Elisabetta Papagno e il pianista Yevhen Levkulych. <span>Foto Elisabetta Papagno</span>
Elisabetta Papagno e il pianista Yevhen Levkulych. Foto Elisabetta Papagno
Eventi e cultura

La Fondazione "Aldo Ciccolini - ETS" di Trani in concerto per i detenuti della casa circondariale di Bari

Il concerto, tenutosi lo scorso 22 ottobre, ha avuto come protagonista il pianista ucraino Yevhen Levkulich

Una sentenza di condanna alla reclusione non dovrebbe significare, per chi la subisce, la totale esclusione dal mondo esterno. Il tempo trascorso in carcere dovrebbe servire a rieducare il detenuto, offrendogli la possibilità di ricominciare. Spesso si sentono notizie che non si vorrebbero mai avere, come la morte dei detenuti in carcere, spesso suicidi. Il campanello d'allarme è chiaro: i detenuti sono pur sempre persone – che hanno sbagliato – ma con dei sentimenti e un'anima. Perché, allora, non coltivare proprio l'anima di queste persone? È ciò che si è riproposta la Fondazione "Aldo Ciccolini – ETS", organizzando un concerto nella casa circondariale di Bari nell'ambito della stagione concertistica 2025 "Armonie Naturali", ideata e diretta dal direttore artistico, il Maestro Alfonso Soldano e sostenuta dal Ministero della Cultura.

Lo scorso 22 ottobre si è esibito per i detenuti e per tutto il personale in servizio presso la casa circondariale di Bari il pianista ucraino Yevhen Levkulych. Il titolo del concerto "Ero e Leandro" è un chiaro riferimento al mito raccontato da Ovidio: due innamorati, Leandro che ogni notte sfida le acque buie e impervie per raggiungere la sua amata. In tal senso l'amata di ogni detenuto è la libertà; ognuno di loro attraversa le acque impervie dell'espiazione della pena, della privazione della libertà, del ricominciare da zero. Eppure, è bello pensare che, contrariamente alla tragedia di Ero e Leandro, i detenuti e la libertà finalmente riusciranno a ricongiungersi e ad avere un futuro migliore.

La presidente della Fondazione, Elisabetta Papagni, ha parlato di questa esperienza in un'intervista.
D: Com'è stata questa esperienza, di sicuro particolare, di ascoltare un concerto di musica classica, simbolo di libertà espressiva, in un luogo dove la libertà è fortemente limitata?
R: L'esperienza del concerto di musica classica nella casa circondariale è stata intensa e toccante sia per i detenuti che per i musicisti. Abbiamo tutti provato un'emozione pura e profonda; la musica classica, priva di testo, agisce in modo diretto sulle emozioni, spesso sopite o represse. Infatti, abbiamo constatato una partecipazione attenta di tutti i presenti, che hanno ringraziato e salutato il pianista con profonda riconoscenza.

D: Quale obiettivo ci si è posti con questo concerto?
R: Rompere le Mura e le Barriere: La musica, in particolare la musica classica con la sua carica emotiva e universale, riesce a superare le sbarre e le rigide routine del carcere. Per i detenuti, è un momento di evasione emotiva e mentale, un "suono di libertà" che offre una tregua dal peso della detenzione. Ma non solo; perché con questo concerto abbiamo potuto avere una vera condivisione umana: l'evento crea un'atmosfera di inaspettata umanità e condivisione. Agenti penitenziari, operatori e detenuti si ritrovano insieme, sullo stesso piano, come semplici spettatori di fronte all'arte.

D: Qual è il nesso tra musica e funzione riabilitativa?
R: Questi concerti si inseriscono spesso in iniziative più ampie che riconoscono alla musica (e all'arte in generale) un valore riabilitativo e di reinserimento sociale. Offrire bellezza e cultura in un luogo di pena è un modo per ricordare la dignità umana e riannodare i fili della speranza. L'esperienza va oltre il semplice intrattenimento: è un potente catalizzatore emotivo e sociale che porta la bellezza, l'introspezione e un momento di condivisione autentica in un contesto di isolamento.
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