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Vita di città

Cuccioli abbandonati, Oipa e Enpa: «Proprio necessaria l'ordinanza?»

Le due associazioni animaliste si lamentano del comportamento degli enti nella vicenda

Tre giorni fa, su queste pagine, avevamo segnalato il caso dei quattro cuccioli abbandonati nei pressi del rifugio San Francesco e della situazione di "stallo" creatasi a causa dell'impossibilità del canile sanitario locale di accogliere e prestare le cure del caso a questi animali. Oggi pubblichiamo un aggiornamento della vicenda, attraverso il comunicato stampa congiunto di Oipa e Enpa, altre due associazioni animaliste operanti in città, che lamentano scarso impegno sulla vicenda da parte degli enti coinvolti.

«Le sezioni Oipa ed Enpa di Trani, attraverso il seguente comunicato, vogliono rappresentare con chiarezza quanto accaduto il 23 luglio, con riferimento ai quattro cuccioli rinvenuti in mattinata dai volontari della Lega Nazionale Del Cane innanzi al locale rifugio, convenzionato col Comune di Trani. Alcuni volontari delle due associazioni, nel tardo pomeriggio della stessa giornata, tramite il gruppo sui social network Tranispia, apprendevano dell'articolo pubblicato sul quotidiano locale Traniviva in merito al rinvenimento di quattro cuccioli da parte dei volontari della locale sezione della Lega Nazionale per la Difesa del Cane nei pressi del rifugio S. Francesco da loro gestito, e convenzionato con il Comune di Trani. Dall'articolo è emerso che il personale del Rifugio segnalava, alla stregua di quanto fatto numerose volte e con diversi mezzi anche dalle scriventi Associazioni e per il quale sono state costantemente attaccate, la situazione di "stallo" creatasi a seguito della saturazione dei posti disponibili presso il locale Canile Sanitario (gestito in affidamento ad una cooperativa, ma di proprietà del Comune di Trani)».

«Difatti - continuano le due associazioni - risulta che nel predetto Canile siano ricoverati oltre 20 soggetti, alcuni dei quali accalappiati oltre un anno fa, nonostante il periodo di quarantena previsto dalla normativa vigente sia di gran lunga inferiore. Tale situazione, che si protrae ormai da diversi anni, deriva anche dalla medesima condizione in cui versa il locale Rifugio San Francesco, anch'esso saturo e senza posti disponibili. È pacifico, quindi, che il canile sanitario andrebbe liberato a mezzo del conferimento dei cani, ormai quarantenati, presso lo stesso Rifugio convenzionato con il Comune, ma ciò non può accadere in quanto lo stesso Rifugio è in sovraffolamento e necessiterebbe di un'apposita autorizzazione comunale all'accoglimento di animali in sovrannumero. È bene precisare che le scriventi associazioni animaliste, regolarmente costituite sul territorio cittadino, da tempo vengono investite dell'onere di recuperare o salvare animali in difficoltà, spesso investiti o malandati, il più abbandonati per le strade cittadine o nelle campagne. Tale attività di volontariato, oltre a far leva sulle sole forze e disponibilità dei volontari stessi, fa fede sulle somme racimolate a mezzo di mercatini, libere donazioni e quote associative».

«Orbene, ciò premesso, occorre considerare quanto accaduto nei giorni scorsi ai quattro poveri cuccioli abbandonati, comportamento questo sicuramente censurabile, innanzi al Rifugio San Francesco. Sinceramente increduli sull'epilogo della vicenda, che dalla disamina dell'articolo faceva presagire l'abbandono dei cuccioli a sé stessi, nelle vicinanze della linea ferroviaria ed al ciglio di una strada spesso percorsa ad alta velocità, alle ore 19 i rappresentanti delle associazioni in firma si recavano presso il Palazzo di Città per ricevere dal Sindaco Amedeo Bottaro delucidazioni in merito alla gestione della problematica, visto che lo stesso era stato chiamato in causa nell'articolo precitato. Purtroppo, gli impegni del Sindaco hanno consentito di chiarire la vicenda solamente verso le ore 21, ed in quel momento si è appreso che la civica Amministrazione non poteva intervenire e che, allo stato dei fatti, i quattro cuccioli sarebbero potuti essere ancora nel luogo del ritrovamento».

«Ciò posto, non essendo in grado le associazioni OIPA ed ENPA di poter garantire un lungo stallo a pagamento per i 4 piccoli (ricordiamo che attualmente, a vario titolo, le associazioni hanno in stallo oneroso oltre 10 animali – e che nell'ultimo mese ne sono stati fatti adottare ben altri 5), i responsabili delle associazioni "strappavano" al Sindaco la promessa, qualora i cuccioli fossero ancora abbandonati al loro destino, di provvedere a breve alla loro sistemazione a cura del Comune, così come prevede la norma vigente. Raccolta la disponibilità del dottor Bottaro, che qui si ringrazia per la sua attenzione, nonostante fosse già in grave ritardo per un impegno, i volontari si sono recati nei pressi del Rifugio San Francesco per verificare se vi fosse, o meno, la presenza dei piccoli. E qui l'amara quanto inaspettata scoperta. Onestamente, avevamo immaginato che dopo la preliminare polemica, che ha visto addirittura il tempo di segnalare e preparare un articolo giornalistico, nonché le alte temperature di questi giorni, i volontari della Lndc, in un qualunque modo, avessero provveduto nel mettere al sicuro i quattro cuccioli che stazionavano lì dalla mattina. Ed invece, al buio delle 21.30, tre dei piccoli venivano ritrovati, con enorme stupore degli intervenuti, sulla strada adiacente il Rifugio, mentre il quarto, dopo circa 1h di ricerche al buio nei campi, dove si sentiva guaire, veniva rinvenuto in pessimo stato di salute. Due cuccioli sembravano notevolmente spossati, probabilmente per il forte caldo della giornata, e subito venivano tutti raccolti e messi al sicuro presso stalli cittadini a cura dei volontari delle due associazioni animaliste».

«Quel che davvero desta scalpore - concludono -, quanto notevole perplessità, è un concetto base: Può un'associazione animalista, che si ritrova abbandonati innanzi alla propria struttura quattro povere anime, abbandonarle a sé stesse, al sole e per strada (e si badi bene, nello stesso articolo si sottolineano i pericoli della zona, ferrovia, strada, etc) noncurante di quello che possa accadere? Il tutto solo perché il Sindaco non ha avuto la possibilità o il tempo di emanare un'Ordinanza sindacale? Infine, qualora il motivo fosse di carattere squisitamente economico, non potevano i volontari della Lndc, al pari di quanto fatto da quelli di Enpa ed Oipa, sistemare i cuccioli in uno stallo provvisorio, anche a pagamento, in attesa che la situazione si risolvesse? Eppure, sono anni che "le altre associazioni" provvedono al sostentamento ed alla cura dei cani e gatti ritrovati, a proprie spese, nonostante tale compito sia istituzionalmente in capo all'Amministrazione comunale, ma certo non li abbandonano a se stessi. Ora il dubbio che ci attanaglia è: ma l'Ordinanza a cosa e a chi serviva veramente?».
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