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Scuola e Lavoro

Insegnanti in ritardo sulla tecnologia? Epilogo (semiserio) della didattica a distanza

L'istruzione ai tempi del Covid-19

Ieri ho concluso le giornate di lavoro dedicate agli esami dei miei studenti. Come tutti sapete lavoro in quella scuola in piazza Dante: la Baldassarre. Sfinito, stanco ma leggero e con l'adrenalina alta, come quando davo gli esami all'Università. I miei ragazzi, per dirla alla Bruno Pizzul, si sono disimpegnati egregiamente con questo oggetto misterioso che è stata la Dad (didattica a distanza). Alcuni sono pure migliorati, non tanto nella performance in sé, poiché erano avvantaggiati dal poter avere un qualsiasi supporto a sostegno, questo dobbiamo ricordarlo senza ipocrisie e senza fare i professorini col dito alzato, che s'illudevano che le vecchie volpi (anzi le giovani volpi in questo caso, pensando a loro volta di prendere per i fondelli i prof) non sbirciassero risposte e appunti durante videolezioni, interrogazioni (o surrogati di queste) ed infine esami. Non tutti gli studenti, ma un bel po'. Non tutti i prof col dito alzato, ma un bel po'.

Nell'emergenza si è creato questo gioco di specchi: prof e studenti, genitori (molte vittime sul campo della DaD, peggio di Osama Bin Laden per molti) e monitor. Chi ha fatto il furbo e chi l'onesto, tra gli alunni. Si è riprodotta, in miniatura la solita società italiana...

Ma ora, dopo aver seguito corsi di formazione, essermi cecato gli occhi ed incurvato le spalle per ore al pc, dopo aver "matato" le prof in vena di polemica (pure questo straordinario tocca al vostro cronista, prof, coordinatore), dopo aver letto decine di elaborati, compilato decine di tabelle. Dopo tutto questo peso l'Ocse Pisa, un Istituto di monitoraggio sull'andamento della scuola, ci dice pure che la maggior parte dei prof italiani sono inadatti alla tecnologia, consentitemi un finale schietto e conciso: ma vaffandad....e a non arrivederci.
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