Marco Gambardella, Franco Cassano, Chiara Spagnolo e Renato Nitti. <span>Foto Adriana Fabrizio</span>
Marco Gambardella, Franco Cassano, Chiara Spagnolo e Renato Nitti. Foto Adriana Fabrizio
Eventi e cultura

L'idea che non muore. A difesa della Costituzione: a Palazzo Beltrani un incontro per le ragioni del no al referendum

L'incontro organizzato da Libera, Movimento Agende Rosse e Comitato Giusto Dire NO

Il dialogo tra istituzioni e cittadini è entrato nel vivo in questi ultimi giorni di campagna referendaria. L'importanza di informarsi si fa sempre più impellente, così come l'urgenza di informare da parte di chi è addetto ai lavori per una riforma estremamente tecnica.
Nella serata di ieri Palazzo Beltrani ha ospitato un confronto sulle ragioni del NO, che ha visto protagonisti professionisti di altissimo profilo: l'incontro voluto da "Libera" ha coinvolto il Procuratore Capo presso il Tribunale di Trani, il dottor Renato Nitti e il Presidente della Corte d'appello di Bari, il dottor Francesco Cassano, che hanno dialogato con la giornalista di "Repubblica" Chiara Spagnolo.
L'introduzione è stata affidata al sostituto procuratore Marco Gambardella, che ha letto un discorso di Salvatore Borsellino, non presente per problemi personali all'incontro. Le parole di Borsellino sono forti, nette ed esprimono lo sdegno per un sistema che ha permesso il compimento di grandi ingiustizie nel nostro paese. Il timore più grande del fratello del magistrato scomparso per mano della mafia siciliana è che questa riforma porti a compimento ciò che voleva a suo tempo Licio Gelli.
Dopo la fervente introduzione lasciata alle parole di Salvatore Borsellino, il dottor Nitti ha spiegato il metodo di questa riforma e della sua campagna referendaria. "Ci sono delle anomalie che nel dibattito stanno venendo fuori" ha affermato Nitti. Un'altra problematica sottolineata dal Procuratore Capo è che il testo è arrivato bloccato in Parlamento, senza possibilità di modifica. Il referendum, inoltre, è stato accelerato, secondo i sostenitori del NO, per non consentire ai cittadini di arrivare sufficientemente preparati alle votazioni.
La campagna referendaria, oltretutto, è stata costellata da fake news, con una forte limitazione del dibattito pubblico e l'incitazione all'utilizzo del sistema clientelare da parte di alcuni esponenti politici; Nitti, inoltre, ricorda che durante queste votazioni gli studenti fuori sede non potranno votare nella città in cui risiedono per motivi di studio.
"In quale direzione va l'insieme delle riforme?" si chiede il Procuratore, osservando che questo non è altro che un lasciapassare per altre riforme sul processo penale, sulla responsabilità penale e sull'assetto della magistratura.
"Non basta dire che pm e giudice svolgano funzioni separate. Con questa riforma si vogliono due CSM e due carriere distinte"- sostiene Nitti - "Si insinua che il giudice dia ragione al pm perché sono colleghi". E allora, essere colleghi condiziona i magistrati? "Il giudice, tuttavia, decide secondo la sua professionalità, ragione per cui", afferma il dottor Nitti, "non avrebbe senso affermare che decida in favore delle richieste del pubblico ministero per il solo fatto di essere colleghi." Gli esempi sono tanti: dalle misure cautelari, che possono essere riesaminate più volte e da giudici diversi, fino al paradosso dei processi di fronte al giudice di pace, dove difensore, pm e giudice sono tutti e tre avvocati.
Il dottor Nitti ha anche smontato le similitudini del triangolo e della squadra di calcio con il giudice come arbitro, visto che non è vero che pubblici ministeri e avvocati sono sullo stesso livello; il giudice può disporre dei mezzi di prova e il pm deve trovare prove a carico e a discarico dell'impatto; sono delle circostanze che non possono essere taciute.
Un altra fake news di cui Nitti ha parlato è quella delle 1000 ingiuste detenzione, decostruendo la notizia grazie alle fonti ufficiali del Ministero, che certificano numeri molto diversi.
Il Presidente Cassano ha, invece, fatto una riflessione sul controllo della magistratura: il potere politico può condizionare tantissimo i magistrati attraverso nomine e trasferimenti, e questo è un dato storico.
Il potere disciplinare permette di controllare i magistrati, osserva Cassano, per esempio decidendo quali reati i pm possono perseguire. Cassano ricorda anche le origini del CSM, inventato da Mortara. Il Consiglio Superiore della Magistratura fu una grande innovazione ma venne realizzato solo nel 1959, proprio perché era un organo che sottraeva potere al Ministro della Giustizia.
Il CSM, tuttavia, non fu l'unica rivoluzione: grazie alla Costituzione, chiunque poté studiare diritto e diventare magistrato. L'idea che non muore, allora è proprio questa: tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e i giudici sono imparziali. I "pretori d'assalto", come venivano chiamati all'epoca, iniziarono a indagare sui politici, mettendo davvero tutti i cittadini sullo stesso piano.
E dunque, oggi, come si ottiene il controllo della magistratura? Apparentemente con questa riforma, afferma il dottor Cassano, non cambia nulla, perché rimane tutto come prima. Tuttavia, c'è il sorteggio che spoglia i magistrati del potere di eleggere i propri rappresentanti.
Cassano ha chiuso il suo discorso ricordando che questa riforma, in un contesto geopolitico difficile come il nostro, rende i magistrati ancora più vulnerabili, delegittimandoli.
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