Volantino dei forconi
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Territorio

Il punto sul clima durante la protesta nella Bat

Intervista a Montaruli, di Unimpresa: «Vi abbiamo preso parte perché ci credevamo»

Terzo giorno di protesta nella Bat. Lunghi ritardi per i treni, presidi, barricate e transenne ai punti di accesso e di uscita a Barletta, serrande abbassate ad Andria, tangenziale praticamente bloccata a Bari, ronde anche nelle aziende a Molfetta: questo il bilancio. Tra i partecipanti e sullo sfondo del movimento resta una categoria fortemente minacciata in un periodo cruciale come quello pre-natalizio, quella dei commercianti e dei proprietari di piccole e medie attività. Abbiamo parlato di loro con Savino Montaruli, presidente di Unimpresa Bat.

Montaruli, facciamo un passo indietro. Cosa è successo dopo la marcia del 9 dicembre, alla quale avete preso parte come Unimpresa Bat?
«Vi abbiamo preso parte perché ci credevamo, ma la nostra responsabilità è finita alle 22.01 del 9 dicembre. Purtroppo dopo è successo altro, che non rientrava certo nella nostra organizzazione: così distinguiamo tra chi si è preso le sue responsabilità con la Digos e chi no. Dopo si è creato un clima che reputo spontaneo, con 9mila partecipanti che non credo siano pilotati da nessuno. Purtroppo è balzata la notizia che Andria ha attuato tanti blocchi, ma non si è parlato dei problemi di Andria. Il clima di tensione che ora registriamo è quello dei commercianti: non ci sono arrivati in tal senso segnali di solidarietà da parte delle associazioni, che ormai sono diventati dei sondaggisti alla ricerca di visibilità».

Dopo, cosa è successo? E come state vivendo queste concitate ore?
«L'adesione è stata spontanea: chi aumenta la tassa dei rifiuti per 10 volte, faccio per dire, deve pensare che c'è chi osserva e reagisce. Dal 10 dicembre, poi, alcuni commercianti hanno ricevuto pressioni a non aprire: chi le ha esercitate? Questo ancora non lo sappiamo, di certo è nato del conflitto sociale. Molti hanno segnalato la necessità di soccorsi, ma altrettanti hanno avuto in risposta dalle Forze dell'Ordine di chiudere, non di andare a controllare chi stesse impedendo l'apertura degli esercizi. E questo mi lascia alquanto interdetto».

Come si reagisce al clima nato verso gli esercenti di ogni categoria nella Bat?
«La risposta che dobbiamo dare ora è un'altra: da domani mattina dobbiamo capire cosa è avvenuto, come è nata questa situazione esagitata. Questo 9 dicembre che è stata la scintilla ha fatto emergere quanto avvenuto in un clima più o meno controllato. I commercianti devono chiedersi: quanto avvenuto si ripeterà più in là? Siamo liberi di fare le nostre attività? Siamo pronti per resistere a questi attacchi?».

Non crede che i commercianti abbiano quantomai bisogno di risposte?
«Io credo che il fatto che sia stata espressa in maniera più o meno lecita e condivisibile questa tensione sia una situazione che è frutto dell'incapacità del territorio di avere conoscenza dei meccanismi che scattano in un sistema. La politica vuole ignorarlo in maniera sistematica, la politica non può farlo. Se siamo diventati una Zona Franca Urbana, se abbiamo un elevato tasso di disoccupazione, allora è tempo di passare dalle analisi e le consulenze all'organizzazione sistemica delle categorie. Ora non protestano più fasce distinte dove si sapeva come rispondere, ora bisogna agire sul piano della sicurezza: esaltazione, spirito di emulazione e assenza di valori oggi portano anche il figlio del professionista a prendere a calcio i negozi e ad occupare la ferrovia. La delinquenza non è in periferia, non passi questo messaggio, ma spalmata su tutto il territorio».

Quali sono i prossimi passi?
«Da domani mattina [oggi, ndr] i commercianti del territorio devono cominciare a capire se il loro investimento abbia la giusta tutela all'interno di un territorio. E' un momento in cui ci sono disagi collettivi in cui si intrecciano vari tipi di difficoltà in cui varie categorie sono in conflitto: si sta verificando questo. Ormai, chi vuole avvicinarsi a questo sistema politico a breve troverà un mosaico talmente sgretolato da non avere attrattive: così nessuno vorrà prendersi il peso delle decisioni e delle istituzioni. Io la penso così, in fondo se oggi scendono in piazza tante persone e vanno a Roma per portarci magari indietro delle notizie, va bene. Se poi la manifestazione diventa una scusa per fare confusione, non va bene. Siamo in attesa di capire quale sia il concetto di sicurezza oggi: va rivisitato, dobbiamo capire cosa fanno in tutto l'anno le frange violente che agiscono per tutto l'anno e chi c'è dietro».
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