
Politica
Barca affondata un anno fa, chiesto un risarcimento da centomila euro al Comune
Lo denuncia Antonio Procacci. Dubbi sui lavori per Antonisa
Trani - lunedì 9 novembre 2015
9.18 Comunicato Stampa
E mentre Trani festeggia il ritorno di Antonisa, l'ex candidato sindaco Antonio Procacci (fondatore del movimento Trani#acapo) su Fecebook denuncia che il Comune di Trani è stato citato in giudizio dal proprietario di una barca che l'anno scorso è affondata nella Darsena comunale.
«Poco più di 100mila euro il risarcimento chiesto dall'armatore», dice Procacci. «Il Comune ha deciso - prosegue - di resistere in giudizio, quindi sarà un giudice a decidere se la città di Trani deve o meno questi soldi al proprietario della barca. Intanto, però, sarebbe cosa buona e giusta se il sindaco, appresa la notizia, avviasse un'inchiesta interna per capire se ci sono delle responsabilità, per capire se qualcuno non ha fatto il suo dovere. Possibile che sia sempre il Comune a dover pagare? Possibile che i responsabili non vengano mai individuati? Se come sostiene il proprietario della barca, l'affondamento è stato causato dalla rottura dell'ormeggio, si può capire come sia potuto accadere?».
Ma non finisce qui. «E' dal 20 settembre - dice ancora Antonio Procacci - che invito l'amministrazione a verificare quanto sta accadendo alla Darsena proprio in riferimento all'approdo della barca di Natuzzi. Preannunciai in quella occasione, nel corso di un'intervista a Radiobombo, che il Comune stava per dare un affidamento diretto per la sistemazione dell'ormeggio in vista dell'arrivo di Antonisa, naturalmente giustificato dall'urgenza. Di lì a poco è successo. L'urgenza, chiaramente, non c'era, perché come dimostrano le carte, si trattava di un lavoro di pochi giorni, se non di ore, quindi poteva essere fatta almeno un'indagine di mercato. Invece no, li hanno affidati alla stessa azienda che aveva già realizzato dei lavori a luglio. Il fatto è che ci risulta che sia i lavori fatti a luglio che quelli affidati per l'ormeggio di Antonisa siano stati oggetto - prosegue - di attenzione da parte della Capitaneria di Porto e dello Spesal, il servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro. E sembra che quanto rilevato sia stato comunicato non soltanto all'autorità giudiziaria ma anche al Comune. Vorrei tanto sapere se il sindaco, il suo assessore al ramo o il dirigente siano a conoscenza di tutto questo. Lunedì (oggi, ndr) presenteremo un'interrogazione al sindaco su questi temi».
Procacci aggiunge anche: «E' una fortuna che il comandante risieda a Trani. Eh sì, perché è solo ed esclusivamente merito suo se Antonisa - rimarca - ora fa bella mostra di sé nel nostro porto. Il politico-giornalista ha già informalmente chiesto a un dipendente dell'Ufficio tecnico che si occupa della Darsena, incontrato per caso in zona porto, se fosse tutto a posto, se la barca avesse avuto difficoltà ad ormeggiare e mi ha detto di no, che è tutto perfetto, che il lavoro è stato eseguito a regola d'arte. Nell'interrogazione di lunedì - preannuncia - chiederemo al sindaco di metterci per iscritto anche questo. A noi risulta che il comandante non sia proprio contento, ma magari si tratta delle voci messe in giro dalle solite malelingue. Più tardi faremo un salto alla Darsena per chiederglielo direttamente. Vogliamo che qualcuno ci metta per iscritto che sia stato fatto tutto a regola d'arte. Non soltanto perché a noi, francamente, con le carte a disposizione, non ci quadrano molte cose, ma anche e soprattutto perché non vorremmo che si ripetessero casi come quello di cui ho parlato all'inizio, ovvero dell'armatore che ha chiesto 100mila euro al Comune per l'affondamento della sua barca. Anche perché il valore di Antonisa, come facilmente intuibile, è di tutt'altro tipo. E per risarcirla, forse, dovremmo venderci il porto. I funzionari addetti alla Darsena, dunque, mettano per iscritto che i lavori sono fatti a regola d'arte. Almeno per una volta sapremo a chi andare a bussare in caso di guai».
«Poco più di 100mila euro il risarcimento chiesto dall'armatore», dice Procacci. «Il Comune ha deciso - prosegue - di resistere in giudizio, quindi sarà un giudice a decidere se la città di Trani deve o meno questi soldi al proprietario della barca. Intanto, però, sarebbe cosa buona e giusta se il sindaco, appresa la notizia, avviasse un'inchiesta interna per capire se ci sono delle responsabilità, per capire se qualcuno non ha fatto il suo dovere. Possibile che sia sempre il Comune a dover pagare? Possibile che i responsabili non vengano mai individuati? Se come sostiene il proprietario della barca, l'affondamento è stato causato dalla rottura dell'ormeggio, si può capire come sia potuto accadere?».
Ma non finisce qui. «E' dal 20 settembre - dice ancora Antonio Procacci - che invito l'amministrazione a verificare quanto sta accadendo alla Darsena proprio in riferimento all'approdo della barca di Natuzzi. Preannunciai in quella occasione, nel corso di un'intervista a Radiobombo, che il Comune stava per dare un affidamento diretto per la sistemazione dell'ormeggio in vista dell'arrivo di Antonisa, naturalmente giustificato dall'urgenza. Di lì a poco è successo. L'urgenza, chiaramente, non c'era, perché come dimostrano le carte, si trattava di un lavoro di pochi giorni, se non di ore, quindi poteva essere fatta almeno un'indagine di mercato. Invece no, li hanno affidati alla stessa azienda che aveva già realizzato dei lavori a luglio. Il fatto è che ci risulta che sia i lavori fatti a luglio che quelli affidati per l'ormeggio di Antonisa siano stati oggetto - prosegue - di attenzione da parte della Capitaneria di Porto e dello Spesal, il servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro. E sembra che quanto rilevato sia stato comunicato non soltanto all'autorità giudiziaria ma anche al Comune. Vorrei tanto sapere se il sindaco, il suo assessore al ramo o il dirigente siano a conoscenza di tutto questo. Lunedì (oggi, ndr) presenteremo un'interrogazione al sindaco su questi temi».
Procacci aggiunge anche: «E' una fortuna che il comandante risieda a Trani. Eh sì, perché è solo ed esclusivamente merito suo se Antonisa - rimarca - ora fa bella mostra di sé nel nostro porto. Il politico-giornalista ha già informalmente chiesto a un dipendente dell'Ufficio tecnico che si occupa della Darsena, incontrato per caso in zona porto, se fosse tutto a posto, se la barca avesse avuto difficoltà ad ormeggiare e mi ha detto di no, che è tutto perfetto, che il lavoro è stato eseguito a regola d'arte. Nell'interrogazione di lunedì - preannuncia - chiederemo al sindaco di metterci per iscritto anche questo. A noi risulta che il comandante non sia proprio contento, ma magari si tratta delle voci messe in giro dalle solite malelingue. Più tardi faremo un salto alla Darsena per chiederglielo direttamente. Vogliamo che qualcuno ci metta per iscritto che sia stato fatto tutto a regola d'arte. Non soltanto perché a noi, francamente, con le carte a disposizione, non ci quadrano molte cose, ma anche e soprattutto perché non vorremmo che si ripetessero casi come quello di cui ho parlato all'inizio, ovvero dell'armatore che ha chiesto 100mila euro al Comune per l'affondamento della sua barca. Anche perché il valore di Antonisa, come facilmente intuibile, è di tutt'altro tipo. E per risarcirla, forse, dovremmo venderci il porto. I funzionari addetti alla Darsena, dunque, mettano per iscritto che i lavori sono fatti a regola d'arte. Almeno per una volta sapremo a chi andare a bussare in caso di guai».
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