Sgarbi
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Eventi e cultura

E Sgarbi tuonò: "Lasciate quel quadro così com'è!"

L'intervento del critico d'arte sulla vicenda della tela del maestro Lomuscio

Eccessivo, spesso volgare, discutibile sotto tanti aspetti: ma di arte ne capisce davvero il professor Sgarbi, su questo non ci piove, che sia o no il più "grande critico d'arte italiano" come si è autodefinito. Sicuramente il più celebre, sicuramente uno dei più autorevoli: per questo andrebbero davvero riconsiderate le decisioni che hanno costretto il maestro Lomuscio a riprendere il quadro divenuto della discordia - anzichè del santo incontro tra san Sabino e san Nicola - e di conseguenza fermata la mano costretta suo malgrado a coprire ancor di più quelle scelte artistiche, già riviste con l'aggiunta di efficaci e coerenti stratagemmi.

"L'opera è bella, attuale, viva e contemporanea, ancor più con le trovate -"bellissime invenzioni"- di Lomuscio di utilizzare la croce per nascondere parte del volto del mio amico don Felice e la mascherina per quello del presidente Fontana"; per Sgarbi la mascherina indica il nostro tempo, resterà come uno straordinario documento storico di quel che si viveva all'epoca della realizzazione dell'opera, che, da che mondo è mondo e da che arte è arte, prende contemporaneità nell'essere attualizzata nel tempo corrente.

"Non sono stato pagato da nessuno"- ci tiene a precisare Sgarbi, mostrando la pagina del Corriere della Sera da cui ha saputo della querelle. E non manca, davvero gratuitamente e con sincera enfasi, di decantare lodi e apprezzamento per la rappresentazione realizzata da Lomuscio e in generale per le sue qualità di artista che già conosceva: "Ma l'arte e l'artista vanno rispettati!"

E per mettere a tacere atteggiamenti e illazioni di esibizionismo o simili non ha mezzi termini "Non è vanità, è storia!"

Ci dispiace solo che nel decantare le porte bronzee della cattedrale canosina abbia dovuto scomodare l'esempio di quelle siciliane, mentre avrebbe potuto citare quelle di Barisano da Trani, che pure realizzò quelle siciliane, appunto, a Monreale, ma nell'enfasi dev'essergli sfuggito, e glielo perdoniamo, augurandoci sempre e comunque che l'arte faccia eternamente il suo (bel) corso.
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