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Vita di città

Il garante dei detenuti nel carcere di Trani: non mancano le criticità

Prima visita formale del prof. Rossi insieme al consigliere regionale Pastore

Mancano mezzi per il Nucleo di Traduzione, le celle hanno il bagno a vista e non c'è traccia di una fermata dei mezzi pubblici. Sono alcune delle criticità sollevate dalla visita nel carcere di Trani del professor, Piero Rossi, garante regionale dei detenuti: ad accompagnarlo anche la dottoressa Bruna Piarulli, direttrice del penitenziario e il consigliere regionale, Franco Pastore. Per il garante si è trattato della prima visita formale ed istituzionale nel carcere maschile della città.

«Il professor Rossi - ha commentato il consigliere Pastore - ha chiesto che lo accompagnassi riconoscendo il mio impegno civile, ancor prima di quello politico, sui temi legati al mondo carcerario e alle sue emergenze. Nel corso dell'incontro sono emerse le criticità di quella "comunità", come la definisce il Garante. Una comunità nella quale il benessere di uno dei soggetti che la compongono, ha espresso ancora Rossi, è strettamente legato a quello di tutti gli altri, perché in un carcere si è tutti nella stessa barca».

Una barca, però, che ha bisogno di interventi per far sì che navighi nella miglior direzione: «Fra i problemi più sentiti - come elencati da Franco Pastore - sono stati segnalati: la mancanza dei mezzi necessari in dotazione al Nucleo di traduzione, che potrebbe apparire una questione non strettamente legata alle prerogative e alle competenze del Garante ma che, al contrario, lo è, nella misura in cui un detenuto ha tutto l'interesse a prendere parte al processo e se non può farlo esso rischia di essere sospeso, con quanto ne consegue; l'esistenza di celle che hanno il bagno a vista, una situazione degradante per tutti e lesiva della dignità dei detenuti, per risolvere la quale è stato proposto che quella parte di sezione, in attesa che sia soppressa, sia svuotata e i detenuti vengano spostati a rotazione in altre carceri». E' emersa anche la mancanza di una fermata per i mezzi pubblici davanti all'istituto: «La più vicina dista 500 metri, ma si tratta di una strada priva di marciapiede e a percorrenza veloce, troppo pericolosa per i pedoni, soprattutto se ci sono bambini». E qui non manca una bacchettata all'amministrazione comunale: «La sensazione è che il comune faccia finta che il carcere non ci sia. Così, mentre da una parte compie operazioni plateali quali conferire la cittadinanza onoraria ai due carceri di Trani, come rammendato con il Garante, dall'altra a tali operazioni non fa seguire azioni concrete che facciano capire il reale interesse dell'amministrazione comunale a considerare quella comunità, parte della comunità tranese».

E non è un periodo facile per chi opera all'interno della struttura dopo l'aggressione, avvenuta nei giorni scorsi, che ha colpito un agente della polizia penitenziaria: «Vorrei chiudere - ha spiegato Franco Pastore - in pieno accordo con il professor Rossi, aggiungendo che nell'elenco delle criticità emerse, alcuno, né agenti della polizia penitenziaria, né la direzione, ha fatto il benché minimo riferimento alla aggressione avvenuta nel reparto del carcere in cui vige la vigilanza dinamica. Questo vuol dire che siamo di fronte a una comunità penitenziaria matura. La vigilanza dinamica, la misura in sé e l'idea che la sottende, non sono in alcun modo in discussione».
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