
Politica
PAI per l'area di Capirro, Tommaso Laurora contesta la delibera
Il consigliere chiede a la revoca della delibera sul Piano di Assetto Idrogeologico
Trani - martedì 1 ottobre 2013
10.37
Il consigliere di Uniti per Trani, Tommaso Laurora, si scaglia contro una delibera della giunta relativa al Piano di Assetto Idrogeologico per la località di Capirro. Un provvedimento che suscita più di un dubbio nella testa del consigliere. La delibera in questione è stata affissa all'albo pretorio lo scorso 3 luglio: «Tale deliberazione - spiega Laurora in una nota - risulta regolarmente munita dell'istruttoria e del parere di regolarità tecnica del Dirigente della IV ripartizione oltre al visto dell'Assessore all'Urbanistica. Si tratta di un provvedimento che determina notevoli conseguenze perché è propedeutico all'apposizione di apposito vincolo di inedificabilità dei suoli ricompresi nella perimetrazione da parte dell'Autorità di Bacino. Sembrerebbe che si stia ponendo in essere legittima e sacrosanta attività amministrativa finalizzata a preservare il territorio comunale. Ma i cittadini lo sanno? Hanno partecipato al procedimento?».
Laurora evidenzia come la nota dell'Autorità di Bacino fosse stata acquisita al protocollo generale del Comune lo scorso 8 marzo e che la richiesta, giunta su istanza di una cooperativa, fosse relativa ad una singola area. «Evidentemente - riflette ironico il membro di Upt - tale studio deve essere stato esteso a tutto il territorio comunale da parte di questa cooperativa e dalla Autorità di Bacino! Non si spiegherebbe altrimenti la richiesta dell'Autorità di Bacino e la conseguente deliberazione della giunta comunale che, peraltro, affida addirittura al dirigente della IV ripartizione di predisporre, anche con l'ausilio di tecnici esterni, uno studio per l'individuazione degli interventi infrastrutturali da porre in essere per giungere alla mitigazione del rischio idraulico». Insomma, roba grossa non legata ad una piccola area. Di qui i dubbi: «Se lo studio - si chiede Laurora - è stato commissionato da una cooperativa, e quindi con tecnici privati, esterni all'amministrazione comunale e non legati da specifico incarico pubblico, come ha fatto la giunta a recepirlo senza che risulti che sia stato controllato dal dirigente dell'ufficio tecnico? Il rilievo dello stato dei luoghi è stato ritenuto veritiero? Se è stato verificato da dove risulta?».
Ci sarebbe inoltre da considerare una normativa del 1923 che dispone che la perpetrazione delle aree da vincolarsi venga affissa all'albo pretorio e depositata alla segreteria comunale per 90 giorni, tempo chiunque può presentare reclamo. Sorgerebbero così per Laurora una serie di irregolarità: «Lo studio effettuato è di un privato non correlato ad incarico pubblico, l'Autorità di Bacino lo ha adottato estendendolo a tutto il territorio comunale, l'Autorità di Bacino ha chiesto al comune di recepirlo ovvero di fornire osservazioni, il comune lo ha recepito tal quale omettendo di verificarlo con i propri tecnici, ul comune ha omesso la pubblicazione e quindi non ha consentito la partecipazione di chiunque volesse esprimersi, anche con propri studi e valutazioni tecniche. E' evidente che tali comportamenti omissivi possono configurare abusi e possono determinare enormi danni a cittadini che nulla sanno di quanto sta accadendo, così come può consentire a coloro che sanno di alienare a sprovveduti i suoli che saranno vincolati».
Laurora chiede perciò all'amministrazione comunale di revocare immediatamente in autotutela la delibera di giunta comunale in questione «per palese contrasto con l'interesse pubblico alla partecipazione al procedimento e per contrasto con le norme che disciplinano l'apposizione di vincoli idrogeologici». Laurora chiede inoltre all'Autorità di Bacino di sospendere ogni decisione in attesa delle determinazioni dell'amministrazione comunale.
Laurora evidenzia come la nota dell'Autorità di Bacino fosse stata acquisita al protocollo generale del Comune lo scorso 8 marzo e che la richiesta, giunta su istanza di una cooperativa, fosse relativa ad una singola area. «Evidentemente - riflette ironico il membro di Upt - tale studio deve essere stato esteso a tutto il territorio comunale da parte di questa cooperativa e dalla Autorità di Bacino! Non si spiegherebbe altrimenti la richiesta dell'Autorità di Bacino e la conseguente deliberazione della giunta comunale che, peraltro, affida addirittura al dirigente della IV ripartizione di predisporre, anche con l'ausilio di tecnici esterni, uno studio per l'individuazione degli interventi infrastrutturali da porre in essere per giungere alla mitigazione del rischio idraulico». Insomma, roba grossa non legata ad una piccola area. Di qui i dubbi: «Se lo studio - si chiede Laurora - è stato commissionato da una cooperativa, e quindi con tecnici privati, esterni all'amministrazione comunale e non legati da specifico incarico pubblico, come ha fatto la giunta a recepirlo senza che risulti che sia stato controllato dal dirigente dell'ufficio tecnico? Il rilievo dello stato dei luoghi è stato ritenuto veritiero? Se è stato verificato da dove risulta?».
Ci sarebbe inoltre da considerare una normativa del 1923 che dispone che la perpetrazione delle aree da vincolarsi venga affissa all'albo pretorio e depositata alla segreteria comunale per 90 giorni, tempo chiunque può presentare reclamo. Sorgerebbero così per Laurora una serie di irregolarità: «Lo studio effettuato è di un privato non correlato ad incarico pubblico, l'Autorità di Bacino lo ha adottato estendendolo a tutto il territorio comunale, l'Autorità di Bacino ha chiesto al comune di recepirlo ovvero di fornire osservazioni, il comune lo ha recepito tal quale omettendo di verificarlo con i propri tecnici, ul comune ha omesso la pubblicazione e quindi non ha consentito la partecipazione di chiunque volesse esprimersi, anche con propri studi e valutazioni tecniche. E' evidente che tali comportamenti omissivi possono configurare abusi e possono determinare enormi danni a cittadini che nulla sanno di quanto sta accadendo, così come può consentire a coloro che sanno di alienare a sprovveduti i suoli che saranno vincolati».
Laurora chiede perciò all'amministrazione comunale di revocare immediatamente in autotutela la delibera di giunta comunale in questione «per palese contrasto con l'interesse pubblico alla partecipazione al procedimento e per contrasto con le norme che disciplinano l'apposizione di vincoli idrogeologici». Laurora chiede inoltre all'Autorità di Bacino di sospendere ogni decisione in attesa delle determinazioni dell'amministrazione comunale.
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