Laurora Amoruso
Laurora Amoruso
Politica

Trionfo Ferrante-Capone, ma la battaglia è dell'opposizione

Tra indegni e indignitosi, non è stato un bello spettacolo

Si è concluso intorno alle due e mezza del pomeriggio il primo consiglio comunale dell'era-Bottaro, in maniera sgangherata come era iniziato. Con la convocazione fissata per le nove e trenta, in aula all'ora esatta c'erano soltanto i "nuovi" (Di Tondo, Nenna, Zitoli, Lovecchio, Ventura, Cormio, Amoruso, Marinaro, Cirillo e l'inamovibile Franco Laurora), inconsapevoli probabilmente di certe usanze, la giunta e tutta l'opposizione: chi impegnato in caffè riparatori sotto le arcate del porto, chi giunto "alla scordata" dall'ingresso posteriore della sala, per chiudere il numero sufficiente Ferrante ha dovuto cincischiare per quaranta minuti buoni, fino a che sindaco e ritardatari non si sono decisi a fare il loro ingresso. Invero, già in questa fase, Papagni, Florio, Corrado & Co. ci hanno provato a mettere un primo piccolo "sgambetto", fuggendo all'accenno di appello, ma fatti male i conti, sono costretti a ri-accomodarsi.

Espletato il giuramento di Bottaro, cominciano i problemi: grazie ai regolamenti modificati (un motivetto che sentiremo ancora per qualche mese, prima che passi di moda: "è colpa della Iaculli") e alla presenza di un frizzante Tomasicchio, ci si incastra su una questione formale. Scatta la prima bagarre e subito gli animi si accendono, tra una maggioranza definita indegna e una minoranza, per risposta, appellata indignitosa. E allora, dopo aver sedato gli animi, largo allo scontro per la presidenza del consiglio, di durata abbastanza misera visti i precedenti, con Ferrante eletto improvvisamente alla seconda votazione, anche grazie, secondo qualcuno, all'aiuto di qualche "colomba" dell'opposizione. In realtà, le espressioni di molti, alla sinistra del sindaco, sono scure e le dichiarazioni di voto (alquanto inusuali, visto lo scrutinio segreto) di Ventura, Capone e, soprattutto, Barresi (unica a parlare per sé stessa) sono residui delle riunioni di lunedì e martedì. Lo "sconfitto", Tommaso Laurora, sembra inquieto ma non troppo, così come il trionfante, Ferrante, sembra contento ma non entusiasta. C'è già chi parla di accordo con una staffetta a 18 mesi, ipotesi tutta da verificare. Spunta anche la Capone vice-presidente, per una questione di pari opportunità ma anche e soprattutto perché l'opposizione deve essere collaborativa "a chiamata", il fair play si invoca solo quando è utile, ma ci si arriva tra un po' a tutto questo.

Neanche il tempo di presentare la giunta che ci si ferma di nuovo: le linee programmatiche non sono arrivate in tempo e il punto viene ritirato dal primo cittadino che fa ammenda. Qui, però, l'opposizione fa bottino: "spalleggiati" da un Laurora (Franco) ligio alle regole e da un Briguglio che per tutta la seduta ha percorso in lungo e in largo la stanza, racimolato più interventi che in tutta la campagna elettorale (primarie comprese) prima di fuggire all'improvviso, si afferma che i restanti sette punti siano da invalidare, mancando la discussione sugli obiettivi di governo, e, dopo una pausa, si va tutti a casa. Bottaro si giustifica con una voglia di apertura verso la parte opposta, ma il volto dice tutt'altro.

La verità potrebbe essere un'altra, o meglio, potrebbe essere anche questa, insieme alle altre: levato il dente dell'elezione del presidente, che è costato molta fatica tra discussioni e litigi interni, alla maggioranza non è importato di andare avanti e chiudere altre questioni di secondaria importanza. Il richiamo del mare, questa volta senza spiagge da pulire e nonostante la pioggia insistente fuori da Palazzo Palmieri, ha prevalso, unito alla stanchezza per una prima seduta forse più pesante del previsto. La stanchezza di questi primi due mesi di governo ha fatto il resto.

Perciò, per qualche giorno, le nomine dei capigruppo e di qualche commissione possono aspettare. Con buona pace di Procacci, che non è riuscito a dimettersi, e soprattutto dei No-Triv, che attendevano Trani tra le tante altre città costiere contrarie alle attività di prospezione petrolifera consentite dal Parlamento.
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