poi, quando è nato "Carosello", questo grande contenitore di reclame, grazie al quale, infine, ha avuto un successo internazionale.

D: Chi sono i "Cavambasciatori"?
R: Suo figlio Sergio ha creato una rete che ha battezzato come rete dei "Cavambasciatori": siamo dieci persone in Italia che, in regioni diverse, raccontano la storia di suo padre, un po' per celebrarlo, un po' per non dimenticarlo e anche un po' per stimolare le nuove generazioni a inventarsi un loro progetto, a provare a creare e non copiare, non emulare, non allinearsi, non diventare conformisti.

D: Come avrebbe utilizzato Cavandoli l'intelligenza artificiale se avesse creato la linea oggi, nel 2026?
R: Se ho capito bene il modo di pensare di Cavandoli - che era un artigiano - il concetto di intelligenza artificiale non l'avrebbe nemmeno preso in considerazione, perché nella sua epoca c'era una soddisfazione che nasceva dalla manualità, dal creare e che è molto diversa e anche molto lontana dall'intelligenza artificiale. L'IA, infatti, non invita a creare, a trasformare, ad avere delle idee. Innanzitutto, per avere delle idee bisogna allenarsi; le idee non danno appuntamento: bisogna essere creativi e non scegliere la strada più comoda.

D: Lei ha parlato di minimalismo. Cavandoli è stato un minimalista rivoluzionario; oggi il minimalismo è diventato una moda: si sta, forse, svuotando di significato?
R: Sì, è possibile; oggi è diventato tutto difficile da interpretare e da classificare. Francamente, come dicevo prima, le soluzioni facili a me non piacciono proprio come criterio; io sono per la ricerca, per gli approfondimenti e, quindi, l'invito è quello di avere un proprio guizzo, diciamo così.
D: Lei ha detto che Cavandoli è un artigiano; possiamo considerarlo anche un'artista? Oppure è più artigiano che artista?
R: Lui è sicuramente un'artista; nella sua epoca gli artisti si costruivano le cose: c'è anche questo aspetto manuale. Gli artisti si costruivano i personaggi, li realizzavano proprio manualmente, questa cosa e e libidinosa! È qualcosa di sensuale, nel senso che io penso che sia incredibilmente appagante. È un po' come dare vita a qualcosa, farla respirare, farla vivere nel tempo.
Ecco, quello che noi possiamo fare è evitare che questi personaggi e i loro creatori non vengano dimenticati, non vengano coperti dalla polvere e non vengano lasciati in luoghi e in contesti in cui non vengono apprezzati.
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