
Politica
Caos dimissioni, nuove elezioni appese a un filo
La conferenza stampa di Susca e Ferrante non dipana i dubbi. Commissario in arrivo?
Trani - sabato 3 gennaio 2015
7.51
La conferenza stampa di Susca e Ferrante, tenutasi ieri in Sala Giunta presso il Comune di Trani, ha lasciato interdetti la totalità (o quasi) dei giornalisti presenti. Gli stessi due autori della convocazione non avevano certo desiderio di onniscenza, ma solo la bontà di comunicare, in maniera chiara e ufficiale, lo stato dell'arte a quattro giorni dalle dimissioni del sindaco, Luigi Riserbato, e di otto (poi nove, più due assessori) consiglieri comunali.
Per scala d'importanza, prima ad essere analizzata sarà proprio la posizione del primo cittadino: le dimissioni di Riserbato, allo stato attuale, sembrano essere tutt'altro che salde. Intanto, insisterebbe un vizio di forma evidente: vista l'impossibilità di presentarsi in consiglio comunale per comunicarle da norma, la lettera con gli intenti dimissionari sarebbe dovuta esser accompagnata dalla delega per la consegna all'avvocato Malcangi e dall'autenticazione della firma da parte di notaio o ufficiale giudiziario. Così non è stato e il Ministero, che su queste dimissioni dovrà pronunciarsi, accettandole potrebbe aprire il fianco a proteste e ricorsi di chicchessia. La pronuncia del ministero dovrebbe giungere alla scadenza del termine ultimo, per il sindaco, per il ritiro dei suoi intenti.
Sulla data di questo termine ultimo si è aperto un altro dramma: l'osservazione fatta dal consigliere De Noia, presente al momento della conferenza, che sottolineava, tra le altre cose, come i 20 giorni utili per il ripensamento decorressero dalla presentazione delle dimissioni al consiglio comunale potrebbero non partire esattamente dal 30 di dicembre. Al momento, la data limite sembra essere il 19 gennaio. Alla scadenza di quest'ultima, qualora le dimissioni non fossero riconosciute come valide dagli uffici ministeriali, Riserbato avrebbe la possibilità di ripresentarle nella maniera formalmente più ineccepibile. A quel punto, considerati i tempi tecnici, pochi giorni rimarrebbero a disposizione per la caduta dell'amministrazione e le conseguenti votazioni all'interno dell'Election Day di maggio. A far ballare la data di quest'ultimo, e la conseguente data ultima per rientrarci, è la prossima elezione del Capo dello Stato, con le dimissioni di Napolitano previste per metà gennaio.
Capitolo assessori: essendo in quel momento il sindaco facente funzione, De Simone gode anch'egli dei 20 giorni di tempo per ripensare alle proprie dimissioni. Privilegio non concesso all'assessore Annacondia, che, a margine della conferenza di ieri, ha protocollato il proprio passo indietro, allineandosi alla volontà del suo consigliere comunale di riferimento, Raimondo Lima, di tornare alle urne il prima possibile. A fare le veci di sindaco, al momento, Giulio Suzzi, assessore anziano. Qualora proprio Suzzi o gli altri assessori rimasti (Mauro, Pappalettera, Capurso, Todisco, Sotero, Uva) facessero scendere ulteriormente il numero degli uomini in carica, giungendo sotto la quota limite di 5, la giunta sarebbe commissariata. In quel caso, il commissario governerebbe con il supporto del consiglio comunale e farebbe egli stesso da "giunta".
A proposito di consiglieri: come sottolineato più volte proprio dal presidente Ferrante, le dimissioni dei 9 consiglieri, non essendo contestuali a quelle di almeno altri 8 colleghi, non "servono" per far saltare l'amministrazione. Si procederà, quindi, in rispetto della legge che prevede 10 giorni di tempo per la ricostituzione dell'organo cittadino, alla surroga dei dimissionari. Al momento i primi nomi per la sostituzione sarebbero Corraro e Caffarella (lista Pd), Lapi (Pdl), Ferreri (Sel), Gelso (Movimento Schittulli), D'Amore (Trani Libera), Caressa (Tranimò), Curci e Lotti (Udc). Verrà, quindi, convocato un consiglio comunale apposito, in cui, però, saranno inseriti anche tutti i provvedimenti in attesa (il Piano per il diritto allo studio, per esempio). Dei 22 consiglieri rimasti, ne basterebbero 17 in prima convocazione e 11 in seconda per procedere alle surroghe.
Le possibilità, qualora i consiglieri volessero far cessare questa amministrazione, sarebbero due: o aspettare i subentranti e riprovare la raccolta dei 17 nomi necessari per le dimissioni contestuali, oppure i rimasti in carica (al momento 22: Gargiuolo, Brescia, Sonatore, Gagliardi R., Gagliardi G., Corrado, Ferrante, Laurora T., Laurora F., De Toma, De Noia, Paolillo, Ferri, Scagliarini, Cozzoli, Di Leo, Di Pinto, Cognetti, Forni, Di Modugno, Franzese, Savino) dovrebbero scendere sotto quota 11 prima della seconda convocazione del consiglio. Servirebbero, nell'ultimo caso, altre 12 dimissioni.
Giorni incerti attendono Trani. Qualora l'amministrazione non dovesse reggere il colpo o Riserbato non dovesse superare i propri guai giudiziari, per la città si prospetterebbe il commissariamento, fino alla primavera del 2016, o, ipotesi ben peggiore, fino al termine del mandato, con scadenza primavera 2017.
Per scala d'importanza, prima ad essere analizzata sarà proprio la posizione del primo cittadino: le dimissioni di Riserbato, allo stato attuale, sembrano essere tutt'altro che salde. Intanto, insisterebbe un vizio di forma evidente: vista l'impossibilità di presentarsi in consiglio comunale per comunicarle da norma, la lettera con gli intenti dimissionari sarebbe dovuta esser accompagnata dalla delega per la consegna all'avvocato Malcangi e dall'autenticazione della firma da parte di notaio o ufficiale giudiziario. Così non è stato e il Ministero, che su queste dimissioni dovrà pronunciarsi, accettandole potrebbe aprire il fianco a proteste e ricorsi di chicchessia. La pronuncia del ministero dovrebbe giungere alla scadenza del termine ultimo, per il sindaco, per il ritiro dei suoi intenti.
Sulla data di questo termine ultimo si è aperto un altro dramma: l'osservazione fatta dal consigliere De Noia, presente al momento della conferenza, che sottolineava, tra le altre cose, come i 20 giorni utili per il ripensamento decorressero dalla presentazione delle dimissioni al consiglio comunale potrebbero non partire esattamente dal 30 di dicembre. Al momento, la data limite sembra essere il 19 gennaio. Alla scadenza di quest'ultima, qualora le dimissioni non fossero riconosciute come valide dagli uffici ministeriali, Riserbato avrebbe la possibilità di ripresentarle nella maniera formalmente più ineccepibile. A quel punto, considerati i tempi tecnici, pochi giorni rimarrebbero a disposizione per la caduta dell'amministrazione e le conseguenti votazioni all'interno dell'Election Day di maggio. A far ballare la data di quest'ultimo, e la conseguente data ultima per rientrarci, è la prossima elezione del Capo dello Stato, con le dimissioni di Napolitano previste per metà gennaio.
Capitolo assessori: essendo in quel momento il sindaco facente funzione, De Simone gode anch'egli dei 20 giorni di tempo per ripensare alle proprie dimissioni. Privilegio non concesso all'assessore Annacondia, che, a margine della conferenza di ieri, ha protocollato il proprio passo indietro, allineandosi alla volontà del suo consigliere comunale di riferimento, Raimondo Lima, di tornare alle urne il prima possibile. A fare le veci di sindaco, al momento, Giulio Suzzi, assessore anziano. Qualora proprio Suzzi o gli altri assessori rimasti (Mauro, Pappalettera, Capurso, Todisco, Sotero, Uva) facessero scendere ulteriormente il numero degli uomini in carica, giungendo sotto la quota limite di 5, la giunta sarebbe commissariata. In quel caso, il commissario governerebbe con il supporto del consiglio comunale e farebbe egli stesso da "giunta".
A proposito di consiglieri: come sottolineato più volte proprio dal presidente Ferrante, le dimissioni dei 9 consiglieri, non essendo contestuali a quelle di almeno altri 8 colleghi, non "servono" per far saltare l'amministrazione. Si procederà, quindi, in rispetto della legge che prevede 10 giorni di tempo per la ricostituzione dell'organo cittadino, alla surroga dei dimissionari. Al momento i primi nomi per la sostituzione sarebbero Corraro e Caffarella (lista Pd), Lapi (Pdl), Ferreri (Sel), Gelso (Movimento Schittulli), D'Amore (Trani Libera), Caressa (Tranimò), Curci e Lotti (Udc). Verrà, quindi, convocato un consiglio comunale apposito, in cui, però, saranno inseriti anche tutti i provvedimenti in attesa (il Piano per il diritto allo studio, per esempio). Dei 22 consiglieri rimasti, ne basterebbero 17 in prima convocazione e 11 in seconda per procedere alle surroghe.
Le possibilità, qualora i consiglieri volessero far cessare questa amministrazione, sarebbero due: o aspettare i subentranti e riprovare la raccolta dei 17 nomi necessari per le dimissioni contestuali, oppure i rimasti in carica (al momento 22: Gargiuolo, Brescia, Sonatore, Gagliardi R., Gagliardi G., Corrado, Ferrante, Laurora T., Laurora F., De Toma, De Noia, Paolillo, Ferri, Scagliarini, Cozzoli, Di Leo, Di Pinto, Cognetti, Forni, Di Modugno, Franzese, Savino) dovrebbero scendere sotto quota 11 prima della seconda convocazione del consiglio. Servirebbero, nell'ultimo caso, altre 12 dimissioni.
Giorni incerti attendono Trani. Qualora l'amministrazione non dovesse reggere il colpo o Riserbato non dovesse superare i propri guai giudiziari, per la città si prospetterebbe il commissariamento, fino alla primavera del 2016, o, ipotesi ben peggiore, fino al termine del mandato, con scadenza primavera 2017.
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