Politica

Pubblicità sui banchi di scuola, l'assessore regionale Sasso è contraria

Lettera a Pompeo Camero: «Un rimedio peggiore del male»

Pubblicità di privati per pagare i banchi scuola. L'iniziativa lanciata dalla provincia di Barletta, Andria, Trani è stata ripresa persino dalla stampa nazionale. Il bando, pubblicato sul sito dell'Ente, da la possibilità ai privati di poter acquistare un completo banco-sedia versando la somma di 69,80 euro più Iva. In cambio della sponsorizzazione, il nome dell'azienda sarà impressa con una targhetta sui banchi acquistati.

Il dibattito si è aperto, tra favorevoli e contrari. In questa seconda categoria rientra l'assessore regionale Alba Sasso che ha scritto all'assessore provinciale Pompeo Camero, esprimendo le sue perplessità. Ecco la lettera di Alba Sasso:

«Caro Pompeo Camero, capisco che le ristrettezze economiche in cui versa il Paese, il patto di stabilità attraverso cui il governo ci impedisce di spendere i soldi che pure ci sono, ci portano alle volte alla disperazione. Come Regione ci viene impedito di dare ai Comuni i soldi per il diritto allo studio a tutto il 2010, il Ministero ci centellina i fondi per l'edilizia scolastica, e blocca i fondi Fas che servirebbero come il pane per ristrutturare le scuole e metterle in sicurezza. Il risultato è che le scuole sono alla canna del gas e vedono sfumare anche i soldi già spesi lo scorso anno per supplenze e spese ordinarie. Per non parlare dei tagli del governo che hanno provocato la riduzione delle cattedre e di tanto altro che ben conosciamo. I genitori cominciano a pagare non solo le mense e i trasporti, ma sono anche costretti a portare a scuola gli strumenti didattici e perfino la carta igienica.

La soluzione che proponi è quella di far entrare gli sponsor privati nelle scuole. Ma siamo proprio sicuri che riempire le scuole di messaggi pubblicitari non sia solo una scorciatoia, un rimedio peggiore del male? La responsabilità degli amministratori pubblici è quella di trovare ogni strada per garantire il diritto allo studio, ma soprattutto quella di favorire e garantire nella scuola pubblica un'educazione libera e laica, non soggetta cioè a condizionamenti di alcun tipo. Le nostre bambini e i nostri bambini, le nostre ragazze e i nostri ragazzi, noi stessi viviamo in un mondo di messaggi mediatici costruiti, e molto sapientemente, proprio per condizionarci.

Qualche anno fa in Germania una grande ditta produttrice di bevande propose di installare dei grandi cartelloni pubblicitari in un' Università, dietro lauto compenso. In fondo perché rinunciare a dei soldi se gli studenti appena escono dall'Università o dalle scuole sono bombardati dagli stessi messaggi? Le autorità di quella Università, invece, rifiutarono proprio per questo. Perché la formazione è altro: è la sfida di riuscire a dare ai più giovani gli strumenti per capire e per orientarsi nel mondo, per saper chiedersi, almeno qualche volta, se siamo davvero libere e liberi di scegliere il nostro stile di vita, le cose che mangiamo, beviamo, indossiamo.

Lasciamo allora che la scuola provi ad essere altro, meglio, quello che dovrebbe semplicemente essere: il luogo del sapere condiviso, uno spazio pubblico di socialità libera e aperta, dove si insegni e si impari a leggere la realtà, ogni realtà. Dove si abbia cura della crescita preziosa delle intelligenze. E dove si provi a proteggere questa crescita. Poi ognuna e ognuno, sceglierà e deciderà ma avendo acquisito gli strumenti per farlo.

Perciò caro Pompeo ti dico che non sono d'accordo con questa tua scelta, anche se ne posso capire i perché. Continueremo a vederci, come abbiamo fatto la scorsa settimana con tutti gli assessori provinciali, per trovare le strade per affrontare insieme ogni difficoltà. Solo insieme possiamo trovare le soluzioni migliori».
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