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Cronaca

Racket estorsioni, per Vito Corda una pena di 4 anni e mezzo di reclusione

Condannati sette imputati su otto con l'aggravante del metodo mafioso

Con l'aggravante del metodo mafioso, sono stati condannati sette imputati su otto. È quanto stabilito dal gup del Tribunale di Bari, Anna Rosa De Palo, in coda al processo con rito abbreviato dell'inchiesta che ha visto coinvolto, a febbraio del 2017, un agguerrito gruppo criminale specializzato nell'imposizione a gran parte del tessuto economico cittadino del "pizzo".

Per l'albanese, Gishti Ilir, pregiudicato già sottoposto agli arresti domiciliari, è stata inflitta una pesa di 5 anni e 4 mesi. Giuseppe Corda, pregiudicato e sorvegliato speciale della polizia di Stato, è stato condannato a 3 e mezzo di reclusione; 4 anni e mezzo, invece, sono stati afflitti a suo fratello Vito, ora collaboratore di giustizia e ritenuto a capo del gruppo. Condannati anche Michele Di Feo (3 anni e 8 mesi), Nicola Petrilli (3 anni), Nicola Pecorella (4 anni e 8 mesi) e Pasquale Pignataro (4 anni e 4 mesi). Assolto, invece, Pasquale Pecorella.

L'azione criminale, estesa all'intero territorio cittadino e caratterizzata da un pesante clima di terrore, nonché dalle minacce espresse di danneggiamenti alle cose e di lesioni personali alle vittime, aveva interessato la quasi totalità dei settori economici. Commercianti e ristoratori, imprenditori del settore edile, tessile e di estrazione della rinomata pietra tranese, dai quali i malviventi pretendevano il pagamento di somme di denaro fino a 40.000 euro, minacciando di compiere incendi e danneggiamenti alle rispettive attività, qualora non avessero aderito.
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