Monsignor Savino Giannotti
Monsignor Savino Giannotti
Vita di città

Don Savino Giannotti: l'ultimo (potente) prete di strada

Un altro "insostituibile" saluta una città sempre più orfana

Diciamo subito che ha lasciato Trani ed i tranesi uno degli ultimi rappresentanti di quella forma di potere cara al popolo. Capace di rapportarsi (promuovendoli e valorizzandoli in società) con uomini e donne della classe dirigente, così come era capace di scherzare con l'operaio ed il contadino, dando sempre loro qualche insegnamento morale; passando per i ragazzi di strada da salvare dalla perdizione e dalla droga, specie quando fu parroco, tra uno scappellotto ed un sorriso, giù giù, fino ai politici incapaci da redimere e correggere.

Un prete popolare ma di potere. Che sapeva conciliare la finezza teologica o filosofica o politilogica, con la battuta fulminante, fino ad arrivare al vernacolo, altrettanto fulminante, conciso ed efficace, da utilizzare a piene mani nelle omelie, nelle conversazioni coi cittadini, specie coi suoi ex parrocchiani degli Angeli Custodi.

Sì perché il don Savino che incarna i due livelli di relazionalità, col popolo e coi potenti, comincia a salire i gradini della sua esistenza ben vissuta proprio dalla fondazione di quella parrocchia.

Pochi ma significativi elementi lo ispirano e lo rendono il don Savino popolare: la conoscenza di don Nicola Ragno, primo parroco degli Angeli Custodi, l'esperienza del Concilio Vaticano II, che lo porta ad interpretare una Chiesa diversa, moderna, che scende in strada con la gente e salva tanti giovani da vite perse in partenza, tramutate dal Nostro un vite dignitose. Terzo elemento , quel quartiere in cui opera, tra via Andria e via Papa Giovanni, oltre il confine della cosiddetta Trani bene, spesso tutta chiacchiere e distintivo e immerso nella Trani umile e laboriosa, che parla poco e porta il pane a casa, che quando passi da quelle parti alle dieci di sera sono già tutti a dormire ché la mattina ci si alza presto e ci si va a spaccare la schiena.

Una volta Texas e Far West, quindi anche zone straboccanti di problemi, miseria, droga, disoccupazione. Don Savino è un amante della cultura e dell'arte, ma molti non lo sanno. Il suo piccolo grande messaggio di eredità e testamento ,molto anticipato, è nell'iconografia delle vetrate che fa realizzare nella "sua" chiesa - casa e per la sua comunità- famiglia. Nelle vetrate appaiono varie immagini- simbolo che accostano di continuo la Chiesa ed il popolo, la gente che lavora e prega e così rompe metaforicamente le catene della propria schiavitù (catene materialmente raffigurate sulla vetrata destra e frantumate dagli uomini di buona volontà).

La fabbrica e le case, le strade ed il crocifisso. In quelle immagini c'era la mentalità del don Savino prete del popolo: tutti uniti come una famiglia o per salvarsi dalla perdizione del malaffare, del gioco d'azzardo o della droga, o per valorizzare le personalità di spicco, meritevole di diventare classe dirigente.

E qui c'è il secondo don Savino, quello del secondo livello e della seconda parte della sua esistenza: un don Savino che non disdegna di sedersi a cena coi potenti, di tessere trame per promuovere una candidatura che gli sembrasse valida. Gioca col potere ma non perde di vista il suo obiettivo primario: servirsi anche di quel potere che inevitabilmente maneggia specie negli anni in cui è Vicario episcopale e molto spesso interviene in prima persona per risolvere ed orientare situazioni; maneggia dunque il potere, uno degli ultimissimi tranesi a saperlo fare con stile e non con la pacchianeria degli ultimi arrivati che lo ostentano e giustamente lo perdono.

Maneggia il potere ma lo fa con un preciso scopo: il progresso della sua comunità, della sua classe dirigente, orgoglioso di essere tranese e di sfruttare quegli strumenti per risollevare, dal suo osservatorio e dalla sua postazione di prete (potente) della strada, una città come la nostra che da tempo perde prestigio, compattezza, punti di riferimento, maestri, valori. Lui ci ha provato. In gran parte ci è riuscito. Anche se il lavoro era da completare. La malattia e la volontà divina hanno detto che aveva fatto comunque abbastanza. Un altro "insostituibile" saluta una città sempre più orfana.

Per fare spazio a questo ricordo di don Savino Giannotti, la rubrica Mazza e Panella è rinviata a domani, mercoledì 3 luglio.
  • Diocesi di Trani
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