Arcidiocesi di Trani: Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
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Arcidiocesi di Trani: Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

Sabato 4 e domenica 5 ottobre 2025 sarà celebrata in concomitanza con il Giubileo dei migranti e del mondo missionario

Sabato 4 e domenica 5 ottobre 2025 sarà celebrata la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, in concomitanza con il Giubileo dei migranti e del mondo missionario. Di solito essa è celebrata l'ultima domenica di settembre, ma volendola collegare all'evento giubilare eccezionalmente è stata spostata nelle citate date di ottobre. Per l'occasione Riccardo Garbetta, direttore dell'Ufficio diocesano dell'Ufficio Migrantes, ha inviato una lettera con cui porge una riflessione sull'evento. Di seguito il testo integrale della lettera.

Carissimi,
siamo giunti alla 111° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato – sabato 4 e domenica 5 ottobre in concomitanza con il Giubileo dei migranti e del mondo missionario - mentre in molte parti del mondo "guerre, violenze, ingiustizie e fenomeni meteorologici estremi obbligano milioni di persone a lasciare la loro terra d'origine per cercare rifugio altrove."
(Messaggio di Papa Leone XIV per la GMMR 2025)

Le ansie e le incognite di coloro che si mettevano in cammino alla ricerca di un futuro meno pauroso hanno lasciato il posto alla paura reale di essere vittime inermi di conflitti che annientano ogni sforzo di conservare un briciolo di umanità laddove si sta costruendo solo un deserto che poi chiameranno pace. (cfr Tacito)

La prospettiva di una rinnovata corsa agli armamenti e lo sviluppo di nuove armi, incluse quelle nucleari, la scarsa considerazione degli effetti nefasti della crisi climatica in corso e le profonde disuguaglianze economiche rendono sempre più impegnative le sfide del presente e del futuro. ." (Messaggio di Papa Leone XIV per la GMMR 2025)

In questo frangente, la nostra attenzione a quanti vivono l'incognita delle migrazioni deve essere un vero gesto di carità intriso di verità.
"La carità senza verità può venire facilmente scambiata per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali. Senza di essa, l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società". (cfr Caritas in Veritate di Giovanni XXIII) E tutto ciò lo stiamo toccando con mano, nelle tante iniziative schizofreniche adottate nel mondo nella mera convinzione di arrestare il flusso migratorio che caratterizza il nostro vivere quotidiano anche nel terzo millennio.
Pensiamo alle varie deportazioni che sono divenuti chiari strumenti del nuovo modo di ridisegnare i confini degli stati.

Di fronte alle teorie di devastazioni globali e scenari spaventosi, è importante che cresca nel cuore dei più il desiderio di sperare in un futuro di dignità e pace per tutti gli esseri umani. Tale futuro è parte essenziale del progetto di Dio sull'umanità e sul resto del creato. I migranti e i rifugiati ricordano alla Chiesa la sua dimensione pellegrina, perennemente protesa verso il raggiungimento della patria definitiva, sostenuta da una speranza che è virtù teologale. Ogni volta che la Chiesa cede alla tentazione di "sedentarizzazione" e smette di essere civitas peregrina – popolo di Dio pellegrinante verso la patria celeste (Cfr. Agostino, De civitate Dei, Libro XIV-XVI), essa smette di essere "nel mondo" e diventa "del mondo" (cfr. Gv 15,19). ." (Messaggio di Papa Leone XIV per la GMMR 2025)

Ed è questa dimensione pellegrina che orienta anche tanti nostri fratelli migranti che lasciano l'Italia alla ricerca di un luogo che possa permettere loro di realizzare almeno una parte dei loro sogni, dei loro progetti, delle loro aspirazioni.

Non riduciamoli solo a dei numeri che portano il segno "meno" sulla mappa demografica del nostro Paese: sono donne, uomini, famiglie che non vanno lasciati soli dinanzi alle sfide che possiamo chiamare adattamento, inclusione sociale, ma anche testimonianza di fede, amore per la propria terra di partenza e voglia di far parte di una società a misura dell'uomo, con la sua dignità, e la sua vocazione di continuare ad essere Chiesa.

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