
Eventi e cultura
Legalità, memoria e responsabilità: a Trani una mattinata di riflessione nel segno dell’impegno civile Il dott. Domenico Briguglio protagonista dell’iniziativa promossa da “Amici per la Vita”
All’Auditorium San Magno emozione e contenuti con Nicolò Mannino, Giuseppina Chiarello e lo spettacolo “Io sono Franco”
Trani - domenica 10 maggio 2026
18.06
Una giornata intensa, partecipata e carica di significati profondi quella vissuta all'Auditorium "Mons. Pichierri" della Chiesa di San Magno, dove l'associazione "Amici per la Vita", attraverso il lavoro organizzativo e la visione del dott. Domenico Briguglio, ha promosso un importante appuntamento dedicato alla cultura della legalità, alla memoria civile e alla responsabilità collettiva. Un evento che ha saputo unire istituzioni, scuola, associazionismo, testimonianze e teatro in un unico grande messaggio: la legalità non può restare un concetto astratto, ma deve diventare stile quotidiano, educazione, esempio concreto.
Al centro della mattinata proprio il dott. Briguglio, referente delegato dell'associazione, che ha fortemente voluto l'iniziativa trasformandola in un momento di dialogo autentico con il territorio. «Dopo tutti gli ultimi eventi delittuosi che stanno accadendo – ha dichiarato il dott. Domenico Briguglio – sentivamo il dovere di dare alla cittadinanza un segnale forte, un'impronta chiara sul valore della legalità. Oggi c'è bisogno di rialzare il livello delle coscienze civiche e di riportare al centro il rispetto delle regole, della persona e della comunità».
Briguglio ha poi sottolineato con forza il ruolo fondamentale delle nuove generazioni: «Coinvolgere i giovani è la vera sfida. Non a caso abbiamo voluto sul palco anche una insegnante della scuola primaria perché la legalità nasce dall'educazione. È lì che si formano i cittadini del domani. Bisogna dare ai ragazzi segnali di lealtà, di rispetto, di responsabilità. Una comunità che cresce nella legalità è una comunità più felice».
Nel suo intervento, il referente di "Amici per la Vita" ha legato il concetto di legalità anche ai rapporti umani e alla qualità della convivenza civile: «La legalità ha tante sfaccettature. Essere persone corrette, avere rapporti sani con gli altri, rispettare il prossimo significa costruire eleganza sociale, amicizia e soprattutto rispetto reciproco. È un valore che deve appartenere a tutti, nella vita quotidiana come nelle istituzioni».
Parole che hanno assunto un significato ancora più forte considerando il lungo impegno pubblico e sociale dello stesso Briguglio: «Sono orgoglioso del mio percorso – ha aggiunto – ma non perché abbia cercato di distinguermi. La legalità è parte del mio modo di essere. È nata dentro di me e ha accompagnato ogni esperienza amministrativa, politica e umana. Tutto ciò che faccio cerco di restituirlo alla gente con correttezza e senso del dovere».
Momento centrale dell'incontro è stato il dialogo con il prof. Nicolò Mannino, presidente del Parlamento della Legalità Internazionale, che ha offerto una riflessione intensa e coinvolgente sul significato autentico della parola legalità. «La legalità – ha spiegato Mannino – non è uno slogan e non deve mai diventare una parola buona solo per i convegni. È un modo di essere. È il profumo della libertà. È dire da quale parte si sta attraverso la propria quotidianità, non attraverso medaglie o titoli». Un intervento denso di riferimenti ai grandi protagonisti dell'antimafia italiana, da Paolo Borsellino ad Antonino Caponnetto fino a don Pino Puglisi:
«Se ognuno fa qualcosa, allora si può cambiare davvero. Ognuno di noi deve metterci cuore, passione, professionalità e credibilità. Come diceva il giudice Rosario Livatino, alla fine non ci verrà chiesto se siamo stati credenti ma se siamo stati credibili». Mannino ha poi lanciato un messaggio molto forte sul rapporto con i giovani: «Io vivo ogni giorno tra i banchi di scuola. Vedo le angosce, le solitudini e le fragilità dei ragazzi. Abbiamo un debito enorme verso di loro. Stiamo consegnando ai giovani una società spesso disumana, artificiale. Per questo dobbiamo tornare a comunicare emozioni vere e valori autentici».
A colpire il pubblico anche l'intervento dell'avv. Giuseppina Chiarello, presidente nazionale dell'associazione "Le Avvocate Italiane", che ha evidenziato il ruolo decisivo del diritto e delle istituzioni nel contrasto all'illegalità. «La legalità si fonda sul rispetto delle regole e delle leggi. Figure come Giovanni Falcone hanno sacrificato la propria vita proprio per questo. Lo Stato italiano, pur con tutte le difficoltà, ha costruito un sistema normativo importante a tutela delle vittime e della dignità delle persone». Particolarmente sentito anche il passaggio dedicato alla tutela delle donne: «Quando parliamo di violenza di genere parliamo di rispetto delle norme, dei diritti e della dignità umana. L'Italia ha sviluppato strumenti molto avanzati per proteggere le vittime e garantire assistenza legale e sostegno».
Emozionante inoltre la testimonianza di Gianna Binetti, presidente del Centro Studi "don Riccardo Zingaro" e docente di scuola primaria: «La legalità bisogna viverla e cucirsela addosso. Non può restare una parola astratta. I bambini imparano soprattutto dall'esempio degli adulti. La libertà esiste davvero solo quando si rispettano le regole». A ribadire il valore della partecipazione attiva è stato invece Felice Gemiti, presidente dell'associazione antiracket di Andria: «La legalità deve diventare un modo di vivere. Ognuno di noi deve sentirsi responsabile del proprio territorio. Anche una semplice segnalazione alle forze dell'ordine può contribuire a migliorare la comunità».
La mattinata si è conclusa con il toccante spettacolo teatrale "Io sono Franco", dedicato alla figura di Franco Marcone, dirigente dell'Ufficio del Registro di Foggia ucciso nel 1995 per il suo impegno contro la corruzione. La drammaturga Lidia Bucci ha spiegato il senso profondo dell'opera: «Raccontare storie come questa significa trasmettere il valore della responsabilità quotidiana. Franco Marcone era una persona normale che ha scelto di fare il proprio dovere fino in fondo». L'attore Franco Ferrante, protagonista dello spettacolo, ha invece sottolineato la forza educativa del teatro civile:
«Interpretare Franco Marcone lascia dentro un forte senso di responsabilità. Il teatro continua ad avere una funzione sociale importantissima. E la risposta più bella arriva proprio dai più giovani, che durante gli spettacoli mostrano attenzione, sensibilità e desiderio di capire».
Il messaggio più forte emerso da questa giornata non riguarda soltanto le leggi, i codici o le sanzioni. La legalità, a Trani, nell'Auditorium di San Magno, ha assunto un significato più profondo e umano. È diventata il rispetto dell'altro, il coraggio della gentilezza, la responsabilità di esserci davvero nella vita delle persone. Perché esiste anche una legalità delle relazioni, spesso dimenticata. Quella che insegna ad ascoltare senza giudicare, ad aiutare senza interesse, a tendere una mano senza attendere qualcosa in cambio. Una legalità che passa dagli abbracci, dalle parole dette con sincerità, dalla capacità di amare apertamente e non nel silenzio delle convenienze o delle paure.
È una cultura che rischiamo di perdere ogni giorno, quasi senza accorgercene, travolti dalla velocità, dall'indifferenza e da una società sempre più incline all'isolamento emotivo. Il pericolo più grande non è soltanto l'illegalità che riempie le cronache, ma quella disumanizzazione lenta che ci rende anaffettivi, incapaci di riconoscere il dolore degli altri e perfino di condividere la bellezza delle emozioni. Ed è forse proprio qui che iniziative come quella promossa dal dott. Domenico Briguglio acquistano il loro significato più autentico: ricordarci che la legalità non è solo un dovere civile, ma una scelta quotidiana di umanità. Un modo di vivere. Un modo di guardarsi negli occhi. Un modo di costruire comunità.
Al centro della mattinata proprio il dott. Briguglio, referente delegato dell'associazione, che ha fortemente voluto l'iniziativa trasformandola in un momento di dialogo autentico con il territorio. «Dopo tutti gli ultimi eventi delittuosi che stanno accadendo – ha dichiarato il dott. Domenico Briguglio – sentivamo il dovere di dare alla cittadinanza un segnale forte, un'impronta chiara sul valore della legalità. Oggi c'è bisogno di rialzare il livello delle coscienze civiche e di riportare al centro il rispetto delle regole, della persona e della comunità».
Briguglio ha poi sottolineato con forza il ruolo fondamentale delle nuove generazioni: «Coinvolgere i giovani è la vera sfida. Non a caso abbiamo voluto sul palco anche una insegnante della scuola primaria perché la legalità nasce dall'educazione. È lì che si formano i cittadini del domani. Bisogna dare ai ragazzi segnali di lealtà, di rispetto, di responsabilità. Una comunità che cresce nella legalità è una comunità più felice».
Nel suo intervento, il referente di "Amici per la Vita" ha legato il concetto di legalità anche ai rapporti umani e alla qualità della convivenza civile: «La legalità ha tante sfaccettature. Essere persone corrette, avere rapporti sani con gli altri, rispettare il prossimo significa costruire eleganza sociale, amicizia e soprattutto rispetto reciproco. È un valore che deve appartenere a tutti, nella vita quotidiana come nelle istituzioni».
Parole che hanno assunto un significato ancora più forte considerando il lungo impegno pubblico e sociale dello stesso Briguglio: «Sono orgoglioso del mio percorso – ha aggiunto – ma non perché abbia cercato di distinguermi. La legalità è parte del mio modo di essere. È nata dentro di me e ha accompagnato ogni esperienza amministrativa, politica e umana. Tutto ciò che faccio cerco di restituirlo alla gente con correttezza e senso del dovere».
Momento centrale dell'incontro è stato il dialogo con il prof. Nicolò Mannino, presidente del Parlamento della Legalità Internazionale, che ha offerto una riflessione intensa e coinvolgente sul significato autentico della parola legalità. «La legalità – ha spiegato Mannino – non è uno slogan e non deve mai diventare una parola buona solo per i convegni. È un modo di essere. È il profumo della libertà. È dire da quale parte si sta attraverso la propria quotidianità, non attraverso medaglie o titoli». Un intervento denso di riferimenti ai grandi protagonisti dell'antimafia italiana, da Paolo Borsellino ad Antonino Caponnetto fino a don Pino Puglisi:
«Se ognuno fa qualcosa, allora si può cambiare davvero. Ognuno di noi deve metterci cuore, passione, professionalità e credibilità. Come diceva il giudice Rosario Livatino, alla fine non ci verrà chiesto se siamo stati credenti ma se siamo stati credibili». Mannino ha poi lanciato un messaggio molto forte sul rapporto con i giovani: «Io vivo ogni giorno tra i banchi di scuola. Vedo le angosce, le solitudini e le fragilità dei ragazzi. Abbiamo un debito enorme verso di loro. Stiamo consegnando ai giovani una società spesso disumana, artificiale. Per questo dobbiamo tornare a comunicare emozioni vere e valori autentici».
A colpire il pubblico anche l'intervento dell'avv. Giuseppina Chiarello, presidente nazionale dell'associazione "Le Avvocate Italiane", che ha evidenziato il ruolo decisivo del diritto e delle istituzioni nel contrasto all'illegalità. «La legalità si fonda sul rispetto delle regole e delle leggi. Figure come Giovanni Falcone hanno sacrificato la propria vita proprio per questo. Lo Stato italiano, pur con tutte le difficoltà, ha costruito un sistema normativo importante a tutela delle vittime e della dignità delle persone». Particolarmente sentito anche il passaggio dedicato alla tutela delle donne: «Quando parliamo di violenza di genere parliamo di rispetto delle norme, dei diritti e della dignità umana. L'Italia ha sviluppato strumenti molto avanzati per proteggere le vittime e garantire assistenza legale e sostegno».
Emozionante inoltre la testimonianza di Gianna Binetti, presidente del Centro Studi "don Riccardo Zingaro" e docente di scuola primaria: «La legalità bisogna viverla e cucirsela addosso. Non può restare una parola astratta. I bambini imparano soprattutto dall'esempio degli adulti. La libertà esiste davvero solo quando si rispettano le regole». A ribadire il valore della partecipazione attiva è stato invece Felice Gemiti, presidente dell'associazione antiracket di Andria: «La legalità deve diventare un modo di vivere. Ognuno di noi deve sentirsi responsabile del proprio territorio. Anche una semplice segnalazione alle forze dell'ordine può contribuire a migliorare la comunità».
La mattinata si è conclusa con il toccante spettacolo teatrale "Io sono Franco", dedicato alla figura di Franco Marcone, dirigente dell'Ufficio del Registro di Foggia ucciso nel 1995 per il suo impegno contro la corruzione. La drammaturga Lidia Bucci ha spiegato il senso profondo dell'opera: «Raccontare storie come questa significa trasmettere il valore della responsabilità quotidiana. Franco Marcone era una persona normale che ha scelto di fare il proprio dovere fino in fondo». L'attore Franco Ferrante, protagonista dello spettacolo, ha invece sottolineato la forza educativa del teatro civile:
«Interpretare Franco Marcone lascia dentro un forte senso di responsabilità. Il teatro continua ad avere una funzione sociale importantissima. E la risposta più bella arriva proprio dai più giovani, che durante gli spettacoli mostrano attenzione, sensibilità e desiderio di capire».
Il messaggio più forte emerso da questa giornata non riguarda soltanto le leggi, i codici o le sanzioni. La legalità, a Trani, nell'Auditorium di San Magno, ha assunto un significato più profondo e umano. È diventata il rispetto dell'altro, il coraggio della gentilezza, la responsabilità di esserci davvero nella vita delle persone. Perché esiste anche una legalità delle relazioni, spesso dimenticata. Quella che insegna ad ascoltare senza giudicare, ad aiutare senza interesse, a tendere una mano senza attendere qualcosa in cambio. Una legalità che passa dagli abbracci, dalle parole dette con sincerità, dalla capacità di amare apertamente e non nel silenzio delle convenienze o delle paure.
È una cultura che rischiamo di perdere ogni giorno, quasi senza accorgercene, travolti dalla velocità, dall'indifferenza e da una società sempre più incline all'isolamento emotivo. Il pericolo più grande non è soltanto l'illegalità che riempie le cronache, ma quella disumanizzazione lenta che ci rende anaffettivi, incapaci di riconoscere il dolore degli altri e perfino di condividere la bellezza delle emozioni. Ed è forse proprio qui che iniziative come quella promossa dal dott. Domenico Briguglio acquistano il loro significato più autentico: ricordarci che la legalità non è solo un dovere civile, ma una scelta quotidiana di umanità. Un modo di vivere. Un modo di guardarsi negli occhi. Un modo di costruire comunità.

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