ANGRISANI
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Cronaca

La tragica morte di Vincenza Angrisani: un "delitto imperfetto" premeditato da giorni?

La ricostruzione del Gip Lucia Anna Altamura nell'ordinanza dell'applicazione della misura cautelare in carcere di Luigi Lionetti

Con un lutto che dovremmo portare in petto - come si usava un tempo - per una donna di casa nostra che voleva soltanto vivere, lavorare e crescere i suoi adorati figli."Non mi interessa aiutarla, venite qui, sono stato io": sono agghiaccianti i contenuti nella ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti di Luigi Lionetti emessa dal Giudice per le lndagini Preliminari del tribunale di Trani, Anna Lucia Altamura.

La GIP, nell'ordinanza, ha ricostruito i drammatici minuti della morte di Vincenza Angrisani e ha aggiunto che Luigi nelle sue dichiarazioni ha affermato che il pensiero di uccidere la donna era entrata giorno dopo giorno sempre di più dentro di lui. Restava solo decidere come, forse mentre dormiva, forse mentre riposava sul divano, forse - come accaduto - sulla soglia del bagno, dopo aver saputo delle intenzioni della moglie di trasferirsi in un'altra casa. Se si possa chiamare premeditazione lo stabilirà il Tribunale: quel che è certo è che la scelta del coltello più affilato, l'attesa del momento buono per prenderla alle spalle con inaudita ferocia, cogliendo l'occasione di un rientro a casa imprevisto e veloce, danno l'impressione di un delitto meditato, stabilito, quasi inevitabile.

Una ferocia spietata non solo nei confronti della moglie ma perfino nei confronti dei due bambini, che sapeva bene stavano assistendo- dietro una porta socchiusa, pare ma che differenza fa ? - a un evento tragico che li avrebbe segnati per tutta la vita, che avrebbe ucciso per sempre una parte di loro, avrebbe ferito a morte la loro infanzia, già provata evidentemente da tanti litigi e tensioni: "Zia, papà ha pugnalato mamma, ha ucciso mamma ", avrebbe detto il più grande di 11 anni, chiamando la sorella della sua mamma. Undici anni, un bambino che immaginiamo abbia cercato di proteggere dall'orrore il fratellino di sei, due bambini che ora vivono il delitto della propria mamma commesso dal proprio papà.

Una scena che abbiamo visto in trame di di film tragici e che invece vede protagonista la cara Vincenza - che aveva origini anche a Trani e che ora riposa nel cimitero di Barletta - e dei due bambini, soltanto perché lei aveva deciso che quella unione non aveva più senso di essere, che era giunto il momento di trovare un altro alloggio per sé e per i propri figli, in una nuova dimensione per poter continuare a crescerli in serenità lavorando come la professionista che tutti ricordano.

Parcheggiata sotto la villetta c'è ancora la macchina di Enza, auto che di lì a pochi giorni sarebbe stata sostituita con un mezzo fornito dalla ditta per cui lavorava, come premio per i suoi risultati sul lavoro.

Negli stessi giorni in cui veniva trovato il corpo senza vita di Giulia Cecchettin, massacrata fondamentalmente per le stesse ragioni dal suo ex ragazzo, dopo essere ricorsa al pronto soccorso perché il marito aveva "alzato le mani " su di lei, (come racconta nell'audio che è stato diffuso anche nei telegiornali e in trasmissioni come "La vita in diretta"), avrebbe potuto immaginare - o dovuto - pensare che di lì a pochi giorni la stessa sorte, lo stesso destino avrebbe colpito anche lei? Che neanche un attimo avrebbe dovuto più prestare a quel marito che era diventato il suo nemico?

In una cronaca che vede sempre più protagoniste persone "normali" trasformarsi in efferati assassini, questo interrogativo, anche al minimo segnale, dovrebbero porsero davvero tutte le donne. Ma proprio tutte. Con un lutto che dovremmo portare in petto - come si usava un tempo - per una donna di casa nostra che voleva soltanto vivere, lavorare e crescere i suoi adorati figli.


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