Eleonora di Molfetta
Eleonora di Molfetta
Speciale

Eleonora di Molfetta: tra Europa e lavoro in tribunale con la speranza di tornare a casa

Ora in Italia per un progetto di ricerca finanziato dall'Ue

Ha sempre avuto chiaro l'obiettivo e sapeva l'unico modo in cui poteva raggiungerlo: studiando. Determinazione e passione caratterizzano Eleonora di Molfetta, classe 1990, tranese, dopo il diploma si è trasferita a Trento per studiare giurisprudenza. «È stata una scelta non combattuta, ma sofferta. Ho deciso di andar via perché ho sempre voluto realizzarmi e il trasferimento era la scelta giusta. Ma non è stato facile lasciare la famiglia, soprattutto all'inizio, poi col tempo mi sono abituata alla distanza».

Nel marzo 2015, Eleonora si laurea con 110 e lode in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento, dopo un periodo di ricerca presso l'Università di Utrecht per la stesura delle tesi. Nel settembre 2016 ha conseguito un Master in Crime and Criminal Justice presso la Leiden University, nei Paesi Bassi (anche quello concluso con lode). Da settembre 2016 si occupa del dottorato di ricerca in Criminologia presso l'Erasmus School of Law a Rotterdam. «Per il mio percorso di studi sono all'estero da anni e ancora oggi ho la residenza in Olanda - racconta Eleonora -. Ho trovato un posto in cui esiste la meritocrazia e in cui i giovani hanno molte possibilità per crescere e realizzarsi. Lavorativamente parlando preferisco l'estero ma la vita non è solo lavoro quindi l'Italia è sempre il luogo in cui vorrei tornare».

Eleonora è tornata momentaneamente in Italia, a Torino, da qualche mese per un progetto di ricerca finanziato dall'Unione Europea. Qui si occupa particolarmente dei procedimenti penali nei confronti di extracomunitari. È a contatto con persone che arrivano dai paesi più poveri e pericolosi del mondo e le storie che ogni giorno conosce le hanno fatto capire molte cose su una tematica che ultimamente, dopo le vicende politiche, sta davvero portando discussioni e atti preoccupanti di razzismo: «Sono a contatto con i casi più particolari, persone con e senza permesso di soggiorno, chi chiede asilo politico o protezione umanitaria, casi senza documenti, tutti però accomunati dal fatto che hanno compiuto un reato in Italia. Sicuramente per l'approccio che c'è attualmente in Italia, a parte quello politico che può essere condiviso o meno, è preoccupante quello che si sta diffondendo tra la gente comune-spiega Eleonora- L'immigrazione è uno dei fenomeni più naturali al mondo, gente che fugge dalla guerra e dalla povertà.

Siamo storicamente un paese di emigrazione, abbiamo dimenticato il passato ma soprattutto il nostro presente, la maggior parte dei giovani italiani oggi sono all'estero. Ora, i nostri genitori sarebbero contenti se sapessero che all'estero siamo maltrattati o stigmatizzati? Io non penso». Saper distinguere ogni caso è fondamentale, a volte ci sono storie particolari ma anche persone che compiono veri atti criminali. «Ho partecipato a un processo a due moldave, mamma e figlia per tentato furto aggravato in un supermercato, la figlia aveva rubato dei beni per un valore di 200 euro. Il furto viene scoperto, la mamma si offre di risarcire il danno ma il supermercato rifiuta- racconta Eleonora- Poi In udienza è venuta fuori la loro storia terribile: questa donna viveva da sola in Italia per lavorare, dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno, ogni mese mandava i soldi in Moldavia per il marito malato e la figlia adolescente, fino alla scoperta di un cancro e di pochi mesi ancora di vita. Questa donna era in tribunale e i segni della chemioterapia erano ben visibili, la figlia aveva rubato delle creme e prodotti per la mamma che non potevano permettersi. Questo caso mi ha fatto riflettere, nelle statistiche ufficiali, questo sarà un altro moldavo che avrà compiuto un furto in più, sarà un dato aggiunto che confermerà l'alto numero di reati compiuti da questa popolazione ma la loro storia non sarà mai conosciuta».

Un progetto di ricerca molto forte che le sta facendo capire quanto ama il suo lavoro. Per il futuro spera di contribuire a dare qualcosa alla società e di tornare a chiamare l'Italia "casa". A chi sta inseguendo il proprio obiettivo il consiglio è chiaro. «Inseguite i vostri sogni con passione, quella scuote il mondo. Giovani appassionati, di questo oggi ha bisogno l'Italia».
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