Blatta a Bolgheri
Blatta a Bolgheri
Dardo

Una blatta a Bolgheri, i vincitori del contest di Dardo

Si tratta di Alessio Vaccari e Sara Salvatori

I vincitori del primo contest fotografico di Dardo sono: Alessio Vaccari e Sara Salvatori con i piccoli Guido e Violetta. Il premio è un disegno di Dardo che sarà inviato alla famiglia Vaccari - Salvatori.

L'opera premiata raffigura la nostra blatta di paese che sconfina e si ritrova in Toscana, precisamente nel viale dei cipressi di Bolgheri.

Il viale dei Cipressi è una strada che si estende da ovest a est nel comune di Castagneto Carducci, nel cuore della Maremma livornese.

La strada, classificata come strada provinciale 16d SP 39-Bolgheri, è lunga quasi cinque chilometri e collega l'oratorio di San Guido, che sorge lungo la via Aurelia, allo scenografico centro storico di Bolgheri, dominato dalla mole del castello. Il viale si presenta come un lunghissimo rettilineo, chiuso ed ombreggiato su entrambe le sponde laterali da una fila di fittissimi cipressi secolari, che taglia in due la campagna maremmana, ricchissima in questa zona di viti ed ulivi.

…"I cipressi che a Bolgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti,
Mi balzarono incontro e mi guardar."…
Così inizia l'ode Davanti a San Guido, pubblicata nelle Rime Nuove (libro V) dal poeta e scrittore Giosuè Carducci, primo autore italiano a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1906.

Quando penso alla Toscana e ai luoghi vicino a Bolgheri, il collegamento è immediato a Pinocchio di Carlo Collodi e nel mondo della grafica e del cinema a "Pinocchio" di Mattotti e D'alò del 2012.
Qui un estratto della presentazione del film al Lucca Comics, qui il trailer. Credo che l'arte sia fatta di richiami e contaminazioni continue, come non ricordare il contributo di Lucio Dalla in questa splendida collaborazione.

In ultimo visto che abbiamo parlato di Mattotti credo sia un bene concludere con l'ultimo manifesto dellla 90ª Mostra del cinema di Venezia.L'immagine raffigura «una leonessa che si libra in alto e ci porge questo anniversario, il 90°» spiega Lorenzo Mattotti.

«Sono 90 gli anni dalla prima edizione della Mostra e per questo abbiamo voluto che l'immagine avesse delle linee classiche, così come classica è stata la scelta del fondo oro. Il colore oro è anche un riferimento ai manifesti dei primi decenni del Novecento. La Mostra è sempre stata classica, ma anche provocatoria. Qui il leone, simbolo di potere e forza, si è trasformato in una leonessa, che ha in sé eleganza e creatività. Dopo 90 anni, il leone di Venezia, simbolo della Mostra, è ora diventato una leonessa che vola attraverso la storia con energia e leggerezza, simbolo di speranza, lontano dall'aggressività e dalla ferocia.»
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