
Politica
Il Partito Democratico di Trani tende la mano a Pol...etica
Il segretario Maurizio Di Palma scrive alla nuova associazione. «Rilanciare l’azione dei cattolici nel nostro panorama politico»
Trani - giovedì 17 gennaio 2013
17.10
Sabato scorso i consiglieri comunali del Partito Democratico Mimmo De Laurentis e Carlo Avantario hanno partecipato alla prima iniziativa pubblica dell'associazione Pol...etica. Il segretario cittadino del Pd, Maurizio Di Palma, ha scritto al presidente del movimento, che si è costituito a Trani in continuità con il forum delle associazioni laicali cattoliche, una lettera di auguri e di incoraggiamento.
«Il Partito che rappresento – scrive Di Palma - ha l'ambizione di riaffermare anche i temi e le riflessioni della cultura cattolico-democratica italiana e devo constatare con piacere che il convegno di sabato non ha semplicemente celebrato la ricchezza di questa tradizione etico-politica che ha costruito e difeso la democrazia nel nostro Paese, ma l'ha fatta rivivere, rilanciando l'azione dei cattolici nel nostro panorama politico. Ritengo, in particolare, che una cultura politica cristiana possa contribuire ad affermare valori e modelli di comportamento eticamente ispirati e credo che la Vostra presenza nel dibattito pubblico aiuterà i partiti ad affrontare le sfide che il nostro Paese ha di fronte, a cominciare dalla questione democratica e liberale tutt'ora aperta nel nostro Paese».
«I cattolici - prosegue il segretario del Pd - hanno scritto la Costituzione e hanno affermato la centralità delle istituzioni liberali e democratiche dell'Italia, collocando il nostro Paese nel novero dei paesi occidentali. Non sempre tuttavia gli italiani hanno recepito quei contenuti e per questo è necessaria una grande operazione culturale ed educativa che promuova ogni giorno il rispetto verso le istituzioni, il primato della legge e dello Stato di diritto e contestualmente affermi l'importanza di un'etica pubblica e individuale che induca i cittadini ad operare un controllo costante nei confronti dei nostri governanti e a partecipare attivamente all'attività politica. Penso anche alla giustizia sociale e al contributo imprescindibile della Dottrina Sociale della Chiesa su questo tema. Per troppo tempo le culture politiche in Europa hanno ignorato questa questione e, talvolta, si sono mostrate disponibili a superare il modello sociale europeo che avevano costruito nell'intento di coniugare libertà, sviluppo ed equità sociale. Oggi è tempo di riaffermare quel modello a partire dalla costruzione di una casa comune degli europei, perché siamo consapevoli che la tutela della persona e della sua dignità è possibile solo in una cornice di rapporti sociali ed economici equi. Sono infine persuaso che, insieme, le culture politiche della nostra tradizione possano e debbano contribuire alla modernizzazione del Paese. La prima modernizzazione dell'Italia post bellica è stata del resto opera di gruppi dirigenti di ispirazione cristiana; ma oggi sappiamo che c'è bisogno di un nuovo ciclo di innovazione che sia capace di proiettare l'Italia nei mercati internazionale e di promuovere ulteriormente la sua crescita civile. L'innovazione a cui penso è soprattutto un cambio di paradigma della nostra politica che si ponga come primo obiettivo la promozione della cultura e dei i tanti saperi scientifici e umanistici che hanno reso grande il nostro Paese e hanno consentito la sua ricostruzione morale e civile dopo la guerra. Per realizzare questi obiettivi, però, la politica deve superare certe suggestioni populiste e plebiscitarie oggi così diffuse e recuperare invece l'idea di una politica paziente, meditata, incline alla elaborazione condivisa».
«Il Partito che rappresento – scrive Di Palma - ha l'ambizione di riaffermare anche i temi e le riflessioni della cultura cattolico-democratica italiana e devo constatare con piacere che il convegno di sabato non ha semplicemente celebrato la ricchezza di questa tradizione etico-politica che ha costruito e difeso la democrazia nel nostro Paese, ma l'ha fatta rivivere, rilanciando l'azione dei cattolici nel nostro panorama politico. Ritengo, in particolare, che una cultura politica cristiana possa contribuire ad affermare valori e modelli di comportamento eticamente ispirati e credo che la Vostra presenza nel dibattito pubblico aiuterà i partiti ad affrontare le sfide che il nostro Paese ha di fronte, a cominciare dalla questione democratica e liberale tutt'ora aperta nel nostro Paese».
«I cattolici - prosegue il segretario del Pd - hanno scritto la Costituzione e hanno affermato la centralità delle istituzioni liberali e democratiche dell'Italia, collocando il nostro Paese nel novero dei paesi occidentali. Non sempre tuttavia gli italiani hanno recepito quei contenuti e per questo è necessaria una grande operazione culturale ed educativa che promuova ogni giorno il rispetto verso le istituzioni, il primato della legge e dello Stato di diritto e contestualmente affermi l'importanza di un'etica pubblica e individuale che induca i cittadini ad operare un controllo costante nei confronti dei nostri governanti e a partecipare attivamente all'attività politica. Penso anche alla giustizia sociale e al contributo imprescindibile della Dottrina Sociale della Chiesa su questo tema. Per troppo tempo le culture politiche in Europa hanno ignorato questa questione e, talvolta, si sono mostrate disponibili a superare il modello sociale europeo che avevano costruito nell'intento di coniugare libertà, sviluppo ed equità sociale. Oggi è tempo di riaffermare quel modello a partire dalla costruzione di una casa comune degli europei, perché siamo consapevoli che la tutela della persona e della sua dignità è possibile solo in una cornice di rapporti sociali ed economici equi. Sono infine persuaso che, insieme, le culture politiche della nostra tradizione possano e debbano contribuire alla modernizzazione del Paese. La prima modernizzazione dell'Italia post bellica è stata del resto opera di gruppi dirigenti di ispirazione cristiana; ma oggi sappiamo che c'è bisogno di un nuovo ciclo di innovazione che sia capace di proiettare l'Italia nei mercati internazionale e di promuovere ulteriormente la sua crescita civile. L'innovazione a cui penso è soprattutto un cambio di paradigma della nostra politica che si ponga come primo obiettivo la promozione della cultura e dei i tanti saperi scientifici e umanistici che hanno reso grande il nostro Paese e hanno consentito la sua ricostruzione morale e civile dopo la guerra. Per realizzare questi obiettivi, però, la politica deve superare certe suggestioni populiste e plebiscitarie oggi così diffuse e recuperare invece l'idea di una politica paziente, meditata, incline alla elaborazione condivisa».
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