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Editoriale.Scusate il disturbo! Trani 2026: il vincolo di mandato e la politica degli orticelli

È tempo di governare con persone degne

I sei candidati a sindaco che si preparano a chiedere la fiducia dei tranesi nel maggio 2026 dovrebbero avere chiaro un punto: non basta vincere. Bisogna governare con persone degne. E questo significa scegliere i nomi delle liste non in base ai voti che promettono di portare, ma alla statura morale minima che dovrebbero garantire. Perché Trani avrà sicuramente un nuovo sindaco, ma molti cittadini sperano — e non lo nascondono più — in un Consiglio comunale finalmente liberato dai soliti noti, da coloro che da anni sono incollati alle sedie di Palazzo Palmieri e che hanno fatto della sopravvivenza politica il loro unico talento. È una questione morale? Sì, lo è. E non si può più far finta di niente.

Negli ultimi anni, il Consiglio comunale ha offerto uno spettacolo che definire indecoroso è un eufemismo. Cambi di casacca come fossero cambi di camicia, migrazioni politiche dettate non da idee ma da delusioni personali, da assessorati mancati, da simpatie e antipatie degne di una comitiva in gita scolastica. Altro che visione politica: qui si coltivano orticelli, piccoli ma fertilissimi, dove crescono favori, convenienze, micro-interessi. E a livello locale, si sa, anche un orticello minuscolo può diventare un feudo.

Il vincolo di mandato morale: ciò che manca davvero
Il vincolo di mandato giuridico non esiste, e va bene così. Ma il vincolo morale, quello sì che dovrebbe esistere. E invece è evaporato. Quando un eletto cambia schieramento perché non ha ottenuto la poltrona desiderata, non sta esercitando libertà: sta tradendo un patto. E quel tradimento pesa come un macigno sulla credibilità delle istituzioni.

La nausea degli elettori: un grido silenzioso
Non stupisce che molti cittadini siano nauseati. Non delusi: nauseati. Una nausea che si traduce in indifferenza, assenteismo, disaffezione. Perché — dicono in molti — "a che serve votare?". A che serve scegliere tra sinistra, destra o centro, se poi, dopo le elezioni, la danza delle migrazioni scompagina tutto e rende irrilevante la volontà popolare? A che serve distinguere tra partiti e civici, se poi i consiglieri si spostano come pedine su una scacchiera impazzita? La democrazia vive di fiducia. E quando la fiducia viene calpestata, il voto diventa un gesto vuoto, un rito stanco.

Il "nano politico" e la morale a elastico
Quando si parla di vincolo di mandato morale, spunta sempre il "nano politico" di turno, pronto a difendere la propria libertà di saltare dove conviene. Perché un vincolo, anche solo etico, significherebbe rinunciare alla comodità di usare la morale come un elastico: rigido verso gli altri, ma estremamente estensibile verso se stessi. Significherebbe rinunciare alla frase più abusata della politica italiana: "Tengo famiglia". Come se la famiglia fosse un lasciapassare per ogni incoerenza, ogni salto, ogni tradimento. La verità è che chi usa la politica come un elastico non difende la propria famiglia: difende il proprio tornaconto. E lo fa a spese della città.

Verso il 2026: una prova di maturità
Le amministrative del 2026 saranno un test. Non solo per i programmi, ma per la capacità di dire basta alla politica degli orticelli. Chi si candida dovrebbe impegnarsi a restare fedele al mandato ricevuto. E i sei candidati a sindaco dovrebbero essere i primi a pretendere coerenza dai propri sostenitori: non liste costruite per sommare voti, ma per sommare dignità.

Oggi la politica tranese assomiglia a un vecchio ponte di legno: scricchiola, traballa, e ogni tanto qualche asse marcita cede sotto il peso di chi ci cammina sopra. Ma un ponte non si rafforza aggiungendo sempre gli stessi pezzi consumati: si rafforza sostituendoli con legno nuovo, solido, capace di reggere il passaggio della comunità. E i sei candidati che aspirano a guidare Trani dovrebbero ricordarlo: una città non si costruisce con chi cambia direzione al primo soffio di vento, ma con chi ha la fibra per restare saldo.
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