
Eventi e cultura
Successo a Trani per la rappresentazione teatrale “Cercando Giustina”
Lo spettacolo, messo in scena al teatro “Mimesis”
Trani - domenica 8 marzo 2026
17.00
Un tributo alla prima giurista d'Europa, la tranese Giustina Rocca: è così che si potrebbe definire la rappresentazione teatrale "Cercando Giustina. L'avvocata di Trani che ispirò William Shakespeare". Lo spettacolo è stato messo in scena nel corrente marzo scorsi al teatro "Mimesis". Sul palco Stefania De Toma, autrice della sceneggiatura, Antonio Conversano, attore e regista dell'opera, Elvira Ferrante e Gianni De Iuliis.
La rappresentazione, molto gradita e probabilmente sarà riproposta, è riuscita a far viaggiare nel tempo il pubblico: dalla fine del XVI secolo, con William Shakespeare che cerca disperatamente la donna di cui si è innamorato ascoltandone la descrizione e i racconti di un mercante tranese conosciuto in una taverna a Londra, e l'8 aprile 1500, giorno in cui Giustina Rocca legge il lodo arbitrale in lingua volgare, una scelta rivoluzionaria per per capire che il diritto è proprietà di tutti, non di pochi privilegiati. Giustina è una donna che pronuncia un lodo arbitrale per l'assegnazione di beni familiari nell'ambito di una successione ereditaria e, al termine, chiede il compenso come qualsiasi avvocato di sesso maschile. William, affranto per la scoperta fatta grazie all'amico John la sua amata è ormai morta un secolo, decide di renderla immortale, inventando il personaggio di Porzia Belmonte, protagonista del dramma "Il mercante di Venezia".
L'opera teatrale ha rappresentato una sfida sia per gli interpreti che per la regia, sovvertendo il teatro elisabettiano, in cui gli uomini interpretavano le donne; con "Cercando Giustina" il paradigma si è capovolto, vedendo una donna – una intensa e talentuosa Elvira Ferrante – vestire i panni di un uomo, William Shakepeare. Antonio Conversano, alla regia, si è cimentato nella caratterizzazione dei personaggi, lavorando sul temperamento degli stessi e sul loro portamento, accogliendo anche la sfida – riuscita – di saltare da un secolo a un altro senza mai essere fuori luogo. Stefania De Toma, calata nel ruolo come fosse attraversata da Giustina, ha emozionato e dato voce questa donna tranese e Gianni De Iuliis , al suo primo palco, ha convinto nel ruolo del mercante tranese che parla entusiasta e un po' brillo di moscato della sua città.
La rappresentazione di "Cercando Giustina" , che precede l'uscita del romanzo della stessa De Toma, ha rappresentato non solo un tributo alla giurista tranese, ma anche un messaggio lanciato alle nuove generazioni: una donna può scegliere di essere chi vuole, ed è perfettamente in grado di svolgere un lavoro intellettuale; il compenso per un lavoro svolto deve, inoltre, essere pari a quello che si offrirebbe a un uomo. "La dimostrazione che il diritto appartiene a tutti e non solo a pochi eletti , il lavoro di una donna degno di riconoscimento, lo studio e la cultura come armi delle donne sono alla base della sceneggiatura, proprio come sperava Giustina Rocca, che affermava: "Questa biblioteca sia monito e promessa che le donne, attraverso lo studio, possano parlare con voce ferma come oggi è concesso a me", pronuncia Giustina nel lodo arbitrale costruito da De Toma rifacendosi non solo agli scritti d'epoca ma anche attingendo dalla sua formazione giuridica e dai suoi anni di esercizio della professione forense.
Il messaggio di Giustina Rocca è più attuale che mai, e nella seconda parte della piece la stessa protagonista si rivolge alla donna a lei più vicina, l'amata figlia Cornelia, che perse la vita otto anni prima a soli vent'anni, scrivendole una struggente lettera e dialogando con quella figlia andata via troppo presto senza poter realizzare le proprie aspirazioni. La lettera, anch'essa una finzione scenica, rappresenta il lascito ideale di Giustina alle donne delle future generazioni; sua figlia rappresenta ogni donna, con le sue ambizioni, i suoi sogni, il desiderio di realizzazione, di riconoscimento nella società.
La rappresentazione, molto gradita e probabilmente sarà riproposta, è riuscita a far viaggiare nel tempo il pubblico: dalla fine del XVI secolo, con William Shakespeare che cerca disperatamente la donna di cui si è innamorato ascoltandone la descrizione e i racconti di un mercante tranese conosciuto in una taverna a Londra, e l'8 aprile 1500, giorno in cui Giustina Rocca legge il lodo arbitrale in lingua volgare, una scelta rivoluzionaria per per capire che il diritto è proprietà di tutti, non di pochi privilegiati. Giustina è una donna che pronuncia un lodo arbitrale per l'assegnazione di beni familiari nell'ambito di una successione ereditaria e, al termine, chiede il compenso come qualsiasi avvocato di sesso maschile. William, affranto per la scoperta fatta grazie all'amico John la sua amata è ormai morta un secolo, decide di renderla immortale, inventando il personaggio di Porzia Belmonte, protagonista del dramma "Il mercante di Venezia".
L'opera teatrale ha rappresentato una sfida sia per gli interpreti che per la regia, sovvertendo il teatro elisabettiano, in cui gli uomini interpretavano le donne; con "Cercando Giustina" il paradigma si è capovolto, vedendo una donna – una intensa e talentuosa Elvira Ferrante – vestire i panni di un uomo, William Shakepeare. Antonio Conversano, alla regia, si è cimentato nella caratterizzazione dei personaggi, lavorando sul temperamento degli stessi e sul loro portamento, accogliendo anche la sfida – riuscita – di saltare da un secolo a un altro senza mai essere fuori luogo. Stefania De Toma, calata nel ruolo come fosse attraversata da Giustina, ha emozionato e dato voce questa donna tranese e Gianni De Iuliis , al suo primo palco, ha convinto nel ruolo del mercante tranese che parla entusiasta e un po' brillo di moscato della sua città.
La rappresentazione di "Cercando Giustina" , che precede l'uscita del romanzo della stessa De Toma, ha rappresentato non solo un tributo alla giurista tranese, ma anche un messaggio lanciato alle nuove generazioni: una donna può scegliere di essere chi vuole, ed è perfettamente in grado di svolgere un lavoro intellettuale; il compenso per un lavoro svolto deve, inoltre, essere pari a quello che si offrirebbe a un uomo. "La dimostrazione che il diritto appartiene a tutti e non solo a pochi eletti , il lavoro di una donna degno di riconoscimento, lo studio e la cultura come armi delle donne sono alla base della sceneggiatura, proprio come sperava Giustina Rocca, che affermava: "Questa biblioteca sia monito e promessa che le donne, attraverso lo studio, possano parlare con voce ferma come oggi è concesso a me", pronuncia Giustina nel lodo arbitrale costruito da De Toma rifacendosi non solo agli scritti d'epoca ma anche attingendo dalla sua formazione giuridica e dai suoi anni di esercizio della professione forense.
Il messaggio di Giustina Rocca è più attuale che mai, e nella seconda parte della piece la stessa protagonista si rivolge alla donna a lei più vicina, l'amata figlia Cornelia, che perse la vita otto anni prima a soli vent'anni, scrivendole una struggente lettera e dialogando con quella figlia andata via troppo presto senza poter realizzare le proprie aspirazioni. La lettera, anch'essa una finzione scenica, rappresenta il lascito ideale di Giustina alle donne delle future generazioni; sua figlia rappresenta ogni donna, con le sue ambizioni, i suoi sogni, il desiderio di realizzazione, di riconoscimento nella società.









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