Danisi e Bottaro, Amet
Vita di città

Amet alla deriva. E per il ramo energia si valuta la joint venture con i privati

Tra le ipotesi al vaglio dell'ad Danisi anche la cessione di servizi a terzi

Se il basso rendimento della Darsena è già certezza, il futuro non riserva niente di buono nemmeno per i settori energia e Trasporti pubblico locale. Il quadro attuale dell'Amet e dei possibili scenari di qui a un anno e mezzo, che l'amministratore delegato Marcello Danisi ha prospettato al sindaco Amedeo Bottaro, non è esattamente a tinte rosa. Una voce che si rincorre tra i dipendenti che, per questo, sono in stato di agitazione. Senza contare quotidiani disservizi, come quello che ieri ha impedito l'uso di apparecchi informatici.

Sembra ormai certo che, così com'è, la società comunale fondata oltre un secolo fa, non potrà andare ancora avanti a lungo in nessuno dei quattro settori di cui si occupa attualmente: distribuzione energia elettrica, trasporto pubblico locale, parcheggi e darsena comunale. In tutti questi settori l'unica salvezza, secondo quanto emerge dal piano stilato dalla società, sarebbe quello di stringere accordi con altre società, cedere servizi o prevedere l'ingresso di soci.

Per quel che riguarda la vendita di elettricità, Amet potrebbe proseguire con l'attività di vendita fino al 30 giugno 2018. A partire dall'1 luglio 2018 diventerà effettiva l'abolizione della fascia di "maggior tutela" e gli utenti dovranno passare, tutti, obbligatoriamente al cosiddetto mercato libero.

A quel punto Amet ha tre possibilità: non operare più nella vendita dell'energia elettrica, ma occuparsi solo del vettoriamento; se invece volesse continuare a operare come rivenditore, potrebbe accreditarsi come operatore del mercato libero. Ma il passaggio al mercato libero rappresenterebbe per l'Amet una forte discontinuità. E, con le attuali risorse economiche e organizzative, sarebbe difficile gestire la fase di transizione e il successivo consolidamento. Per questo sarebbe necessario valutare un'operazione di integrazione o di joint venture con gli operatori più importanti del settore, in modo da consentire all'Amet di rimanere competitiva sul mercato e ottenere vantaggi nell'approvvigionamento dell'energia.

Per il settore del trasporto pubblico locale, dalle stime fatte dall'amministratore delegato, i ricavi per l'Amet potrebbero aggirarsi sui 1,2 milioni di euro per anno, ricorrendo alla media 2011-2015 del rapporto tra numero di biglietti venduti e totale dei chilometri percorsi dai mezzi Amet. L'Ebitda sarebbe di 100mila euro l'anno con un margine dell'8%. Per realizzare questi risultati Amet dovrebbe partecipare a una gara provinciale sul trasporto locale, effettuare investimenti sul rinnovo del parco mezzi, autofinanziando la parte non coperta dai finanziamenti pubblici; ma anche in questo caso andrebbero valutati accordi con altri operatori del settore. Questo consentirebbe all'Amet di coprire i servizi oggetto della gara d'ambito. Ma si potrebbe immaginare uno scenario ancora più catastrofico, che è quello di affidare l'intero ramo trasporti a terzi in modo da mantenere i livelli occupazionali.

Per quel che riguarda il settore parcheggi è necessario rivisitare le tariffe e riorganizzare il servizio, secondo l'ultimo piano aziendale, in modo da incrementare il numero dei ticket venduti e migliorare il servizio offerto.

Per la Darsena, infine, si ipotizza un aumento del 5% del corrispettivo pagato dal Comune di Trani. Ma nemmeno questo garantirebbe marginalità positive e fino al 2020 la gestione continuerebbe a pesare sul business complessivo dell'Amet. Per questo, occorre valutare un significativo aumento delle tariffe degli ormeggi da parte del Comune o, in alternativa, la riorganizzazione delle attività della Darsena con affidamento ad altri del servizio o, in estrema ratio, la gestione diretta da parte del Comune.

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