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Territorio

Quale mare ci aspetta? La risposta forse meglio non saperla

Amministrazione confusa, tecnici impotenti e cittadini ignorati

Quale mare ci aspetta la prossima estate? Titolo e tema, di natura pericolosa, dell'incontro tenutosi ieri presso il cittadino circolo Arci "Hastarci", con protagonista il dott. Ungaro dell'Arpa (ovvero l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente). Un ente su cui pochi hanno le idee chiare, lasciandosi guidare da voci di corridoio e luoghi comuni. In realtà, la funzione di questa agenzia, che lavora con un terzo del personale previsto a livello nazionale, ha il compito di tenere sotto controllo, attraverso analisi e non solo, tutto il patrimonio più grande pugliese, ovvero quello naturale. Un compito difficile, praticamente impossibile nel nord-barese, dove la densità di abitanti pesa incisivamente sul bilancio ecologico degli enti pubblici.

Il tecnico presente ha evidenziato le criticità nel controllo e nella salvaguardia del mare tranese: «Trani fa parte del corpo idrico superficiale Barletta-Bisceglie, ciò significa che le stazioni di controllo e monitoraggio sono fissate in luoghi diversi dalla vostra città, necessitano infatti del diretto contatto coi luoghi più coinvolti ed esposti dalla corrente che percorre e "scende" l'adriatico. Questi sono i margini del corpo idrico, ciò significa che la città è sprovvista di queste stazioni. Da questo deriva il costante ritardo di prevenzione e protezione, tenendo conto del fatto che, tra l'altro, le aree balneabili ufficialmente riconosciute dalla regione (e di conseguenza controllate) sono molto meno rispetto a quelle realmente utilizzate e sono situate a minimo 500 metri dal centro abitato. In parole povere, non c'è controllo diretto ed effettivo della balneabilità del mare di Trani, almeno di quello che spesso volentieri è affollato durante l'estate».

Altro problema: il depuratore e gli scarichi abusivi. Il Pptr (piano paesaggistico territoriale regionale) al momento blocca i lavori di miglioramento, in attesa che la Regione conceda l'eccezione e che i 7.000.000 milioni di euro stanziati resistano qualche altro mese. E «potrebbero non bastare i fondi - afferma Ungaro - se il progetto non è legato al carico specifico del territorio, il che vuol dire "sopportare" all'incirca 250.000 abitanti e i loro rifiuti». A proposito di questo, pare che l'Arpa non abbia ancora avuto modo di interfacciarsi con l'Acquedotto, di conseguenza non ha potuto vedere e controllare lo stato dello stabilimento depurativo.

In questo fitto elenco di problemi, è montata la rabbia dell'assessore all'ambiente De Simone, impotente dal punto di vista tecnico-scientifico: prima contro i dirigenti dell'ufficio tecnico, che «andrebbero tutti mandati a casa»; poi contro la Barbanente, incapace in nove mesi di modificare il piano paesaggistico salvo poi averlo fatto per la discarica Grottelline di Spinazzola; infine contro le ville che scaricano senza le dovute precauzioni e abusivamente la fogna a mare, in barba alle istituzioni. Su quest'ultime sarebbero in corso controlli della capitaneria di porto.

Di contorno, i cittadini e i membri del Comitato Bene Comune e di Legambiente, attoniti e increduli a tutta la situazione: Arpa e Comune, alla fine della festa, sono risultati senza mezzi, pratici e teorici, per fronteggiare la situazione. L'unica soluzione prospettata è quella che passa per la cittadinanza attiva, solo in questa maniera potremmo uscire da questo fango. Sempre che gli amministratori si ricordino di leggere ciò che con impegno viene studiato e fornito loro.
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