Made in carcere
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Promuovere l’attività lavorativa in carcere, ottimo riscontro

A Trani i detenuti si sono dedicati alla produzione di taralli

Nel 2003 il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha avviato un progetto sperimentale in dieci istituti penitenziari italiani. Tre le carceri di Siracusa, Ragusa, Rebibbia circondariale, Rebibbia reclusione, Torino, Milano-Bollate, Padova e Ivrea, spicca anche il recentemente "ambito" carcere di Trani. Il progetto è nato per promuovere l'attività lavorativa in carcere, attraverso la ristrutturazione delle cucine e l'affidamento della gestione ad alcune cooperative sociali, con il compito di formare professionalmente i detenuti.

Gli "ospiti" sono assunti con paga regolare dalle cooperative, usufruiscono di periodi di formazione ed hanno a loro disposizione professionisti del settore. Anno dopo anno, i risultati del progetto sono stati giudicati molto positivi. In alcuni casi è stato possibile assistere alla nascita di una vera e propria realtà imprenditoriale. A Trani, infatti, i detenuti si sono dedicati alla produzione di taralli, raccogliendo, senza difficoltà, l'apprezzamento di consumatori esterni.

Un grande progetto con grandi obiettivi. Alla base della sperimentazione vi è l'idea che, anche nella nostra città, l'impiego dei detenuti in attività lavorative possa aumentare le loro possibilità di reinserimento nella società ed eventualmente abbattere l'eventualità di recidiva. Nonostante i riscontri molto positivi e una proroga che ha rimandato il termine dell'attività di qualche mese, la chiusura della sperimentazione è prevista per il 15 gennaio, con il ritorno della gestione delle cucine all'amministrazione penitenziaria.

In vista dell'immininente scadenza, i deputati Rossomando, Amoddio, Sorial e Iacono hanno chiesto al ministro della giustizia «quali iniziative intende avviare per dare continuità all'esperienza del progetto, anche con forme di finanziamento diverse da quelle adottate finora, al fine di non vanificare gli importanti risultati fin qui ottenuti negli istituti penitenziari interessati».

Ma lasciamo parlare i numeri. Il lavoro dei detenuti è passato dal 20,87 per cento del 2011, al 26,25 per cento del 2014. Un piccolo, grande traguardo raggiunto anche grazie al contributo del carcere di Trani.
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