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Lavoro, scuola e Covid-19: boom per smart working e didattica a distanza

Le piattaforme più utilizzate da studenti e professionisti

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Dopo quasi due mesi di lockdown, anche l'Italia ha dato il via alla progressiva riapertura delle attività economiche. La cosiddetta "Fase 2", infatti, è iniziata il 4 maggio ed ha visto un successivo alleggerimento delle misure restrittive il 18 maggio. Se non ci saranno importanti ricadute a livello sanitario, le restanti limitazioni decadranno nel corso del mese di giugno, in prossimità della stagione turistica, che per l'Italia ha un ruolo chiave.

Lo smart working è stato fondamentale nel lockdown
Tra le attività che hanno riaperto a maggio, ci sono le aziende che avevano dovuto chiudere del tutto e quelle che avevano mantenuto solo le operazioni strettamente necessarie. C'è da dire, comunque, che una parte marginale di attività – definite strategiche – non avevano chiuso nemmeno durante il periodo di restrizione totale.

Per tutti, l'unica soluzione lavorativa possibile durante il lockdown è stata l'utilizzo del cosiddetto "smart working" o "lavoro agile", ovvero una modalità di lavoro da remoto che sfrutta le possibilità offerte dalle tecnologie informatiche. Anche per quanto riguarda il settore dell'istruzione, a seguito della chiusura delle scuole e delle università, le lezioni sono continuate attraverso il cosiddetto "distance learning", cioè l'apprendimento a distanza.

Il successo di Zoom
Tra i servizi informativi più utilizzati dalle persone durante l'emergenza sanitaria ci sono quelli che permettono di tenere conferenza online. Ne esistono molti, come Meet di Google, Skype e Adobe Connect, ma quello che in questi mesi ha visto aumentare in maniera davvero esponenziale la sua popolarità è Zoom. Il software di videoconferenze dell'omonima azienda americana, nonostante alcuni problemi di privacy, è passato da 10 milioni di utenti a fine 2019 a ben 300 milioni di utenti ad aprile. Una crescita sbalorditiva.

Il successo è stato talmente travolgente da trascinare al rialzo anche il valore azionario della compagnia. Non ci sono dubbi: comprare le azioni Zoom era la cosa giusta da fare, considerando che il titolo è aumentato di ben il 101% da gennaio a maggio. Il tutto in un momento in cui i mercati finanziari globali hanno visto un vero e proprio crollo per quasi tutte le aziende quotate.

Le potenzialità del lavoro da remoto
Quello che l'emergenza Coronavirus ha fatto scoprire al mondo – le potenzialità della digitalizzazione per moltissime attività – non è certo una novità. In alcuni settori, come ad esempio l'editoria online, la programmazione informatica e l'e-commerce, il lavoro da remoto è già una realtà consolidata da anni. Basta un computer e una connessione Internet per poter lavorare in completa autonomia senza vincoli di luogo e di tempo.

I vantaggi dello smart working sono numerosi: maggiore flessibilità di orario, maggiore autonomia da parte del lavoratore, risparmio di tempo per raggiungere il luogo di lavoro, minore traffico e conseguente minore inquinamento. Non ultima, la possibilità di svolgere la propria attività da qualsiasi posto, anche all'estero, come fanno i cosiddetti "nomadi digitali", che si spostano in diversi Paesi continuando a lavorare senza problemi.

Ora, con la riapertura delle attività, molte aziende si stanno domandando se la modalità smart working potrebbe essere adottata anche in regime di lavoro ordinario. Come detto i vantaggi sono notevoli, anche se tra i problemi da affrontare c'è la regolarizzazione di questa modalità di lavoro dal punto di vista dei contratti di lavoro, diversi da quelli in presenza. Al momento, infatti, la legislazione italiana non è ancora preparata e l'inquadramento dal punto di vista contrattuale potrebbe rappresentare un ostacolo alla diffusione dello smart working su larga scala.

La blockchain è il futuro?
Un'ulteriore possibilità di sviluppo ed evoluzione del lavoro da remoto o della didattica a distanza è rappresentata dalla blockchain. Questa tecnologia è stata resa famosa dal Bitcoin, che si basa su di essa, ma è in realtà applicabile a tantissimi altri settori, che possono trarre vantaggio dalla trasparenza e dalla non modificabilità delle informazioni.

Secondo alcuni, il settore dello smart working non sarebbe tra quelli che avrebbe benefici sostanziali dalle tecnologie di informazione decentralizzata, soprattutto nel rapporto tra datore di lavoro e dipendente. Diverso il discorso per le pubbliche amministrazioni – in cui è richiesta una maggiore trasparenza nei processi digitali – che potrebbero implementare protocolli basati su blockchain per eliminare eventuali errori umani o prevenire possibili frodi. In Italia, una sperimentazione in questo senso è già stata avviata da parte del Comune di Bari.
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