
Eventi e cultura
Il Festival del Giullare continua a regalare emozioni uniche tra inclusione e teatro
La quarta serata ha visto protagonisti i ragazzi della compagnia Associazione “Guardastelle” di Acireale e la cooperativa “Mani Aperte”
Trani - giovedì 16 luglio 2026
18.53
Ieri sera si è tenuto il quarto appuntamento del "Festival del Giullare" 2026. Il Centro Jobel ospiterà il Festival fino sabato 18 luglio tra talk e spettacoli teatrali all'insegna dell'inclusione. Anche nella serata di ieri vi sono state delle bellissime testimonianze di integrazione e coesione sociale, durante il talk che ha preceduto lo spettacolo teatrale e poi, con lo stesso spettacolo, dal titolo "Giallo - la custode delle api" della compagnia teatrale siciliana Associazione "Guardastelle" di Acireale con la regia di Paolo Filippini. La rappresentazione ha portato in scena ragazzi speciali che con la loro unicità hanno reso lo spettacolo ancor più denso di significato, rimarcando ancora di più la profondità del messaggio di unione, onestà e bellezza che si nasconde all'interno di ognuno. La giovane protagonista, che vive in una ridente cittadina di mare assieme al suo papà, in un momento di difficoltà decide che diventerà custode delle api, prendendosi cura di ognuna di loro con amore e dedizione e ricevendo da loro virgola in dono, Il loro prodotto più prezioso: il miele. Le api, dunque, diventano simbolo di rinascita e speranza.
Tra gli ospiti del talk di ieri, l'avvocato Giuseppe Muolo e Michele Fiore, soci della cooperativa "Mani Aperte", che ha dato la possibilità a tanti ragazzi disabili di trovare lavoro grazie al pastificio fondato grazia alla stessa cooperativa.
D: Avvocato Muolo, Il talk rappresenta una novità per questa edizione del Festival del giullare. Cosa avete raccontato al pubblico?
R: Noi facciamo parte di una cooperativa a facciamo parte di una cooperativa "Mani aperte" che ha dato vita a un pastificio, un laboratorio di pasta fresca. È una cooperativa che si occupa di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, nello specifico persone disabili. Abbiamo raccontato la nostra esperienza; ci sono dei ragazzi disabili che lavorano all'interno del pastificio. Michele Fiore, il pastaio del pastificio è la nostra colonna perché attorno a lui poi si è costruito tutto il team dei collaboratori che lavoro la pasta fresca.
D: Michele Fiore, qual è la soddisfazione che si prova nel vedere ragazzi, che normalmente vengono lasciati fuori dal mondo di lavoro, raggiungere traguardi lavorativi come questi?
R: A volte ci sono incomprensioni, però quello che ho imparato, in quest'anno, è che bisogna capire la competenza: ognuno ha delle abilità diverse; quindi, la disabilità è una parola che per me è superata, perché ho capito il senso di questa "abilità diversa". Ognuno di loro è bravo a fare determinati compiti; allora noi cerchiamo di cogliere le cose che per loro sono più facili da fare, visto che c'è da fare tanto nel pastificio, e si fanno fare quelle determinate cose. Poi, pian piano, si cerca di insegnare altro, però intanto, partiamo da quello che riescono a fare loro e a loro piace, poi - nel caso - si cerca di andare avanti.
D: Avvocato Muolo, qual è il contributo che la vostra associazione ha apportato al festival?
R: Il Festival di per sé è un momento in cui ci si manifesta, in cui si espongono le proprie esperienze. Il contributo che noi, probabilmente, abbiamo dato e il messaggio che vogliamo dare è quello che, comunque, qualcosa si può fare. I sogni, alle volte, o le idee, possono anche tramutarsi in fatti se si ha una visione, se si ha la voglia, la passione e la capacità di mettere insieme le persone giuste e di portare avanti un progetto. Noi abbiamo capito che se ci si ferma soltanto a sognare o a sperare c'è un limite: il problema è poi mettersi d'impegno e portare avanti un progetto, avendo la capacità di incontrare e di incrociare le persone giuste. Però, so che è difficile farlo.
Quindi, il nostro contributo è proprio questo: se si ha passione, se si ha coraggio e se si ha spirito di sacrificio, qualcosa si può fare. Non ci si vede soltanto fermare a dire "ma come vorrei", "come sarebbe bello", "come mi piacerebbe", "magari fosse così"; dobbiamo provare a farlo, dobbiamo avere il coraggio di sederci e di decidere quando iniziare a fare qualcosa. Ovviamente, bisogna fare i conti con i numeri, con la contabilità, però se non si deve avere la presunzione di farcela da soli; bisogna incontrare le persone giuste e fare gruppo, bisogna vedere come si fa, bisogna intercettare l'imprenditore giusto, chiedere una mano, fare impresa insieme e non bisogna essere presuntuosi. Il contributo che diamo e che abbiamo dato è che un passo si può fare, si può fare il secondo si può fare il terzo e poi si può andare avanti.
Tra gli ospiti del talk di ieri, l'avvocato Giuseppe Muolo e Michele Fiore, soci della cooperativa "Mani Aperte", che ha dato la possibilità a tanti ragazzi disabili di trovare lavoro grazie al pastificio fondato grazia alla stessa cooperativa.
D: Avvocato Muolo, Il talk rappresenta una novità per questa edizione del Festival del giullare. Cosa avete raccontato al pubblico?
R: Noi facciamo parte di una cooperativa a facciamo parte di una cooperativa "Mani aperte" che ha dato vita a un pastificio, un laboratorio di pasta fresca. È una cooperativa che si occupa di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, nello specifico persone disabili. Abbiamo raccontato la nostra esperienza; ci sono dei ragazzi disabili che lavorano all'interno del pastificio. Michele Fiore, il pastaio del pastificio è la nostra colonna perché attorno a lui poi si è costruito tutto il team dei collaboratori che lavoro la pasta fresca.
D: Michele Fiore, qual è la soddisfazione che si prova nel vedere ragazzi, che normalmente vengono lasciati fuori dal mondo di lavoro, raggiungere traguardi lavorativi come questi?
R: A volte ci sono incomprensioni, però quello che ho imparato, in quest'anno, è che bisogna capire la competenza: ognuno ha delle abilità diverse; quindi, la disabilità è una parola che per me è superata, perché ho capito il senso di questa "abilità diversa". Ognuno di loro è bravo a fare determinati compiti; allora noi cerchiamo di cogliere le cose che per loro sono più facili da fare, visto che c'è da fare tanto nel pastificio, e si fanno fare quelle determinate cose. Poi, pian piano, si cerca di insegnare altro, però intanto, partiamo da quello che riescono a fare loro e a loro piace, poi - nel caso - si cerca di andare avanti.
D: Avvocato Muolo, qual è il contributo che la vostra associazione ha apportato al festival?
R: Il Festival di per sé è un momento in cui ci si manifesta, in cui si espongono le proprie esperienze. Il contributo che noi, probabilmente, abbiamo dato e il messaggio che vogliamo dare è quello che, comunque, qualcosa si può fare. I sogni, alle volte, o le idee, possono anche tramutarsi in fatti se si ha una visione, se si ha la voglia, la passione e la capacità di mettere insieme le persone giuste e di portare avanti un progetto. Noi abbiamo capito che se ci si ferma soltanto a sognare o a sperare c'è un limite: il problema è poi mettersi d'impegno e portare avanti un progetto, avendo la capacità di incontrare e di incrociare le persone giuste. Però, so che è difficile farlo.
Quindi, il nostro contributo è proprio questo: se si ha passione, se si ha coraggio e se si ha spirito di sacrificio, qualcosa si può fare. Non ci si vede soltanto fermare a dire "ma come vorrei", "come sarebbe bello", "come mi piacerebbe", "magari fosse così"; dobbiamo provare a farlo, dobbiamo avere il coraggio di sederci e di decidere quando iniziare a fare qualcosa. Ovviamente, bisogna fare i conti con i numeri, con la contabilità, però se non si deve avere la presunzione di farcela da soli; bisogna incontrare le persone giuste e fare gruppo, bisogna vedere come si fa, bisogna intercettare l'imprenditore giusto, chiedere una mano, fare impresa insieme e non bisogna essere presuntuosi. Il contributo che diamo e che abbiamo dato è che un passo si può fare, si può fare il secondo si può fare il terzo e poi si può andare avanti.

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