Francesca Onesti, Andrea Roselli, Giuseppe Papagno, Mario Fucci. <span>Foto Adriana Fabrizio</span>
Francesca Onesti, Andrea Roselli, Giuseppe Papagno, Mario Fucci. Foto Adriana Fabrizio
Eventi e cultura

Architettura e il benessere: a Trani il secondo appuntamento del Rotary Educational

Un incontro voluto dal Rotary Club di Trani per parlare della stretta connessione tra architettura e salute

Nella serata di ieri, presso la biblioteca "Giovanni Bovio", ha avuto luogo il secondo appuntamento del progetto Rotary Educational, voluto dal presidente del Rotary Club di Trani, dott. Giuseppe Papagno. Il progetto, che comprende una vastità di settori della cultura e delle scienze, ha come target soprattutto i giovani, ma anche per questo secondo incontro, grazie alle tematiche di ampio respiro, erano presenti anche cittadini e non solo ragazzi delle scuole.
Ieri sera si è parlato della correlazione tra il benessere e l'architettura, con dei relatori di alto livello come gli architetti Francesca Onesti, presidente della Commissione pari opportunità dell'ordine degli Architetti della provincia BAT, Dario Natalicchio e il presidente dello stesso Ordine, Andrea Roselli. Erano presenti, oltre alle autorità rotariane e rotaractiane, anche l'assessore alle culture Lucia De Mari e il consigliere Pasquale De Toma.
L'architetto Andrea Roselli ha aperto il dibattito con un interrogativo: "perché costruire?"
L'uomo, nelle diverse epoche ha costruito per diversi motivi: le opere in passato portavano bellezza e rappresentavano il potere di chi le commissionava. Oggi, invece, esiste l'urbanistica. Nel dopoguerra, ha osservato Roselli, le campagne si sono spopolate e i servizi si sono accentrati nelle città. Si sono creati, quindi, i cosiddetti "quartieri dormitorio", caratterizzati dalla totale assenza di servizi, ma solo dalla presenza di schiere di palazzi che ospitavano degli alloggi per famiglie. Questo ha portato alla desertificazione sociale, con persone sempre più isolate, senza luoghi di ritrovo, ma anche a una desertificazione urbana diversa: la vita e la socialità si ha solo in determinati orari, che coincidono con gli orari lavorativi; questo tipo di socialità è quella tipica dei grandi centri commerciali. Infine Andrea Roselli ha anche ricordato Carlos Moreno che ha proposto la "città dei 15 minuti": una città che prevede in qualunque quartiere la possibilità di raggiungere ogni servizio nel tempo massimo di 15 minuti, trasformando i quartieri dormitorio in nuove Agorà.
Di Agorà ha parlato anche Francesca Onesti, docente presso il liceo scientifico "Valdemaro Vecchi" di Trani, portando il pubblico in un viaggio che parte dalle antiche città greche fino alla città ideale rinascimentale, simbolo del genio umano. La professoressa ha fatto anche delle incursioni nella cosiddetta "Architettura spontanea", portando come esempi i trulli, e la città di Matera. L'architettura spontanea è quella non invasiva, che non si impone con prepotenza sul territorio ma lo rispetta e lo valorizza, rendendo la vita dell'uomo più piacevole e salutare. Proprio la salute è un elemento fondamentale di cui un architetto, ad oggi, deve tener conto: la salute dell'uomo passa per l'architettura, intesa non solo come costruzioni architettoniche, ma anche come cura del verde, creazione di nube piazze, recupero e conservazione del passato, una riflessione che è stata anche ribadito dal presidente del Rotary Club tranese.
Ha concluso il dibattito l'architetto Dario Natalicchio, che ha raccontato la genesi e la realizzazione della Parrocchia di San Magno,di cui è stato l'ideatore. Fortemente voluta per un quartiere privo di punti di riferimento per i residenti come il quartiere "Stadio", la Chiesa di San Magno è un capolavoro di pensiero filosofico, genio artistico ed esperienza tecnica. Natalicchio ha, infatti, pensato ad ogni minimo dettaglio della parrocchia, giungendo ad una perfetta sintesi fra esigenze liturgiche, bellezza ed efficienza tecnica, trasformando un lotto totalmente anonimo in qualcosa di riconoscibile e unico nel suo genere; il perfetto connubio tra esigenze urbanistiche, tradizione liturgica e rispetto per la memoria storica.
Il messaggio lanciato dai relatori è dunque questo: l'architettura fa parte della nostra esperienza; è un mezzo di sopravvivenza (costruiamo palazzi, banalmente, per avere un tetto sulla testa), ma anche di trasmissione della bellezza e dei pensieri più sopraffini della mente umana, che possono concepire un palazzo brutto in un quartiere dormitorio, quanto la Reggia di Caserta. Architettura non è solo tecnica ma è arte e risente tantissimo della componente emotiva, creativa e artistica dell'architetto, che diviene fautore di un benessere collettivo, legato al luogo in cui vice.
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