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Speciale
Trani, una città senza cinema e a serrande abbassate. Guarriello: «Undici anni senza visione»
Le parole del candidato sindaco sostenuto dal centrodestra
Trani - giovedì 23 aprile 2026
11.23 Comunicato Stampa
C'è un'immagine che più di ogni altra racconta la condizione attuale di Trani: serrande abbassate lungo le strade del centro e dei quartieri, locali sfitti che aumentano, e due grandi simboli culturali chiusi e silenziosi come il Cinema Impero, fermo dal 2020, e il Supercinema, chiuso dal 2008.
Non si tratta di episodi isolati, ma di un'unica fotografia urbana: una città che negli anni ha perso progressivamente vitalità, pezzo dopo pezzo. Il candidato sindaco sostenuto dal centrodestra, Angelo Guarriello, parte proprio da questa immagine per leggere insieme il destino del commercio e della cultura, dentro un'unica responsabilità politica.
«Una città non muore tutta insieme. Si spegne pezzo dopo pezzo. Prima un negozio, poi un cinema, poi un intero pezzo di comunità - spiega Guarriello. - Trani non è una città senza energie. È una città che non è stata messa nelle condizioni di esprimerle. E questo vale tanto per il commercio quanto per la cultura».
Il quadro è chiaro: da un lato la desertificazione commerciale, dall'altro la paralisi degli spazi culturali. Ma il punto centrale, secondo Guarriello, è uno solo: l'assenza di una visione. Sul commercio il giudizio è netto. Non si tratta di una crisi improvvisa né di un fenomeno inevitabile, ma di un processo lungo e mai governato.
Per oltre un decennio non c'è stato un monitoraggio strutturato del tessuto commerciale, né una politica sugli affitti capace di riequilibrare il mercato, né una strategia reale per il commercio di prossimità nei quartieri. Il risultato è oggi visibile a tutti: meno attività, meno servizi, maggiore fragilità urbana e una città che si svuota lentamente.
«Non parliamo di un destino scritto. Parliamo di scelte mancate. Ogni serranda chiusa non è solo una perdita economica, è un pezzo di città che si spegne», sottolinea Guarriello. Accanto a questa lettura arriva la sua proposta, costruita su una linea di intervento concreta e non sloganistica.
Il nodo degli affitti commerciali viene indicato come uno dei punti centrali: in molti casi, secondo il candidato, non è il mercato a determinare la crisi, ma l'assenza di equilibrio tra domanda e offerta. Da qui l'idea di favorire accordi tra proprietari e nuove attività, accompagnati da incentivi per chi decide di ridurre i canoni e rimettere in circolo i locali vuoti.
La seconda direttrice riguarda il modello di città: il commercio non può restare concentrato solo nel centro storico, ma deve tornare a vivere nei quartieri, dove oggi mancano spesso anche i servizi essenziali. La progressiva perdita di attività di prossimità viene letta come un impoverimento non solo economico, ma anche sociale e urbano. Infine, il tema dei locali sfitti viene affrontato come una questione strutturale.
L'idea è quella di trasformare le vetrine vuote in occasioni di rigenerazione, attraverso una regia comunale capace di facilitare l'incontro tra chi offre spazi e chi vuole investire, riducendo tempi, costi e burocrazia. «Non possiamo abituarci all'idea di una città vuota. Ogni spazio inutilizzato è un'occasione persa per riattivare economia e socialità» dice Guarriello.
Il nodo politico, però, è soprattutto un altro: la distanza tra amministrazione e mondo del commercio. Dai confronti con le categorie economiche emerge una criticità costante, quella di un dialogo debole o intermittente. «Ci è stato detto chiaramente: il confronto con la politica non c'è - spiega Guarriello. - Questo è il primo problema da risolvere. Senza ascolto, nessuna misura funzionerà mai».
Accanto al commercio, si inserisce la questione culturale, che assume un valore emblematico proprio nei due grandi contenitori pubblici chiusi da anni e acquistati dal Comune con risorse significative, ma mai restituiti alla città. L'idea di Guarriello è che il Supercinema diventi un teatro stabile, un presidio culturale continuo, non episodico. Un luogo di produzione e scambio, capace di far crescere artisti locali e attrarre esperienze esterne.
Il Cinema Impero, invece, deve trasformarsi in un polo multiculturale: cinema di qualità, teatro, musica, rassegne, incontri. Il principio è chiaro: non più spazi calati dall'alto, ma luoghi costruiti insieme. «La cultura non si impone. Si co-progetta. Comune, associazioni, artisti, cittadini: tutti devono essere parte del processo. La politica deve creare le condizioni, non occupare gli spazi», sottolinea. La lettura finale unisce i due piani, commercio e cultura, dentro una stessa crisi urbana. «Serrande abbassate e cinema chiusi raccontano la stessa storia: una città che ha smesso di essere governata nella sua complessità. Trani non ha bisogno di narrazioni rassicuranti, ma di scelte che la riportino a vivere», conclude il candidato.
Non si tratta di episodi isolati, ma di un'unica fotografia urbana: una città che negli anni ha perso progressivamente vitalità, pezzo dopo pezzo. Il candidato sindaco sostenuto dal centrodestra, Angelo Guarriello, parte proprio da questa immagine per leggere insieme il destino del commercio e della cultura, dentro un'unica responsabilità politica.
«Una città non muore tutta insieme. Si spegne pezzo dopo pezzo. Prima un negozio, poi un cinema, poi un intero pezzo di comunità - spiega Guarriello. - Trani non è una città senza energie. È una città che non è stata messa nelle condizioni di esprimerle. E questo vale tanto per il commercio quanto per la cultura».
Il quadro è chiaro: da un lato la desertificazione commerciale, dall'altro la paralisi degli spazi culturali. Ma il punto centrale, secondo Guarriello, è uno solo: l'assenza di una visione. Sul commercio il giudizio è netto. Non si tratta di una crisi improvvisa né di un fenomeno inevitabile, ma di un processo lungo e mai governato.
Per oltre un decennio non c'è stato un monitoraggio strutturato del tessuto commerciale, né una politica sugli affitti capace di riequilibrare il mercato, né una strategia reale per il commercio di prossimità nei quartieri. Il risultato è oggi visibile a tutti: meno attività, meno servizi, maggiore fragilità urbana e una città che si svuota lentamente.
«Non parliamo di un destino scritto. Parliamo di scelte mancate. Ogni serranda chiusa non è solo una perdita economica, è un pezzo di città che si spegne», sottolinea Guarriello. Accanto a questa lettura arriva la sua proposta, costruita su una linea di intervento concreta e non sloganistica.
Il nodo degli affitti commerciali viene indicato come uno dei punti centrali: in molti casi, secondo il candidato, non è il mercato a determinare la crisi, ma l'assenza di equilibrio tra domanda e offerta. Da qui l'idea di favorire accordi tra proprietari e nuove attività, accompagnati da incentivi per chi decide di ridurre i canoni e rimettere in circolo i locali vuoti.
La seconda direttrice riguarda il modello di città: il commercio non può restare concentrato solo nel centro storico, ma deve tornare a vivere nei quartieri, dove oggi mancano spesso anche i servizi essenziali. La progressiva perdita di attività di prossimità viene letta come un impoverimento non solo economico, ma anche sociale e urbano. Infine, il tema dei locali sfitti viene affrontato come una questione strutturale.
L'idea è quella di trasformare le vetrine vuote in occasioni di rigenerazione, attraverso una regia comunale capace di facilitare l'incontro tra chi offre spazi e chi vuole investire, riducendo tempi, costi e burocrazia. «Non possiamo abituarci all'idea di una città vuota. Ogni spazio inutilizzato è un'occasione persa per riattivare economia e socialità» dice Guarriello.
Il nodo politico, però, è soprattutto un altro: la distanza tra amministrazione e mondo del commercio. Dai confronti con le categorie economiche emerge una criticità costante, quella di un dialogo debole o intermittente. «Ci è stato detto chiaramente: il confronto con la politica non c'è - spiega Guarriello. - Questo è il primo problema da risolvere. Senza ascolto, nessuna misura funzionerà mai».
Accanto al commercio, si inserisce la questione culturale, che assume un valore emblematico proprio nei due grandi contenitori pubblici chiusi da anni e acquistati dal Comune con risorse significative, ma mai restituiti alla città. L'idea di Guarriello è che il Supercinema diventi un teatro stabile, un presidio culturale continuo, non episodico. Un luogo di produzione e scambio, capace di far crescere artisti locali e attrarre esperienze esterne.
Il Cinema Impero, invece, deve trasformarsi in un polo multiculturale: cinema di qualità, teatro, musica, rassegne, incontri. Il principio è chiaro: non più spazi calati dall'alto, ma luoghi costruiti insieme. «La cultura non si impone. Si co-progetta. Comune, associazioni, artisti, cittadini: tutti devono essere parte del processo. La politica deve creare le condizioni, non occupare gli spazi», sottolinea. La lettura finale unisce i due piani, commercio e cultura, dentro una stessa crisi urbana. «Serrande abbassate e cinema chiusi raccontano la stessa storia: una città che ha smesso di essere governata nella sua complessità. Trani non ha bisogno di narrazioni rassicuranti, ma di scelte che la riportino a vivere», conclude il candidato.
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