Trani incontra 'Neve Shalom': la Pace è una scelta quotidiana. <span>Foto Marina Laurora</span>
Trani incontra 'Neve Shalom': la Pace è una scelta quotidiana. Foto Marina Laurora
Attualità

Trani incontra 'Neve Shalom': la Pace è una scelta quotidiana

Un incontro con Shireen Najjar, rappresentante palestinese del villaggio arabo-israeliano

Ieri sera, 18 novembre, l'Hub Portanova ha ospitato un incontro molto partecipato con Shireen Najjar, rappresentante palestinese del villaggio arabo-israeliano Neve Shalom – Wāħat as-Salām, l'unica comunità mista di Israele fondata sulla convivenza, il dialogo e la cooperazione tra palestinesi ed ebrei israeliani. L'iniziativa, promossa da Legambiente e rivolta alle associazioni pacifiste e alle realtà impegnate nel sostegno alla causa palestinese, ha offerto uno spazio di ascolto, confronto e progettazione comune in un momento di particolare tensione e sofferenza in Medio Oriente.

Shireen Najjar non è una semplice testimone: è una donna che incarna la storia stessa di Neve Shalom. Prima bambina palestinese nata nel villaggio, è cresciuta in un ambiente bilingue, multiculturale e interreligioso, frequentando l'asilo e la scuola primaria locali, dove arabo ed ebraico si intrecciano quotidianamente. Dopo un periodo di vita a Gerusalemme, Shireen è tornata a Neve Shalom con il marito e i loro quattro figli, impegnandosi nella costruzione di una società fondata sulla parità e sul rispetto.

Oggi lavora presso la Scuola per la Pace, occupandosi di mediazione e facilitazione tra gruppi in conflitto e operando come traduttrice tra arabo ed ebraico. È membro del consiglio di comunità, collabora alla comunicazione del villaggio e sostiene numerosi programmi educativi rivolti a giovani e adulti. La sua missione, spiega, è «trasformare il dialogo in pratica quotidiana», anche quando il contesto politico sembra rendere questa scelta ardua. «La pace è una scelta quotidiana» ha ribadito durante l'incontro, raccontando senza retorica le difficoltà di vivere come palestinese in Israele e le discriminazioni affrontate al di fuori del villaggio, nelle scuole superiori e nelle università. Allo stesso tempo, ha parlato della responsabilità di chi cresce in un luogo come Neve Shalom: non idealizzare, non nascondere le fratture, ma continuare a dialogare anche quando prevale la paura.

Shireen ha ricordato come, dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 e la successiva escalation del conflitto, la stessa comunità dell'Oasi di Pace sia stata messa duramente alla prova: controlli militari, arresti di palestinesi per post sui social, clima di sospetto. «E' nei momenti più duri - ha detto - che si capisce se la pace è un principio o una scelta. Per noi, è ogni giorno una scelta». La serata non si è limitata al racconto dell'esperienza del villaggio, ma ha aperto la strada a prospettive di collaborazione fra la Puglia e Neve Shalom – Wāħat as-Salām.

Durante il confronto sono emerse due proposte che hanno attirato l'attenzione dei partecipanti. La prima, riguarda l'avvio di un programma Erasmus che permetterebbe agli studenti italiani di trascorrere un periodo all'Oasi di Pace, partecipando alle attività educative e vivendo direttamente il modello educativo del villaggio, fondato sul dialogo e sulla convivenza. "Un Erasmus della convivenza", potenzialmente destinato a diventare riferimento per le università italiane sensibili ai temi della pace e dei diritti umani
Shireen Najjar di Neve ShalomShireen Najjar di Neve ShalomShireen Najjar di Neve ShalomShireen Najjar di Neve Shalom
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