Sprechi alimentari
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Ambiente

Contrasto agli sprechi alimentari, le proposte di Legambiente

Ecco quanto emerso nel primo incontro convocato dall'Ufficio di Piano

Chiudere la filiera circolare del recupero degli sprechi alimentari e istituire una piattaforma di attivazione sociale delle persone indigenti. Queste sono le proposte di Legambiente avanzate al primo incontro di raccolta di idee progettuali convocato dall'Ufficio di Piano in merito al nuovo "avviso pubblico per il finanziamento agli ambiti territoriali sociali di progetti per il rafforzamento delle reti locali per il contrasto agli sprechi alimentari e farmaceutici e il recupero delle eccedenze"

Terminata l'importante esperienza legata al precedente avviso pubblico che ha portato alla realizzazione del progetto "Una Tavola più grande" che ha visto per la prima volta lavorare insieme numerose realtà, impegnate nel contrasto alla povertà e agli sprechi alimentari, dei comuni di Trani, Bisceglie, Andria e Barletta, in cui è stata sviluppata una progettazione incentrata sulla creazione e rafforzamento della rete "no spreco", la professionalizzazione dei volontari e la loro connessione attraverso una piattaforma informatica di gestione unitaria delle merci e degli utenti

Per questa nuova progettazione, si propone di compiere un passo in avanti, per l'intera rete nel migliorare il grande lavoro dei volontari che ogni giorno si prodigano per salvare il cibo che altrimenti verrebbe perso o buttato e sostenere le tantissime famiglie non in grado di garantirsi tutti giorni un piatto a tavola.

Legambiente, dopo essere stata promotrice del ristorante sociale antispreco all'interno dell'IISS A.Moro, cuore del progetto Scuola Corsara divenuto modello nazionale in ambito pedagogico e di pratica di sostenibilità, lancia 2 tracce di lavoro:

Promuovere la realizzazione di una soluzione impiantistica di chiusura della filiera "no spreco" attraverso la realizzazione di un impianto condiviso di trasformazione delle eccedenze agroalimentari, che vada ad integrarsi con i punti di stoccaggio, i centri di distribuzione e le mense sociali esistenti.

Un' impianto di questo tipo ridurrebbe ulteriormente lo spreco di cibo, aumenterebbe la shelf life dei prodotti recuperati, potrebbe divenire un luogo di professionalizzazione e di inserimento lavorativo per persone provenienti da nuclei familiari in situazioni di povertà, è probabilmente sarebbe la prima sperimentazione di questo tipo.

Sviluppo di una piattaforma digitale di attivazione sociale, che partendo dal modello delle banche del tempo, aggiunga gli elementi di reciprocità e della generatività come leva di empowerment ed emancipazione delle persone che vivono in stato di indigenza che beneficiano di aiuti alimentari, o di altro tipo. Attualmente molti interventi di aiuto portati avanti da enti caritativi e istituzioni cercano di tamponare un'emergenza garantendo un pasto a chi ne ha bisogno, ma questa modalità di intervento non ha effetto sulla condizione economico-sociale dei beneficiari e a volte favorisce situazioni di clientela e assistenzialismo. da questa analisi si propone un sistema in cui, chi viene aiutato sia incentivato ad attivarsi per aiutare gli altri, trasformando i beneficiari degli interventi in protagonisti del riscatto sociale di una comunità, in cui al centro non viene posto il valore economico degli oggetti, ma viene data una quantificazione di valore al tempo dedicato all'aiuto del prossimo, rendendolo moneta per l'accesso a beni e servizi offerti all'interno della rete solidale.

Infine, l'associazione stigmatizza una tendendenza, ancora troppo radicata in alcune organizzazioni caritative e del terzo settore, a far prevalere una logica meramente distributiva dei fondi per sostenere le proprie meritevoli attività, ma senza una visione generale di innovazione sociale e di sviluppo di reti collaborative e di mutuo aiuto sul territorio.
  • Legambiente
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