
Cronaca
Morte dello chef Raffaele Casale, rimosso da ignoti il manifesto affisso sul luogo dell'incidente
Papà Felice: «La giustizia sta incominciando a colpire i sospettati»
Trani - venerdì 4 febbraio 2022
10.17
Ancora un affronto, l'ennesimo, nei confronti della famiglia Casale. Il signor Felice, papà dello chef Raffaele scomparso il 16 agosto 2017 a seguito di un incidente stradale in via Martiri di Palermo, ha sporto in data 3 febbraio una formale denuncia contro ignoti presso il Commissariato di Nola (Comune nel quale risiede): nei giorni scorsi, lo stesso recatosi sul luogo dell'incidente ha constatato l'assenza del telone/manifesto con la dicitura "Verità e giustizia per Raffaele Casale - basta bugie, omissioni e omertà - 16.8.2017", affisso dalla famiglia della vittima ad agosto scorso in occasione del quarto anniversario di morte del giovane, in opposizione alla seconda richiesta di archiviazione da parte della Procura di Trani.
Il manifesto era stato affisso con delle fascette poste ai 16 occhielli del telone «significando - si legge nel verbale redatto presso il Comando di Polizia - che lo stesso poteva essere solo asportato tranciando le fascette e non strappandole. Preciso che il telone/manifesto veniva affisso alla rete di recinzione previa autorizzazione al proprietario, il quale ricontattato in seguito mi rassicurava che non si sarebbe mai permesso di compiere quel ignobile gesto».
«Quest'ultimo affronto è la prova che la giustizia - confessa il signor Felice alla redazione di Traniviva - sta incominciando a colpire i sospettati e finora ignoti che si sono resi responsabili della morte di mio figlio. Io non ho più niente da perdere e continuerò a affiggere striscioni».
Il 28 dicembre, infatti, il Giudice per le indagini preliminari ha deciso di riaprire le indagini, rigettando la richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero. In particolare, il pm Lucia Anna Altamura, esaminati gli atti del procedimento penale, ha richiesto nuove perizie sulla moto guidata dalla vittima la sera del tragico incidente e sull'auto della donna, unica indagata, presente la sera dell'incidente.
In questi quattro anni del resto famiglia si è trovata spesso a far i conti contro la crudeltà da parte di chi ha deciso più di una volta di profanare, per motivi tuttora sconosciuti, l'altarino sul luogo dell'incidente. Per la famiglia Casale dietro questi gesti si celerebbero le persone (direttamente o indirettamente) coinvolte con la morte del giovane chef.
Il manifesto era stato affisso con delle fascette poste ai 16 occhielli del telone «significando - si legge nel verbale redatto presso il Comando di Polizia - che lo stesso poteva essere solo asportato tranciando le fascette e non strappandole. Preciso che il telone/manifesto veniva affisso alla rete di recinzione previa autorizzazione al proprietario, il quale ricontattato in seguito mi rassicurava che non si sarebbe mai permesso di compiere quel ignobile gesto».
«Quest'ultimo affronto è la prova che la giustizia - confessa il signor Felice alla redazione di Traniviva - sta incominciando a colpire i sospettati e finora ignoti che si sono resi responsabili della morte di mio figlio. Io non ho più niente da perdere e continuerò a affiggere striscioni».
Il 28 dicembre, infatti, il Giudice per le indagini preliminari ha deciso di riaprire le indagini, rigettando la richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero. In particolare, il pm Lucia Anna Altamura, esaminati gli atti del procedimento penale, ha richiesto nuove perizie sulla moto guidata dalla vittima la sera del tragico incidente e sull'auto della donna, unica indagata, presente la sera dell'incidente.
In questi quattro anni del resto famiglia si è trovata spesso a far i conti contro la crudeltà da parte di chi ha deciso più di una volta di profanare, per motivi tuttora sconosciuti, l'altarino sul luogo dell'incidente. Per la famiglia Casale dietro questi gesti si celerebbero le persone (direttamente o indirettamente) coinvolte con la morte del giovane chef.


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