
Vita di città
Mondiali di calcio, come Trani sostiene gli azzurri e sogna la Coppa
La città è piena di bandiere e per novanta minuti si dimenticheranno i problemi
Trani - venerdì 20 giugno 2014
7.35
Non pensava sicuramente alla città di Trani il duo Nannini-Bennato quando scrisse la colonna sonora del sogno azzurro ai mondiali '90, quelli persi, in casa nostra. Non ha pensato ai tranesi Giuliano Sangiorgi quando nel suo "amore così grande" guarda negli occhi e nel cuore l'Italia che si accende. Eppure anche Trani ha "il vento che accarezza le bandiere" che sventolano ai balconi, in ogni zona della città impazza l'azzurro con la speranza, ancora una volta, dopo otto anni, di scendere in Piazza e gridare di gioia per la vittoria. Dalla zona Pozzo Piano, alla Zona Sant'Angelo, dalla centralissima sede degli Irascibili con la loro maglia gigante, al bandierone di Via Andria, anche Trani respira l'aria mondiale, vive il sogno insieme a milioni di italiani.
Nonostante il tripudio del tricolore in città, saranno stati i dubbi sulla formazione, sarà che forse è meglio "andarci con i piedi di piombo" anche dopo il mach d'esordio contro l'Inghilterra, sarà stato l'orario notturno, fatto sta che dopo la vittoria sugli inglesi (2-1) i tranesi non hanno festeggiato come ci si aspettava. Solo qualche trombetta di quel tifoso che alle tre di notte aveva ancora negli occhi la rasoiata di Marchisio o il preciso colpo di testa di Balotelli. Sembrava una notte come le altre in città, anche se l'esordio della Nazionale al Mondiale dei Mondiali non è un esordio come gli altri. Oppure sarà che anche quest'anno l'Italia non parte da favorita, c'è un' aria di scetticismo tra i tranesi, proprio come accadde ai Mondiali 2006, lì dove contro i tedeschi prima e contro i francesi dopo vincemmo, stravincemmo e sollevammo la Grande Coppa, da sfavoriti. Riempimmo le strade della città di bandiere, sorrisi, lacrime, gioia e clacson impazziti. Quest'anno l'uscita delle furie rosse spagnole dai gironi mondiali, le favoritissime alla vittoria, e la fine del tiki taka, forse, possono rianimare tutti, tranesi compresi, e possono infondere la speranza che "l'Italia può farcela".
La partita di stasera, contro la Costa Rica, si giocherà alle ore 18 italiane, un orario comodo anche per i tranesi che, chiusi nei bar, rinchiusi nelle loro case con magliette e cappellini sul loro divano tiferanno gli azzurri. E al diavolo per 90 minuti i dubbi sulla Giunta, sui nomi di palpabili assessori che si rincorrono, campane delle chiese che danno fastidio o tutti i problemi di cui la città pullula. Ci si dimenticherà della corsa alle poltrone, del lavoro che manca e delle strade dissestate. Per 90 minuti i tranesi si dimenticheranno di Riserbato, dell'opposizione, di comunicati e cose varie. Uniti (e poi dicono che il calcio non serve), abbracciati di fronte ai maxi schermo che molti locali della città mettono a disposizione, tutti insieme per tifare l'Italia. Ed è giusto così. Almeno per 90 minuti.
Nonostante il tripudio del tricolore in città, saranno stati i dubbi sulla formazione, sarà che forse è meglio "andarci con i piedi di piombo" anche dopo il mach d'esordio contro l'Inghilterra, sarà stato l'orario notturno, fatto sta che dopo la vittoria sugli inglesi (2-1) i tranesi non hanno festeggiato come ci si aspettava. Solo qualche trombetta di quel tifoso che alle tre di notte aveva ancora negli occhi la rasoiata di Marchisio o il preciso colpo di testa di Balotelli. Sembrava una notte come le altre in città, anche se l'esordio della Nazionale al Mondiale dei Mondiali non è un esordio come gli altri. Oppure sarà che anche quest'anno l'Italia non parte da favorita, c'è un' aria di scetticismo tra i tranesi, proprio come accadde ai Mondiali 2006, lì dove contro i tedeschi prima e contro i francesi dopo vincemmo, stravincemmo e sollevammo la Grande Coppa, da sfavoriti. Riempimmo le strade della città di bandiere, sorrisi, lacrime, gioia e clacson impazziti. Quest'anno l'uscita delle furie rosse spagnole dai gironi mondiali, le favoritissime alla vittoria, e la fine del tiki taka, forse, possono rianimare tutti, tranesi compresi, e possono infondere la speranza che "l'Italia può farcela".
La partita di stasera, contro la Costa Rica, si giocherà alle ore 18 italiane, un orario comodo anche per i tranesi che, chiusi nei bar, rinchiusi nelle loro case con magliette e cappellini sul loro divano tiferanno gli azzurri. E al diavolo per 90 minuti i dubbi sulla Giunta, sui nomi di palpabili assessori che si rincorrono, campane delle chiese che danno fastidio o tutti i problemi di cui la città pullula. Ci si dimenticherà della corsa alle poltrone, del lavoro che manca e delle strade dissestate. Per 90 minuti i tranesi si dimenticheranno di Riserbato, dell'opposizione, di comunicati e cose varie. Uniti (e poi dicono che il calcio non serve), abbracciati di fronte ai maxi schermo che molti locali della città mettono a disposizione, tutti insieme per tifare l'Italia. Ed è giusto così. Almeno per 90 minuti.








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