Raimondo Lima
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Politica

"Staffetta" a destra: Ferri vola in Regione e lascia il seggio a Lima. Un passaggio di consegne nel segno della coerenza

Rientra a Palazzo di Città Raimondo Lima dopo l'esclusione per un solo voto nel 2020: «Si riprende a lottare»

È il giorno del cambio della guardia tra gli scranni del centrodestra a Palazzo di Città. Una "staffetta" politica e umana che si consuma tra Andrea Ferri, neo eletto in Consiglio Regionale con un exploit di consensi, e Raimondo Lima, che rientra nell'assise comunale, operativo già dal 26 gennaio data del prossimo Consiglio Comunale, dopo cinque anni di assenza.

I due esponenti di Fratelli d'Italia hanno affidato ai social i loro pensieri, tratteggiando due narrazioni che si incastrano perfettamente: da una parte la soddisfazione per un risultato che "pesa" e la responsabilità verso il territorio (Ferri), dall'altra l'emozione della "militanza" e il riscatto dopo una lunga attesa (Lima).

L'addio di Ferri: i numeri come risposta politica
Andrea Ferri lascia il Consiglio Comunale non come un atto burocratico, ma con una precisa rivendicazione politica. Le sue dimissioni, rassegnate per incompatibilità di fatto con il nuovo ruolo in via Gentile, sono l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Ferri parla di "risultato storico" (oltre 3.300 preferenze solo a Trani) e usa questi numeri come scudo contro chi, in questi anni, aveva giudicato l'opposizione "insufficiente". «I numeri hanno dato una risposta chiara», scrive Ferri, sottolineando come il consenso popolare abbia legittimato il suo operato. Il suo sguardo è ora rivolto alla BAT e alla Regione, promettendo di portare Trani con sé "ogni giorno". Ma il passaggio chiave è proprio verso il suo successore: Ferri si dice felice di lasciare il posto a Lima, riconoscendo che «la politica deve saper riconoscere la perseveranza e la coerenza».

Il ritorno di Lima: la rivincita della militanza
Per Raimondo Lima, la firma dell'accettazione della carica è la chiusura di un cerchio aperto dolorosamente nel 2020, quando rimase fuori dal Consiglio per un solo, beffardo, voto di preferenza. «Dopo 5 anni e 4 mesi torno a Palazzo di città», scrive Lima, che si appresta a iniziare il suo terzo mandato. Il suo messaggio è vibrante e ideologico: ringrazia Ferri per le dimissioni «non scontate» e parla di riprendere «idealmente la staffetta». Lima dedica questo momento non a sé stesso, ma alla "Comunità politica" e ai giovani militanti, lanciando un messaggio educativo: «Si può fare Politica sempre e comunque, a prescindere dai ruoli». Per Lima, il rientro è il presidio di un'area "prima ancora umana che politica".

La sintesi: un asse rafforzato
L'armonizzazione dei due messaggi restituisce l'immagine di un partito che, in questo frangente, appare compatto. Non c'è il senso di abbandono da parte di chi va via, né il senso di rivalsa rancorosa da parte di chi subentra. C'è invece il riconoscimento reciproco: Ferri legittima Lima riconoscendone la storia, Lima ringrazia Ferri riconoscendone il gesto. È il passaggio da una leadership locale a una regionale, con la garanzia che il posto lasciato vuoto sarà occupato da qualcuno che conosce a memoria la macchina amministrativa (essendo stato capogruppo dal 2012 al 2020).

Questo avvicendamento rappresenta, paradossalmente, lo scenario migliore possibile per Fratelli d'Italia e per il centrodestra tranese in vista delle elezioni comunali di primavera. Se da un lato il partito perde in aula il suo "campione di preferenze" (Ferri), dall'altro recupera una risorsa di grande esperienza e identità (Lima) proprio nei mesi caldi della campagna elettorale. La "staffetta" permette di sanare la ferita del 2020 (il recupero del primo dei non eletti) e contemporaneamente proietta il partito su un doppio livello istituzionale: Trani avrà un presidio forte in Regione con Ferri e ritrova una voce storica in Consiglio con Lima. Politicamente, questo significa che il centrodestra potrà affrontare la prossima campagna elettorale con due motori accesi invece di uno: la forza trainante del consigliere regionale e la capacità di mobilitazione territoriale del consigliere comunale uscente. Una combinazione che, se gestita con l'armonia mostrata in questi post, potrebbe costituire l'asse portante della futura coalizione.
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