Polizia nella stazione di Trani
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Cronaca

Idoneo ad un concorso ma non può lavorare, la storia di Giovanni Paradiso

A bloccarlo una precedente domanda per entrare nell'Arma dei Carabinieri

È risultato idoneo ad un concorso per la Polizia Penitenziaria ma il Ministero della Giustizia, causa una norma che lui considera «iniqua», gli impedirebbe di lavorare. La storia di Giovanni Paradiso, disoccupato tranese, è di quelle che lasciano l'amaro in bocca. Unico maschio di famiglia, nonostante i problemi di alcuni componenti del suo nucleo famigliare, nel 2011 - come ci racconta in una lettera inviata alla nostra Redazione - presenta domanda online per partecipare al concorso nell'Arma dei Carabinieri, in programma per l'anno successivo. Giovanni, però, non vi parteciperà. «Nel dicembre del 2011 - spiega nella lettera - il Ministero della Giustizia bandisce un concorso pubblico per 375 posti di allievi agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria cui partecipo risultando idoneo all'espletamento della prova». Nonostante un ottimo punteggio, suffragato dai precedenti titoli acquisiti nell'amministrazione dello stato «per i servigi prestati», Paradiso non inizierà mai a lavorare come agente penitenziario.

Nel 2012, infatti, arriva la beffa: il Ministero della Giustizia lo esclude per «aver precedentemente presentato domanda nell'Arma dei Carabinieri». Ma il tranese non ci sta. Presenta ricorso al Presidente della Repubblica e dopo l'azione legale qualcosa la smuove. Nelle more, infatti, riesce ad essere ammesso alla prova con riserva. E qui ottiene ottimi risultati che, però, non gli valgono ancora un posto di lavoro. «Nel maggio 2013 - continua il suo racconto - il Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria mi comunica, tramite il mio legale, di aver presentato al Consiglio di Stato una relazione ministeriale in controdeduzione al ricorso presentato al Presidente della Repubblica. Dalla sconsolante lettura della relazione, emerge chiaramente la volontà del Ministero di respingere il ricorso presentato nonostante tutti i significativi forniti».

Giovanni è ormai stanco di questo "accanimento" e si scaglia «contro una "società" che pare voler ostacolare a tutti i costi la volontà di contribuire con il proprio lavoro alla sua crescita». In realtà, a livello legislativo, la sua vicenda non avrebbe nulla di contrario. Perché c'è una norma - stabilita dall'art.16 comma 2 del 23 agosto 2004 - che prevede che per un stesso anno possa essere presentata domanda di partecipazione al concorso per una sola delle amministrazioni. A rigor di legge quindi, l'esclusione di Paradiso dalla Polizia Penitenziaria sarebbe legittima. Ma è contro questa normativa che Giovanni lancia un appello: «È una legge - commenta - che nega la possibilità di trovare lavoro e inserirsi nella società atteso che in pochi anni si raggiungono i limiti di età per partecipare ai concorsi indetti dalla pubbliche amministrazioni».

Giovanni così, nonostante i suoi meriti e gli ottimi risultati ottenuti, non può lavorare. E il suo caso potrebbe riguardare altre persone in tutta Italia, magari meritevoli di un posto di lavoro ma bloccate dal fatto di aver presentato due domande di concorso nello stesso anno.
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