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Vita di città

La famiglia sfrattata protesta, al Comune di Trani è di scena la disperazione

L’assessore Ciliento: «Avevo solo detto di ripassare domani mattina»

Batte il sole attraverso le vetrate della sala che ospita al Comune di Trani una riunione delle RSU, i rappresentanti sindacali del personale del nostro Municpio; sono da poco passate le 18,00, quando scoppia il "dramma". Il padre di famiglia, che staziona da quindici giorni a Palazzo di Città coi suoi congiunti, la moglie e tre figli di tre, otto e diciannove anni, fa irruzione nella sala dove sono riuniti gli impiegati.

Un testimone ci parla di urla strazianti e di sedie gettate all'aria, così come la sua mobilia e di richiesta d'intervento della Polizia, che poi sarà lo stesso assessore Ciliento a chiamare. L'antefatto nasce infatti proprio davanti all'ufficio di Debora Ciliento, assessore ai Servizi sociali che, dieci minuti dopo le 18,00, stava lasciando il suo posto di lavoro. In quel momento l'uomo, secondo quanto ci ha raccontato l'assessore, l'avvicinava per cercare di essere ricevuto e per trovare una soluzione quanto prima per il suo caso. La famiglia chiede al Comune di trovarle una casa, sostanzialmente.

L'uomo è sudato ed ha il viso tirato, così nel primo incontro con l'assessore, quanto e ancor di più, durante l'irruzione nella sala della riunione. Quando arriva davanti agli impiegati è reduce dall'incontro con la Ciliento e la sua disperazione è amplificata dal fatto che l'assessore gli ha detto che: "Non poteva ricevermi". Abbiamo contattato Debora Ciliento per chiedere lumi e ci spiegato che: "Avevo un urgente problema familiare – la mamma era ricoverata nda- e dovevo in fretta lasciare l'ufficio. Avevo però detto all'uomo che lo avrei ricevuto senza problemi domani mattina – oggi per chi legge, nda".

ntanto però la situazione sfuggiva di mano: intervenivano prima i vigili, poi la Polizia, come detto, ed infine un'autoambulanza per soccorrere la figlia maggiore, che avvertiva un malore. I Vigili chiedevano all'assessore Ciliento se volesse intervenire in seconda battuta, dopo quello che era successo, ma lei stessa ci riferiva che, scossa dall'accaduto, non era in grado in quel momento di fronteggiare fisicamente una situazione tanto drammatica e ribadiva che avrebbe nuovamente ricevuto il mattino dopo il padre di famiglia.

In verità, dopo che le acque si sono calmate, l'assessore ci spiegava, da noi raggiunta telefonicamente ore dopo, che si è cercato di fare di tutto per andare incontro a questa famiglia: prima i contatti con agenzie immobiliari di Trani, Barletta e Bisceglie, anche se l'uomo aveva poi fatto sapere dell'impossibilità di spostarsi fuori Trani. Ad ogni modo non si trovavano soluzioni alla portata del budget sia della famiglia, sia della stessa amministrazione, che per somme limitate, potrebbe far fronte alla collaborazione nel pagamento dell'affitto, minimo per i primi sei mesi. Ma fino a 250, 300 euro mensili non si era trovato nulla. E' anche vero che negli ultimi anni il mercato immobiliare relativo a quote d'affitto medio- basse, si è molto ristretto. Molte piccole locazioni che una volta si prestavano a questo genere di utenza in difficoltà, non esistono più: in molti casi sono state utilizzate come bed & breakfast, ad esempio, come ci spiega un esperto del mercato immobiliare che abbiamo contattato.

C'è poi da dire, come ci ricorda lo stesso assessore, che molti proprietari, dopo i precedenti vissuti, non vogliono affittare a famiglie in difficoltà, in quanto nel passato, dopo aver ricevuto le prime mensilità, magari anche con l'ausilio del Comune, non avevano più ottenuto il regolare affitto, con lunghi periodi di morosità e mandare via l'inquilino moroso diventa impresa ardua. Pochi giorni fa l'assessore Ciliento aveva pure rivolto un appello sui social, per cercare qualche persona di buona volontà, che potesse andare incontro a questa famiglia, ma niente da fare. Al momento la situazione resta critica, perché casi del genere si stanno moltiplicando. Spesso le cattive condizioni di salute del capofamiglia, non permettono a quest'ultimo di accettare un lavoro (al protagonista della protesta di ieri- ci ricorda l'assessore- era stato offerto, da un privato, un lavoro di lavapiatti, ma non l'aveva potuto accettare per problemi di salute appunto).

Alla nostra richiesta finale su quale possa essere una ricerca di soluzione più ampia e non "sintomatica", per dirla in gergo medico, cioè solo quando avvengono episodi del genere, l'assessore non ha dubbi: "Stiamo lavorando alla possibilità di accedere a bandi per ottenere finanziamenti da destinare esclusivamente ad una "cassa" rivolta al contributo dell'amministrazione in casi come questi, per ampliare la capacità di aiuto per famiglie in difficoltà. E' un percorso già avviato e faremo di tutto per portarlo a termine".
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