
Politica
Caos dimissioni, un altro passo verso il commissariamento
E intanto della "maggioranza" ancora nessuna notizia
Trani - martedì 6 gennaio 2015
7.35
Rimangono pochi margini di manovra a questa amministrazione. Con le dimissioni, giunte nella giornata di ieri, degli assessori Suzzi e Todisco, restano solo cinque gli elementi attivi in giunta: accanto a Capurso, al momento sindaco facente funzione, ci sono Sotero e Uva, espressioni di Forza Italia, e Mauro e Pappalettera, diretta espressione del sindaco dimissionario Riserbato. Qualora ci fosse un ennesimo passo indietro da parte di un assessore, la giunta verrebbe commissariata.
Sul fronte consiglio comunale, è andata deserta la convocazione della conferenza dei capigruppo: unico a essersi presentato l'indipendente Francesco De Noia. Nonostante questo ennesima prova di immobilismo, il presidente Ferrante sarebbe ancora tenuto a convocare un consiglio comunale pro-surroghe: nulla, però, si sa sull'eventuale data di convocazione. Ma soprattutto, a questo punto, una domanda sorge spontanea: dopo due consigli comunali andati deserti, dopo la convocazione della conferenza dei capigruppo andata deserta, ha ancora senso pensare di convocare un altro consiglio comunale (che probabilmente andrà nuovamente deserto)? Difficile trovare una risposta. Inspiegabile e ingiustificabile il comportamento dei consiglieri comunali del centrodestra tranese (l'attuale maggioranza) che dal 20 dicembre, data in cui è iniziata la vicenda giudiziaria che ha sconvolto il Comune di Trani, non hanno più dato "cenni di vita".
Nel frattempo, sullo stallo tranese, si è pronunciato in maniera esplicita anche l'ex sindaco Giuseppe Tarantini, che ha chiesto chiarezza, sui social network, alle forze di maggioranza: «Benedetto Fucci, Francesco Amoruso, Raffaele Fitto, Massimo Cassano: o dite che ritenete che l'iniziativa della magistratura non è meritevole di determinare l'interruzione dell'amministrazione di Trani, e quindi nessuno deve dimettersi, oppure dite ai consiglieri comunali ed assessori di dimettersi, pena l'esclusione dal partito di appartenenza». Visto il protrarsi dell'immobilismo, una direzione, da parte degli organi provinciali e regionali dei rispettivi movimenti e partiti, andrebbe mostrata ed esplicitata. Si attende ancora, con ansia, il pronunciamento del ministero sulla validità delle dimissioni del primo cittadino. Nel frattempo tutto tace.
Sul fronte consiglio comunale, è andata deserta la convocazione della conferenza dei capigruppo: unico a essersi presentato l'indipendente Francesco De Noia. Nonostante questo ennesima prova di immobilismo, il presidente Ferrante sarebbe ancora tenuto a convocare un consiglio comunale pro-surroghe: nulla, però, si sa sull'eventuale data di convocazione. Ma soprattutto, a questo punto, una domanda sorge spontanea: dopo due consigli comunali andati deserti, dopo la convocazione della conferenza dei capigruppo andata deserta, ha ancora senso pensare di convocare un altro consiglio comunale (che probabilmente andrà nuovamente deserto)? Difficile trovare una risposta. Inspiegabile e ingiustificabile il comportamento dei consiglieri comunali del centrodestra tranese (l'attuale maggioranza) che dal 20 dicembre, data in cui è iniziata la vicenda giudiziaria che ha sconvolto il Comune di Trani, non hanno più dato "cenni di vita".
Nel frattempo, sullo stallo tranese, si è pronunciato in maniera esplicita anche l'ex sindaco Giuseppe Tarantini, che ha chiesto chiarezza, sui social network, alle forze di maggioranza: «Benedetto Fucci, Francesco Amoruso, Raffaele Fitto, Massimo Cassano: o dite che ritenete che l'iniziativa della magistratura non è meritevole di determinare l'interruzione dell'amministrazione di Trani, e quindi nessuno deve dimettersi, oppure dite ai consiglieri comunali ed assessori di dimettersi, pena l'esclusione dal partito di appartenenza». Visto il protrarsi dell'immobilismo, una direzione, da parte degli organi provinciali e regionali dei rispettivi movimenti e partiti, andrebbe mostrata ed esplicitata. Si attende ancora, con ansia, il pronunciamento del ministero sulla validità delle dimissioni del primo cittadino. Nel frattempo tutto tace.
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