
Vita di città
Servizio comunale di doposcuola, escluso l'istituto Antoniano
Tagliato fuori un ente che per anni ha formato gli studenti. Scivolone amministrativo?
Trani - venerdì 1 dicembre 2017
Troviamo semplicemente scandaloso che un ente religioso come l'istituto Antoniano dei padri Rogazionisti (Centro educativo) sia stato escluso dal servizio comunale di doposcuola. Un addetto ai lavori ci informa che "solo Gaia (Xiao Yan) e Jobel hanno presentato i requisiti richiesti ed hanno acquisito la possibilità di svolgere il servizio. Il bando richiedeva la conformità degli enti partecipanti alla dimensione di cooperativa o associazione. Il Centro educativo dei padri rogazionisti, che è "solo" un ente ecclesiastico, si vede tagliato fuori da un servizio che ha svolto fin dal 1931, quando il fondatore dell'ordine Sant'Annibale, insignito qualche anno fa anche della cittadinanza onoraria tranese (un vero e ulteriore "sberleffo" dunque), diede il via all'attività benefica dell'istituto.
Una grande tradizione d'impegno sociale, che la burocrazia e le "condizioni" poste dall'amministrazione, cancellano con un tratto di penna. Intere generazioni di bambini bisognosi, in tantissimi casi recuperati ad una vita sociale degna, in quanto arricchiti dai rogazionisti di un'istruzione di base, restano grate all'ente ecclesiastico che, a sua volta, ha da sempre collaborato con il Comune di Trani per venire incontro alle svariate esigenze dei poveri fanciulli, dal punto di vista morale e materiale. Anche chi scrive ha toccato con mano quella realtà. All'inizio della carriera di docente ho avuto modo di venire a contatto con i tanti studenti disagiati: tanti casi trattati, analizzati, recuperati. In quel contesto ho pensato che la vera vocazione del docente non è nella carriera fatta di scartoffie, moduli da riempire e poi incarichi extra e bonus. La palestra ai rogazionisti mi ha convinto che prima di tutto si doveva tener conto dello studente nella sua centralità umana, nell'educazione e nelle conoscenze da trasmettere giorno per giorno, non a mille o duemila euro in più per questo o quell'incarico o progetto, ma due tre sorrisi in più di studenti disagiati posti a proprio agio, scusate il gioco di parole, per imparare e divenire cittadini informati, colti, consapevoli dei propri diritti.
Lì ho deciso che non sarei stato un burocrate, ma un docente al servizio degli studenti. A che serve una scuola che non fa raggiungere queste mete? A nulla. A che serve fare un bando nuovo, inneggiare al "trionfo" cultura laica, se poi si fa in modo di escludere un ente che negli anni ha formato studenti e, come nel caso del sottoscritto, docenti? Se il sottoscritto ed altri docenti hanno raggiunto questa consapevolezza lo devono a questo ente religioso. Siamo all'ennesimo scivolone di una macchina amministrativa e burocratica locale che sforna bandi e delibere buone per la Legge, che chiede tutti i parametri possibili e immaginabili, ma non per gli Uomini e la Comunità, non tenendo conto della storia del contesto socio-educativo. Non rispettando un ente con oltre 80 anni di storia alle spalle.
Una grande tradizione d'impegno sociale, che la burocrazia e le "condizioni" poste dall'amministrazione, cancellano con un tratto di penna. Intere generazioni di bambini bisognosi, in tantissimi casi recuperati ad una vita sociale degna, in quanto arricchiti dai rogazionisti di un'istruzione di base, restano grate all'ente ecclesiastico che, a sua volta, ha da sempre collaborato con il Comune di Trani per venire incontro alle svariate esigenze dei poveri fanciulli, dal punto di vista morale e materiale. Anche chi scrive ha toccato con mano quella realtà. All'inizio della carriera di docente ho avuto modo di venire a contatto con i tanti studenti disagiati: tanti casi trattati, analizzati, recuperati. In quel contesto ho pensato che la vera vocazione del docente non è nella carriera fatta di scartoffie, moduli da riempire e poi incarichi extra e bonus. La palestra ai rogazionisti mi ha convinto che prima di tutto si doveva tener conto dello studente nella sua centralità umana, nell'educazione e nelle conoscenze da trasmettere giorno per giorno, non a mille o duemila euro in più per questo o quell'incarico o progetto, ma due tre sorrisi in più di studenti disagiati posti a proprio agio, scusate il gioco di parole, per imparare e divenire cittadini informati, colti, consapevoli dei propri diritti.
Lì ho deciso che non sarei stato un burocrate, ma un docente al servizio degli studenti. A che serve una scuola che non fa raggiungere queste mete? A nulla. A che serve fare un bando nuovo, inneggiare al "trionfo" cultura laica, se poi si fa in modo di escludere un ente che negli anni ha formato studenti e, come nel caso del sottoscritto, docenti? Se il sottoscritto ed altri docenti hanno raggiunto questa consapevolezza lo devono a questo ente religioso. Siamo all'ennesimo scivolone di una macchina amministrativa e burocratica locale che sforna bandi e delibere buone per la Legge, che chiede tutti i parametri possibili e immaginabili, ma non per gli Uomini e la Comunità, non tenendo conto della storia del contesto socio-educativo. Non rispettando un ente con oltre 80 anni di storia alle spalle.

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