
Politica
Trani, l'odissea delle società sportive e la proposta di Lima: «Investire su Villa Bini per fermare il degrado»
L' analisi del dirigente nazionale FDI e ASI che rilancia il modello "playground" per il recupero delle aree urbane
Trani - venerdì 9 gennaio 2026
10.14
Fare sport a Trani sta diventando una corsa a ostacoli, e non ci si riferisce a una disciplina olimpica, ma alla quotidiana lotta per la sopravvivenza delle associazioni locali. La fotografia dell'impiantistica sportiva cittadina è impietosa: il PalaFerrante mostra da tempo i segni dell'età e di una manutenzione complessa, il Palazzetto dello Sport vive fasi di indisponibilità che gettano nel caos i calendari dei campionati, e la situazione delle palestre scolastiche è spesso precaria, tra agibilità limitate e spazi non idonei all'agonismo. In questo scenario di "emergenza strutture", interviene Raimondo Lima, già consigliere comunale e attuale Dirigente nazionale di Fratelli d'Italia e Dirigente ASI (Associazioni Sportive e Sociali Italiane), ponendo l'accento su una vera e propria diaspora degli atleti tranesi.
La denuncia: atleti con la valigia
«A Trani, a causa della mancanza di spazi – scrive Lima in una nota social – abbiamo associazioni sportive costrette ad allenarsi a chilometri di distanza in città limitrofe e addirittura fuori provincia. Ragazze e ragazzi, nostri concittadini che settimanalmente sono costretti a spostarsi per praticare sport con tutto ciò che il trasporto concerne in termini di tempo ed aggravio economico sui bilanci familiari». Una situazione che non pesa solo sulle tasche, ma anche sul tessuto sociale. Lima collega direttamente la carenza di presidi sportivi ed educativi con gli episodi di cronaca recente: «Investire nello sport è investire nella salute e nella educazione dei propri concittadini prevenendo altresì forme di emarginazione e degrado sociale di cui abbiamo avuto piena evidenza nella notte di capodanno».
La proposta: Villa Bini come nuovo polo sportivo
Lo sguardo è rivolto al futuro e alla pianificazione delle risorse. L'esponente di FDI invita l'amministrazione a un cambio di rotta: «Nella Trani dei prossimi anni vorrei che si investisse di più nello sport iniziando ad evitare spese effimere per eventi che non lasciano nulla alla città dopo il loro svolgimento». Il focus si sposta poi su un luogo simbolo del centro cittadino, spesso al centro delle polemiche per incuria: Villa Bini. «Come ho già avuto modo di sostenere negli anni – prosegue Lima – solo facendola vivere e frequentare è possibile vincere il degrado ivi regnante. Farla vivere trasformandola in area pubblica sportiva potrebbe essere una soluzione vincente».
Dieci anni di Via Gisotti e il ricordo di Diego Resta
A supporto della sua tesi, Lima cita un precedente virtuoso: «La "nostra" area pubblica sportiva di via Gisotti è lì da anni a dimostrare fattivamente che ciò che dico è possibile e realizzabile». E proprio quel riferimento a via Gisotti riaccende una memoria che merita di non essere sbiadita. Fra poco più di un mese, infatti, ricorreranno i 10 anni dall'inaugurazione di quel playground, un piccolo gioiello di aggregazione urbana. Ma c'è una ferita ancora aperta legata a quel luogo. Un decennio fa, contestualmente all'apertura, lo stesso Raimondo Lima protocollò una richiesta formale e sentita: intitolare quell'area a Diego Resta. Diego, giovane carabiniere e talentuoso cestista tranese, era scomparso tragicamente solo due anni prima in un incidente stradale in Lombardia, mentre era in servizio. A distanza di dieci anni, mentre si discute di nuovi spazi e di futuro, recuperare quella proposta d'intitolazione sarebbe forse il modo più nobile per unire lo sport alla memoria di un figlio della nostra città e sicuramente se ne avrebbe più cura.
La denuncia: atleti con la valigia
«A Trani, a causa della mancanza di spazi – scrive Lima in una nota social – abbiamo associazioni sportive costrette ad allenarsi a chilometri di distanza in città limitrofe e addirittura fuori provincia. Ragazze e ragazzi, nostri concittadini che settimanalmente sono costretti a spostarsi per praticare sport con tutto ciò che il trasporto concerne in termini di tempo ed aggravio economico sui bilanci familiari». Una situazione che non pesa solo sulle tasche, ma anche sul tessuto sociale. Lima collega direttamente la carenza di presidi sportivi ed educativi con gli episodi di cronaca recente: «Investire nello sport è investire nella salute e nella educazione dei propri concittadini prevenendo altresì forme di emarginazione e degrado sociale di cui abbiamo avuto piena evidenza nella notte di capodanno».
La proposta: Villa Bini come nuovo polo sportivo
Lo sguardo è rivolto al futuro e alla pianificazione delle risorse. L'esponente di FDI invita l'amministrazione a un cambio di rotta: «Nella Trani dei prossimi anni vorrei che si investisse di più nello sport iniziando ad evitare spese effimere per eventi che non lasciano nulla alla città dopo il loro svolgimento». Il focus si sposta poi su un luogo simbolo del centro cittadino, spesso al centro delle polemiche per incuria: Villa Bini. «Come ho già avuto modo di sostenere negli anni – prosegue Lima – solo facendola vivere e frequentare è possibile vincere il degrado ivi regnante. Farla vivere trasformandola in area pubblica sportiva potrebbe essere una soluzione vincente».
Dieci anni di Via Gisotti e il ricordo di Diego Resta
A supporto della sua tesi, Lima cita un precedente virtuoso: «La "nostra" area pubblica sportiva di via Gisotti è lì da anni a dimostrare fattivamente che ciò che dico è possibile e realizzabile». E proprio quel riferimento a via Gisotti riaccende una memoria che merita di non essere sbiadita. Fra poco più di un mese, infatti, ricorreranno i 10 anni dall'inaugurazione di quel playground, un piccolo gioiello di aggregazione urbana. Ma c'è una ferita ancora aperta legata a quel luogo. Un decennio fa, contestualmente all'apertura, lo stesso Raimondo Lima protocollò una richiesta formale e sentita: intitolare quell'area a Diego Resta. Diego, giovane carabiniere e talentuoso cestista tranese, era scomparso tragicamente solo due anni prima in un incidente stradale in Lombardia, mentre era in servizio. A distanza di dieci anni, mentre si discute di nuovi spazi e di futuro, recuperare quella proposta d'intitolazione sarebbe forse il modo più nobile per unire lo sport alla memoria di un figlio della nostra città e sicuramente se ne avrebbe più cura.


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