Vita di città

Impianto termico a biomasse, si oppone Legambiente Trani

Tutti i numeri della contestazione del circolo ambientalista

«Siamo rammaricati di dover ritornare a disquisire energicamente sulla proposta dell'impianto energetico a biomasse oleose (inceneritore) sul territorio di Trani, ma in questa città anestetizzata da un'atmosfera patologicamente accondiscendente, siamo orgogliosi di essere l'unica nota stonata. Ovviamente, siamo altrettanto consapevoli che qualora l'impianto in questione dovesse essere realizzato rilasciando macroscopiche ed insane contaminazioni ambientali, gran parte dei cittadini tranesi saranno concordi nel dire che non si è fatto abbastanza per impedire il danno e che la Legambiente è indirettamente responsabile dell'inquinamento. Pertanto faremo d'ora innanzi tutto ciò che è nelle nostre umane possibilità per contrastare l'insano progetto». Il comunicato è del circolo di Trani di Legambiente che ha annunciato di voler contrastare il progetto per la realizzazione di un impianto termico a biomasse oleose sul territorio di Trani.

«Poiché non vogliamo essere tacciati di posizioni preconcette - proseguono i soci di Legambiente - preferiamo far parlare i numeri. La centrale termoelettrica dovrebbe sorgere sulla provinciale Trani-Andria a circa 2.7 Km da Trani, quindi a ridosso dell'abitato ed in una zona commerciale ed industriale ad elevata presenza umana ne che accentua i rischi sanitari. L'impianto in questione non è assolutamente piccolo; dovrebbe, infatti, bruciare 185 tonnellate al giorno di combustibile oleoso (spremitura di olio di palma, colza, jatropha, girasole, brassica) proveniente con navi da regioni extracontinentali che dovrebbero attraccare nel porto di Barletta.

185 tonnellate di combustibile al giorno sono equivalenti a circa 187.000 litri di carburante con cui si potrebbero rifornire quotidianamente i serbatoi di 3730 automobili (50 litri a veicolo). Considerando il potenziale impatto delle emissioni, è come se le strade di Trani fossero invase giornalmente da oltre 300 veicoli che circolano per strada ininterrottamente sino ad esaurimento del carburante che ne riempie i serbatoi. La stessa Green Energy negli atti progettuali prevede che l'impianto energetico sia dotato di serbatoi (4 silos cilindrici alti 10 m e del diametro di 160m) per lo stoccaggio di 8000 tonnellate di biocombustibile che si esaurirebbe in 43 giorni. Per avere un'idea di tale quantitativo si deve pensare, in termini di volumi equivalenti, ad un'area di 4000 mq, grande cioè come un campo di calcio, sommersa da combustibile per uno spessore di 2 metri. Tale combustibile costituirebbe una presenza inquietante e permanente che andrebbe rialimentata costantemente con periodicità massima di 43 giorni.

I soli camion (autocisterne) che trasporterebbero il combustibile dal porto di Barletta all'inceneritore avrebbero un impatto ambientale mostruoso: si tratterebbe di 400 viaggi equivalenti (20000 litri a camion) andata e ritorno per 12 Km da ripetersi con periodicità massima di 43 giorni. Per quel che attiene l'impianto sono previste due ciminiere dall'alto impatto visivo ed emissivo, alte 30 metri (un palazzo di 10 piani), del diametro di 1.60 m. Le emissioni valutate dalla stessa azienda proponente in maniera preventiva sarebbero formate da polveri, ossidi di azoto,monossido di carbonio, biossido di zolfo, biossido di azoto, particolato PM10, piombo, ed avrebbero due nuclei di massima concentrazione disposti sull'asse della provinciale Andria-Trani: uno verso Andria e l'altro proprio sulla periferia di Trani centrando in pieno il distretto scolastico formato da Liceo Scientifico, Istituto Tecnico Commerciale e Scuola per l'infanzia.

Potremmo aggiungere molto altro sugli impatti ambientali sulla nostra città ma sottolineiamo soprattutto l'immane disastro ambientale che la produzione di biocombustibile sta producendo nei paesi del Sud del Mondo. L'inceneritore di Trani, da solo, contribuirebbe al disboscamento ed alla coltivazione di circa 35000 ettari = 350 kmq di coltivazioni di palma o simili con tutti gli imbatti ambientali connessi alla coltivazione delle biomasse vegetali, al trasporto delle navi, ai fitofarmaci, ecc. Concludiamo soffermandoci su due aspetti che rischiano di essere sottoposti agli organi della magistratura. L'iter autorizzativo che sta seguendo l'azienda proponente è 'anomalo' poiché l'impianto, di potenza energetica termica di 72 MW, ben maggiore dei 50 MW previsti dalla normativa vigente, andrebbe sottoposto ad A.I.A.-I.P.P.C. (Autorizzazione Integrata Ambientale), con metodi, atti progettuali e tempi ben diversi da quelli predisposti dalla Green Energy Solutions s.r.l.

L'altra questione è di ordine urbanistico ed attiene la destinazione agricola di gran parte dei terreni su cui ricadrebbe l'impianto industriale (centrale energetica). Appare evidente che la variante al P.U.G. con il passaggio in sede di consiglio comunale sarebbe obbligatoria per un impianto di tale entità. La realizzazione dell'impianto non è solo una questione tecnica bensì sociale, sanitaria ed economica: ci sorge spontanea la domanda attinente gli eventuali vantaggi che la popolazione tranese riceverebbe. In altri termini: i vantaggi economici che ne trarrebbero i pochi soggetti proponenti sono da soli sufficienti a giustificare il rischio ambientale e sanitario che subirebbe l'intera popolazione tranese unitamente a quella delle città limitrofe? Ai numerosi sagaci cittadini che pullulano in città chiediamo di rispondere».
  • Legambiente
  • Centrale a biomasse
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