Teresa Di Tondo
Teresa Di Tondo
Vita di città

Dedicato a Teresa, tre anni dopo: un video e una poesia per non dimenticarla

La toccante dedica di Rino Negrogno alla donna che fu vittima di femminicidio a Trani

"Luci fioche si affievoliscono lontane sui parapetti di gennaio,
alle diciassette già l'aria imbruna,
e giunge, dai tralci delle viti, il fumo acre
dei rami secchi tagliati e incendiati dai mezzadri,
mentre l'anelito fugge sgomento tra i tratturi
raggomitolati ciechi sugli uliveti insonnoliti.
Dov'è ora Teresa?
Non il suo corpo sventrato,
non la sua anima silenziosa e guardinga.
Dove sono i lignoli di canapa scalfiti sui rami?
Dove si sono spiaccicati i suoi ultimi pensieri?
Il terrore in volto, non per le ferite,
ma per la figlia di ritorno a casa.
Dove sono le sue mille domande?
Mentre in mente contava le pugnalate:
uno, due, tre, e quattro, cinque, sei…
Poi il silenzio, che non viene d'improvviso,
fintanto che uno muore piano,
scende come la sera quando è primavera,
spegne ogni speranza mentre nasce.
Solo il vento, aggirandosi dietro i lecci,
sussurra trepidante come dei vecchi
che ne hanno udito e veduto di cose,
ma preferiscono non parlare, per non dire.
Dalla terra intanto si solleva soffice la bruma,

gli ultimi tordi, attardatosi sui rami più alti,
zirlando fanno ritorno ai loro nidi,
risuona di lontano l'eco di una campana.
Dov'è ora Teresa?
Non il suo corpo pietrificato,
non la sua anima che brilla volteggiando ancora
in cerca della figlia di ritorno a casa,
ma Teresa che trafisse la nostra mente.
Cosa resta oggi, dopo tre anni,
della nostra rabbia di allora?
Sono già trascorsi tre anni,
e il nostro cuore si è già intorpidito
da tutte le altre donne uccise dopo.
Dov'è ora Teresa?
Voglio ricordarla.


Sono passati tre anni dalla morte di Teresa Di Tondo - la giovane donna uccisa dal compagno che poi si tolse la vita - e al dolore che ritorna il rischio grande è il silenzio che si deposita, quello che anestetizza, che rende tutto lontano, quasi accaduto in un'altra vita.
La poesia di Rino Negrogno, posata sulle note di Ravel in un video con la voce narrante di Stefania De Toma, arriva per scongiurare questo pericolo: non permettere che il suo nome venga inghiottito dal tempo, che la sua storia si confonda tra le tante, che la rabbia di allora diventi un ricordo sbiadito.

Nei versi non c'è retorica né compiacimento, ma una domanda che ritorna ossessiva: "Dov'è ora Teresa?" Una domanda rivolta a noi tutti, una comunità intera chiamata a fare i conti con ciò che vede, intuisce, teme e troppo spesso sceglie di "non dire".
Quell' evocare Teresa non come corpo martoriato ma come pensiero, come madre che nell'ultimo istante non teme per sé ma per la figlia che sta rientrando a casa, come presenza che ancora "trafigge la nostra mente" è il modo di di agire di un poeta che per la sua professione assiste a tragedie che troppo spesso vengono dimenticate.
Arrivano lievi come piume quelle domande grazie alla consistenza della poesia, ma potenti come schiaffi: domande che non consolano ma vogliono aprire una ferita che deve restare viva.
A tre anni di distanza ci si chiede cosa sia rimasto della rabbia, dell'indignazione, delle promesse di cambiamento, mentre l'elenco delle donne uccise continua ad allungarsi con una regolarità che fa paura. Si parla molto di femminicidi, se ne parla ogni volta come se fosse l'ultima, ma la realtà racconta che non si fa ancora abbastanza, che la prevenzione è fragile, che l'ascolto arriva tardi, che il silenzio resta complice.
Questo video e questa poesia sono un gesto di memoria attiva, un modo per dire che Teresa non è solo una vittima ma una domanda aperta, un nome che chiede responsabilità, una storia che non può essere archiviata.

Ricordarla oggi non è un esercizio commemorativo di Negrogno, scrittore e poeta dalla penna che si fa sempre più raffinata e potente, ma una presa di posizione vera e propria: contro l'oblio, contro l'assuefazione, contro l'idea che tutto questo sia inevitabile. Teresa va ricordata perché finché la ricordiamo, e finché ci lasciamo disturbare da domande come quelle di questi versi, forse non abbiamo ancora smesso di cercare risposte.
Musica: Maurice Ravel, Concerto in Sol maggiore – Adagio assai), voce narrante Stefania De Toma
  • poesia
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