Luigi Riserbato
Luigi Riserbato
Politica

Trani 2026, Riserbato rompe gli indugi: «Pronto a tornare in campo per la città»

L'ex sindaco chiude la stagione del silenzio: «Un ruolo me lo ritaglierò, sono di centro destra e sono a disposizione.»

A dieci anni dal suo "autoesilio" e a tre dall'assoluzione definitiva, Luigi Riserbato riprende ufficialmente la parola. Non è solo il dovere di testimonianza a muovere l'ex sindaco, ma la chiara volontà di incidere nuovamente sul destino amministrativo di Trani. Con lo sguardo rivolto a maggio 2026, Riserbato lancia un messaggio inequivocabile agli alleati e agli avversari: la sua assenza è finita.

Il ritorno sulla scena politica tranese dell' ex Sindaco di Trani ci era stato ufficiosamente anticipato per le vie brevi a fine 2025: "Se ci saranno le condizioni - ci disse - mi metterò a disposizione della Città di Trani". Ora queste condizioni ci sono ed il già Primo Cittadino, lasciandosi alle spalle la sua dolorosa esperienza giudiziaria, guarda al futuro.

Lo abbiamo contattato stamani per telefono e le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni ambigue, Luigi Riserbato si mette a disposizione della coalizione di centro destra, ma rivendica autonomia di manovra: «Il tavolo del centrodestra è al lavoro da tempo. Se riusciranno a fare sintesi su un buon candidato è bene, nel caso contrario nel maggio 2026 un ruolo immagino di ritagliarmelo. Sono disponibile a ripartire - ha detto - candidato sindaco o consigliere comunale? Qualsiasi scenario è possibile, l'importante è la condivisione di un progetto». L'ex Primo Cittadino ha sottolineato di non voler essere l'elemento che spacca il fronte conservatore, ma pone una condizione di metodo: Trani non può essere guidata da chi non ha curriculum. «Il ruolo di sindaco deve risentire di un'esperienza precedente. Senza aver fatto il consigliere o l'assessore, si incontrano difficoltà enormi», afferma con un velato riferimento alle attuali autocandidature civiche.

L'affondo: «Undici anni di occasioni perdute»
Il ritorno in campo di Riserbato è motivato anche da una critica radicale alla gestione Bottaro, definita un'amministrazione di "copia e incolla". Secondo l'ex sindaco, la maggioranza uscente avrebbe vissuto di rendita sui progetti di rigenerazione urbana approvati nel 2011, sprecando l'occasione storica del PNRR: «Hanno avuto un'opportunità straordinaria con milioni di euro - ci ha dichiarato - ma hanno preso i programmi dei miei cassetti. Trani necessita di una pulizia e di obiettivi chiari che in questi undici anni sono mancati». L'ex sindaco non ha perso l'occasione di criticare aspramente lo stato dei luoghi simbolo di Trani, dalla Villa Comunale con i viali in asfalto alla situazione di Piazza della Repubblica e del Porto. «Bastava puntare su 8-9 milioni di interventi mirati nei luoghi di attrazione turistica per far brillare Trani. Invece si sono innescate situazioni foriere di contenziosi per le generazioni future».

Il "modello Riserbato" contro la Realpolitik
Riserbato, nel colloquio di stamani, ha rivendicato con orgoglio la scelta delle dimissioni nel 2014, definendola un atto di dignità oggi raro. «Io ho staccato la spina per rispetto delle istituzioni, altri oggi restano attaccati alla poltrona anche con rinvii a giudizio pesanti». Questa coerenza morale, unita alla difesa tecnica della sua giunta — definita una «macchina amministrativa perfetta» — costituisce il biglietto da visita con cui l'avvocato tranese si ripresenta agli elettori.

Lo scenario verso il 2026
La discesa in campo ufficiale di Luigi Riserbato agisce come un potente catalizzatore sullo scacchiere politico tranese, rimescolando i pesi all'interno del centrodestra. Ponendosi simultaneamente come garante dell'unità o come alternativa di peso, l'ex sindaco lancia un segnale inequivocabile ai vertici di Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega: il tempo dell'attesa è finito. Questa mossa forza i partiti a uscire dall'impasse decisionale, imponendo una riflessione sulla necessità di una guida esperta e collaudata. La figura di Riserbato, infatti, si pone in antitesi rispetto alla "freschezza" dei profili civici privi di curriculum amministrativo, rivendicando la superiorità della competenza matura sulla novità fine a se stessa. In questo contesto, l'assoluzione piena non è più solo un traguardo giudiziario, ma si trasforma nel fulcro del suo capitale politico. È il presupposto etico e fattuale per esigere una "rivincita democratica", un tentativo di riprendere il filo di quel mandato interrotto bruscamente, offrendo alla coalizione una candidatura che fa della memoria storica e della riabilitazione istituzionale i suoi punti di forza.
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