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Politica

Amiu, la lettera scarlatta di De Biase prima delle dimissioni

Una chiave di lettura sulla realtà dell'azienda

La lettera è datata 5 gennaio 2016. A firmarla è l'assessore al bilancio e alle finanze di quel periodo storico politico per Trani, Angelo De Biase. Qualche giorno dopo si sarebbe dimesso. È un documento ormai datato per i tempi della cronaca. Ma è focale e costituisce una chiave di lettura per capire meglio cosa è successo e cosa sta succedendo intorno alla realtà dell'Amiu. Una lettera che è rimasta di fatto "nascosta" agli addetti ai lavori, a cominciare dai consiglieri comunali. Fu indirizzata infatti solo a tre persone: il sindaco Bottaro, il presidente del Consiglio Ferrante ed il segretario generale Casalino. Deve aver meditato a lungo l'ex assessore prima di scriverla e inviarla. Immaginiamo il suo travaglio e forse il suo disagio durante quelle festività, quel capodanno 2016.

Qualche giorno prima, il 28 dicembre, si era sottoposto al voto del Consiglio comunale, proprio su "proposta" dell'assessorato alle Finanze , l'atto d'indirizzo relativo alla situazione economica e finanziaria dell'Amiu Spa. Ma nel corpo della delibera ci sono i germi del futuro "contendere", tra gli assessori e l'amministrazione, tra il governo e gran parte dell'opinione pubblica: la ricostituzione del capitale sociale di Amiu e la messa in liquidazione. Anche la conigliera Zitoli, ricordiamo fece "opposizione" interna a quel provvedimento.

Un advisor sarebbe stata incaricata di verificare se sussistevano le condizioni per poter procedere con la ricapitalizzazione. Fu dato un tempo di 90 giorni per l'espressione del parere, come da prassi. Nella ricostruzione dei fatti che l'assessore fa nella sua lettera, si giunge poi al reale problema, alla contraddizione che noi tutti abbiamo messo a fuoco. L'assessore mostra le sue perplessità dinanzi alla stabilizzazione per 10 dipendenti dell'Amiu (tra i quali figurerà anche un parente acquisito del sindaco, nda). De Biase a quel punto parla chiaramente di "perplessità sulla legittimità della decisione, atteso lo stato di difficoltà economiche e finanziarie in cui versa la società, ma soprattutto in presenza del dubbio sulla «continuità aziendale».

In sostanza De Biase si chiede come sia possibile che proprio in un momento storico in cui lo Stato impone "processi di razionalizzazione" delle società e delle partecipazioni societarie, anche mediante la messa in liquidazione o cessione" delle stesse e spinga al "contenimento dei costi di funzionamento, anche mediante riorganizzazione degli organi amministrativi e di controllo delle strutture aziendali, nonché attraverso la riduzione delle relative remunerazioni (criterio del contenimento dei costi)", l'Amiu vada a gravare sui costi riguardanti il personale, proprio con la stabilizzazione di 10 unità; proprio quando uno dei criteri legislativi di base citati nella lettera (comma 611) punta non alla riduzione delle società partecipate, ma ai costi delle società stesse. L'assessore De Biase è chirurgico nella citazione della legge ed affonda "il bisturi" proprio rilevando (comma 2 bis dell'art. 18) che anche la normativa più recente fissa il principio secondo cui le società a partecipazione pubblica locale dovranno attenersi alla riduzione dei costi del personale, attraverso il contenimento degli oneri contrattuali e delle assunzioni del personale stesso, previo atto d'indirizzo che orientasse i provvedimenti in base al contesto e alla realtà dell'azienda stessa.

Nel finale della lettera indirizzata alle tre autorità locali, l'assessore De Biase compie un ultimo riferimento, ma ugualmente mirato e non certo secondario: anche il Patto di Stabilità viene tirato in ballo, in quanto "gli enti locali (e le regioni), in quanto sottoposti al rispetto di quest'ultimo, devono coordinare le politiche riguardanti le assunzioni delle società partecipate al fine di garantire anche per le stesse una graduale riduzione della percentuale tra spese di personale e spese correnti". Adombra anche il rischio di un mancato rispetto del Patto di Stabilità.

L'assessore firma dunque un'analisi freddamente burocratica e volta a giustificare le sue perplessità in merito alla questione delle stabilizzazioni affiancate ad un percorso di ricapitalizzazione. Tutto questo da parte di un'azienda che proveniva da un contesto di oggettiva difficoltà economica. A quel punto De Biase chiudeva l'intervento chiedendo alla Giunta di fermarsi a riflettere, approfondendo l'argomento e convocando in audizione l'Amministratore Unico della società, Alessandro Guadagnuolo. Invito che a quanto pare cadde nel vuoto, in quanto qualche giorno dopo l'assessore rassegnò le sue dimissioni. La lettera, pur recapitata anche al Presidente del Consiglio, garante e rappresentante degli stessi consiglieri comunali, che lo hanno votato e da lui vengono formalmente rappresentanti nell'assise cittadina, non fu mai inoltrata agli stessi, stando alla testimonianza di uno di loro: "Non ne abbiamo mai saputo nulla di questa lettera, che pure si presentava come atto decisivo di un passaggio politico delicato ed importante per la città".

Una lettera che a distanza di un anno, soprattutto alla luce degli ultimi risvolti giudiziari, diventa d'interesse pubblico (di qui la decisione di diffonderne il contenuto, nel rispetto del diritto d'informazione dei cittadini, che pagano annualmente per l'Amiu una tassa sempre più salata) e rende ancora più forte la contraddizione di un Comune che si costituisce parte civile contro il dirigente di quell'azienda, Guadagnuolo, ma non sposta gli equilibri fra le due parti (nel senso che si dovrebbero allontanare oltre che dal punto di vista giudiziario, anche fisico). Mentre l'assessore andò via effettivamente e questa lettera "scarlatta" grida ancora tutta l'opposizione "interna" alle scelte dell'amministrazione in ambito Amiu. Un "pericolo" materializzatosi nell'ennesima inchiesta di cui la stampa ha dato notizia nei giorni scorsi.
  • Amiu Trani
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