
Politica
L’ Editoriale – Scusate il disturbo | No-profit e trasparenza, il Consiglio Comunale di Trani respinge la mozione di Giacomo Marinaro. Cerchiamo di capire cosa è successo
La maggioranza compatta replica: «Misure già coperte dalle leggi anticorruzione, evitare processi alle intenzioni»
Trani - giovedì 30 luglio 2026
19.37
L'editoriale di oggi parte nel tracciare la cronaca e l'analisi di una tra le sedute più intense del Consiglio Comunale di Trani, svoltasi il 29 luglio 2026. Al di là dei singoli punti all'ordine del giorno, dall'esame dei lavori emerge una nitida inversione di tendenza rispetto al passato: la vera partita amministrativa non si gioca più sulla legittimità tecnica dei numeri, ma sulla gestione politica della trasparenza e del territorio.
Mentre gli atti finanziari fondamentali — come il bilancio, l'assestamento e le tariffe TARI — arrivano in aula blindati da istruttorie rigorose che sulla carta ne garantiscono la legittimità contabile, il vero terreno di scontro si sposta sugli strumenti di indirizzo e sulle mozioni. Il rigetto della proposta di modifica al regolamento sui contributi al no-profit ne è stato l'esempio più lampante: la maggioranza ha scelto di respingere l'atto sul piano formale per evitare "processi alle intenzioni", ma così facendo ha spostato di fatto ed interamente l'onere della prova sulle proprie scelte future: da questo momento in poi, ogni singola determina di spesa e ogni elargizione di contributo saranno passate al setaccio, misurando nei fatti la "gentilezza istituzionale" e la linearità proclamate nelle linee programmatiche di mandato.
Un serrato confronto politico-amministrativo è andato in scena ed ha caratterizzato quindi la seduta consiliare dello scorso 29 luglio, incentrato sul tema della trasparenza e dell'erogazione di benefici economici agli enti del Terzo Settore. Al centro della discussione la mozione presentata da Giacomo Marinaro, capogruppo del Movimento Prossimamente ed ex candidato Sindaco, volta a ottenere la "Modifica del regolamento per la concessione di contributi e benefici economici in favore di enti pubblici e soggetti privati che operano senza scopo di lucro". L'atto, dopo un acceso scambio di battute, è stato respinto dall'aula con 19 voti contrari e 10 favorevoli.
La proposta della minoranza: vincoli etici e Carta di Pisa. Nel corso dell'illustrazione del provvedimento, il consigliere Giacomo Marinaro ha evidenziato la necessità di aggiornare il regolamento comunale vigente recependo le normative nazionali e implementando la trasparenza, con particolare riferimento agli affidamenti diretti. La mozione intendeva impegnare il Sindaco e la Giunta a introdurre precisi criteri restrittivi, prendendo come riferimento i limiti della "Carta di Pisa" (già adottata dall'ente), e a valutare l'opportunità di escludere dall'erogazione di contributi e affidamenti diretti quelle associazioni o operatori economici il cui legale rappresentante risulti parente o affine entro il terzo grado dei consiglieri comunali, provinciali e regionali in carica.
La replica della maggioranza: «I controlli esistono, no a processi alle intenzioni». All'affondo dell'opposizione ha risposto la consigliera Francesca Zitoli, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra (AVS) e vicepresidente del Consiglio Comunale. Pur dicendosi favorevole in linea di principio alle limitazioni sulle relazioni intercorrenti tra esponenti pubblici e legali rappresentanti delle associazioni, Zitoli ha motivato la posizione contraria del proprio gruppo e della coalizione di governo definendo l'atto un «processo alle intenzioni». «Se qualcuno fosse a conoscenza di prassi passate che hanno portato a un'erogazione clientelare di contributi – ha incalzato la capogruppo di AVS –, o andava fatto a tempo debito o non si può dire oggi che bisogna modificare il regolamento per aumentare la trasparenza». Zitoli ha infine richiamato la linea programmatica numero 10, recentemente approvata, ribadendo come la trasparenza degli atti sia in cima alle priorità della maggioranza. Sul tema è intervenuto anche il Presidente del Consiglio Comunale, Fabrizio Ferrante, nelle vesti di consigliere del Partito Democratico, ricordando che la normativa vigente tutela già la pubblica amministrazione da tali rischi: «Ogni volta che qualche associazione interagisce con l'amministrazione comunale compila già, com'è previsto dalla legge, il modello anticorruzione che di fatto esamina questa casistica e cerca di distoglierla dalla pratica e dalla erogazione di questi contributi».
La controreplica di Marinaro e l'annuncio del ricorso all'ANAC. Prima della votazione finale, il consigliere Marinaro ha preso nuovamente la parola respingendo le accuse di voler imbastire un processo alle intenzioni e sollevando dubbi sulla legittimità amministrativa delle procedure correnti. Marinaro ha annunciato di aver già effettuato una serie di accessi agli atti a seguito di criticità rilevate nell'azione gestionale, riservandosi di inviare la documentazione all'ANAC e agli enti di controllo nei prossimi giorni per presunti errori nei riferimenti agli articoli del Terzo Settore. Il capogruppo di minoranza ha infine lanciato una provocazione politica all'indirizzo dei banchi di maggioranza, chiedendo se la reale causa del rigetto della mozione non fosse legata proprio all'ultimo vincolo inserito, ovvero il divieto di erogazione di benefici ad associazioni guidate da parenti o affini dei consiglieri in carica. L'aula ha infine formalizzato la propria posizione respingendo il documento con una netta maggioranza contraria, rimandando le valutazioni tecniche e i futuri controlli agli esiti degli accessi agli atti annunciati.
Riflessione finale. Fin qui la cronaca, ora guardando alla intierezza dei lavori del Consiglio Comunale di Trani del 29 luglio, l'analisi del dibattito d'aula offre una fotografia nitida delle dinamiche che caratterizzano la politica locale all'avvio di questa consiliatura, oscillando costantemente tra la necessità del rigore tecnico-amministrativo e l'inevitabile scontro ideologico. Da un lato, l'approvazione di atti fondamentali come il Piano Economico Finanziario della TARI e la Manovra di Assestamento e Salvaguardia degli Equilibri evidenzia una macchina amministrativa che, pur tra mille difficoltà e spinte di segno opposto, riesce a muoversi nel solco dei bilanci sani e del rispetto delle scadenze perentorie imposte dalle autorità nazionali. In questo perimetro, le cifre — pur imponenti e destinate a pesare sulle tasche dei contribuenti — arrivano in aula blindate da istruttorie tecniche rigorose e dai pareri favorevoli degli organi di revisione, offrendo ai cittadini la garanzia della tenuta dei conti pubblici dell'Ente.
Dall'altro lato, tuttavia, il consiglio comunale si conferma il luogo della dialettica politica più accesa. Il dibattito sulle mozioni — da quelle più vicine al territorio come la cura del decoro urbano, l'edilizia scolastica o la viabilità di Ponte Lama, fino a quelle di respiro costituzionale sull'Autonomia Differenziata o di forte impronta etica sulla trasparenza dei contributi — dimostra che la vera sfida per la nuova amministrazione sarà quella di saper coniugare l'efficienza gestionale con l'ascolto reale. Se l'opposizione esercita con fermezza il proprio ruolo ispettivo e di stimolo, accendendo i riflettori su criticità reali e percepite dalla cittadinanza, la maggioranza è chiamata a dimostrare nei fatti la centralità della trasparenza e della "gentilezza istituzionale" proclamata, dal Sindaco Marco Galiano, nelle linee programmatiche di mandato.
Rigettare una mozione per motivi di metodo o per evitare "processi alle intenzioni" è legittimo nella dinamica delle parti, ma sposta l'onere della prova sull'esecutivo, che da questo momento in poi dovrà dimostrare la massima linearità e impermeabilità a logiche clientelari in ogni singola determina di spesa. In conclusione, la Trani che esce da questa intensa sessione consiliare è una città che ha messo in sicurezza i propri binari finanziari e strategici, ma che attende ora di capire se le grandi visioni di mandato si tradurranno in una manutenzione ordinaria efficiente, in quartieri più puliti e in una gestione dei beni comuni all'altezza delle aspettative. La qualità della democrazia cittadina si misurerà non tanto sulla quantità dei voti contrari o favorevoli espressi nell'emiciclo, quanto sulla capacità di Palazzo Palmieri di accorciare la distanza tra le stanze del potere e i bisogni reali della strada, quel "facciamolo insieme" ripetuto più volte in Consiglio da Marco Galiano deve trovare, il più presto possibile, la sua applicazione e le sue concretezze operative. Scusate il disturbo.
Mentre gli atti finanziari fondamentali — come il bilancio, l'assestamento e le tariffe TARI — arrivano in aula blindati da istruttorie rigorose che sulla carta ne garantiscono la legittimità contabile, il vero terreno di scontro si sposta sugli strumenti di indirizzo e sulle mozioni. Il rigetto della proposta di modifica al regolamento sui contributi al no-profit ne è stato l'esempio più lampante: la maggioranza ha scelto di respingere l'atto sul piano formale per evitare "processi alle intenzioni", ma così facendo ha spostato di fatto ed interamente l'onere della prova sulle proprie scelte future: da questo momento in poi, ogni singola determina di spesa e ogni elargizione di contributo saranno passate al setaccio, misurando nei fatti la "gentilezza istituzionale" e la linearità proclamate nelle linee programmatiche di mandato.
Un serrato confronto politico-amministrativo è andato in scena ed ha caratterizzato quindi la seduta consiliare dello scorso 29 luglio, incentrato sul tema della trasparenza e dell'erogazione di benefici economici agli enti del Terzo Settore. Al centro della discussione la mozione presentata da Giacomo Marinaro, capogruppo del Movimento Prossimamente ed ex candidato Sindaco, volta a ottenere la "Modifica del regolamento per la concessione di contributi e benefici economici in favore di enti pubblici e soggetti privati che operano senza scopo di lucro". L'atto, dopo un acceso scambio di battute, è stato respinto dall'aula con 19 voti contrari e 10 favorevoli.
La proposta della minoranza: vincoli etici e Carta di Pisa. Nel corso dell'illustrazione del provvedimento, il consigliere Giacomo Marinaro ha evidenziato la necessità di aggiornare il regolamento comunale vigente recependo le normative nazionali e implementando la trasparenza, con particolare riferimento agli affidamenti diretti. La mozione intendeva impegnare il Sindaco e la Giunta a introdurre precisi criteri restrittivi, prendendo come riferimento i limiti della "Carta di Pisa" (già adottata dall'ente), e a valutare l'opportunità di escludere dall'erogazione di contributi e affidamenti diretti quelle associazioni o operatori economici il cui legale rappresentante risulti parente o affine entro il terzo grado dei consiglieri comunali, provinciali e regionali in carica.
La replica della maggioranza: «I controlli esistono, no a processi alle intenzioni». All'affondo dell'opposizione ha risposto la consigliera Francesca Zitoli, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra (AVS) e vicepresidente del Consiglio Comunale. Pur dicendosi favorevole in linea di principio alle limitazioni sulle relazioni intercorrenti tra esponenti pubblici e legali rappresentanti delle associazioni, Zitoli ha motivato la posizione contraria del proprio gruppo e della coalizione di governo definendo l'atto un «processo alle intenzioni». «Se qualcuno fosse a conoscenza di prassi passate che hanno portato a un'erogazione clientelare di contributi – ha incalzato la capogruppo di AVS –, o andava fatto a tempo debito o non si può dire oggi che bisogna modificare il regolamento per aumentare la trasparenza». Zitoli ha infine richiamato la linea programmatica numero 10, recentemente approvata, ribadendo come la trasparenza degli atti sia in cima alle priorità della maggioranza. Sul tema è intervenuto anche il Presidente del Consiglio Comunale, Fabrizio Ferrante, nelle vesti di consigliere del Partito Democratico, ricordando che la normativa vigente tutela già la pubblica amministrazione da tali rischi: «Ogni volta che qualche associazione interagisce con l'amministrazione comunale compila già, com'è previsto dalla legge, il modello anticorruzione che di fatto esamina questa casistica e cerca di distoglierla dalla pratica e dalla erogazione di questi contributi».
La controreplica di Marinaro e l'annuncio del ricorso all'ANAC. Prima della votazione finale, il consigliere Marinaro ha preso nuovamente la parola respingendo le accuse di voler imbastire un processo alle intenzioni e sollevando dubbi sulla legittimità amministrativa delle procedure correnti. Marinaro ha annunciato di aver già effettuato una serie di accessi agli atti a seguito di criticità rilevate nell'azione gestionale, riservandosi di inviare la documentazione all'ANAC e agli enti di controllo nei prossimi giorni per presunti errori nei riferimenti agli articoli del Terzo Settore. Il capogruppo di minoranza ha infine lanciato una provocazione politica all'indirizzo dei banchi di maggioranza, chiedendo se la reale causa del rigetto della mozione non fosse legata proprio all'ultimo vincolo inserito, ovvero il divieto di erogazione di benefici ad associazioni guidate da parenti o affini dei consiglieri in carica. L'aula ha infine formalizzato la propria posizione respingendo il documento con una netta maggioranza contraria, rimandando le valutazioni tecniche e i futuri controlli agli esiti degli accessi agli atti annunciati.
Riflessione finale. Fin qui la cronaca, ora guardando alla intierezza dei lavori del Consiglio Comunale di Trani del 29 luglio, l'analisi del dibattito d'aula offre una fotografia nitida delle dinamiche che caratterizzano la politica locale all'avvio di questa consiliatura, oscillando costantemente tra la necessità del rigore tecnico-amministrativo e l'inevitabile scontro ideologico. Da un lato, l'approvazione di atti fondamentali come il Piano Economico Finanziario della TARI e la Manovra di Assestamento e Salvaguardia degli Equilibri evidenzia una macchina amministrativa che, pur tra mille difficoltà e spinte di segno opposto, riesce a muoversi nel solco dei bilanci sani e del rispetto delle scadenze perentorie imposte dalle autorità nazionali. In questo perimetro, le cifre — pur imponenti e destinate a pesare sulle tasche dei contribuenti — arrivano in aula blindate da istruttorie tecniche rigorose e dai pareri favorevoli degli organi di revisione, offrendo ai cittadini la garanzia della tenuta dei conti pubblici dell'Ente.
Dall'altro lato, tuttavia, il consiglio comunale si conferma il luogo della dialettica politica più accesa. Il dibattito sulle mozioni — da quelle più vicine al territorio come la cura del decoro urbano, l'edilizia scolastica o la viabilità di Ponte Lama, fino a quelle di respiro costituzionale sull'Autonomia Differenziata o di forte impronta etica sulla trasparenza dei contributi — dimostra che la vera sfida per la nuova amministrazione sarà quella di saper coniugare l'efficienza gestionale con l'ascolto reale. Se l'opposizione esercita con fermezza il proprio ruolo ispettivo e di stimolo, accendendo i riflettori su criticità reali e percepite dalla cittadinanza, la maggioranza è chiamata a dimostrare nei fatti la centralità della trasparenza e della "gentilezza istituzionale" proclamata, dal Sindaco Marco Galiano, nelle linee programmatiche di mandato.
Rigettare una mozione per motivi di metodo o per evitare "processi alle intenzioni" è legittimo nella dinamica delle parti, ma sposta l'onere della prova sull'esecutivo, che da questo momento in poi dovrà dimostrare la massima linearità e impermeabilità a logiche clientelari in ogni singola determina di spesa. In conclusione, la Trani che esce da questa intensa sessione consiliare è una città che ha messo in sicurezza i propri binari finanziari e strategici, ma che attende ora di capire se le grandi visioni di mandato si tradurranno in una manutenzione ordinaria efficiente, in quartieri più puliti e in una gestione dei beni comuni all'altezza delle aspettative. La qualità della democrazia cittadina si misurerà non tanto sulla quantità dei voti contrari o favorevoli espressi nell'emiciclo, quanto sulla capacità di Palazzo Palmieri di accorciare la distanza tra le stanze del potere e i bisogni reali della strada, quel "facciamolo insieme" ripetuto più volte in Consiglio da Marco Galiano deve trovare, il più presto possibile, la sua applicazione e le sue concretezze operative. Scusate il disturbo.

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