Conferenza Procacci
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Politica

«Amet e Amiu, situazione economica come disastro del Vajont»

Trani#acapo preoccupata per le ripercussioni sulla città

Il bilancio di Trani come il fondovalle veneto, sventrato dal cedimento della diga del Vajont. A cedere, questa volta, non una costruzione ingegneristica ma l'intero sistema delle partecipate del Comune. Si chiude con questa similitudine la conferenza stampa di Trani a Capo, a cui hanno partecipato i due consiglieri comunali della lista civica, Aldo Procacci e Maria Grazia Cinquepalmi, insieme al portavoce Antonio Procacci e al responsabile dell'area economico-finanziaria, Michele Papeo.

Al centro dell'urgente incontro, convocato all'istante dopo la repentina chiusura del consiglio comunale di ieri, lo stato delle due aziende principali, interamente di proprietà di Palazzo di Città: Amiu e Amet non vivono un momento positivo e a nulla è valsa, per come è andata, la seduta di ieri. «Partiamo da Amiu - arringa Antonio Procacci - e dall'ultimo documento che ci arriva dal Comune: il pagamento delle fatture mensili, da circa 354 mila euro l'una, riferite ai servizi erogati nel primo quadrimestre 2015. Importi stimati in base al contratto di servizio dell'anno precedente, ben diverso dal colossale importo di oltre 11 milioni di euro, stimato dal commissario straordinario, sulla base del quale sono stati calcolati gli importi della Tari che stiamo pagando in questi mesi. Non sappiamo neanche quali saranno i servizi inclusi nel nuovo accordo: come si può pretendere di ricevere un pagamento in qeusta maniera? Un ricordo al Tar bloccherebbe di certo tutto, ci esimiamo dal farlo, come gruppo, solo per non aggravare la situazione della città».

«Entro il 30 settembre - continua il portavoce - si sarebbe dovuto presentare alla Corte dei Conti il piano di razionalizzazione dell'azienda. Sono passati oltre venti giorni e di questo non c'è traccia. È stato fatto? Quando verrà presentato alla città? Il sindaco sta dando seguito all'annuncio di intraprendere azioni di responsabilità verso i passati amministratori comunali e della società? Ci sono solo cinque anni per concludere i procedimenti, prima che cada tutto in prescrizione. Abbiamo chiesto informazioni al legale incaricato dal commissario a esprimere un parere sulle eventuali responsabilità, il professor Bracciodieta, che ci ha confermato che, a voce, ha specificato alla Iaculli che i comportamenti tenuti dagli amministratori passati sarebbero stati perseguibili. Inoltre, è previsto, dalle carte, il controllo da parte degli uffici comunali sull'ente. Si sta facendo? Se è in corso, vuol dire che si è a conoscenza dello stato delle cose, le responsabilità cambiano».

«Vogliamo anche ricordare - interviene la consigliera Cinquepalmi - che Amiu è in attesa della ricostituzione del capitale: doveva essere convocata una assemblea, senza indugio, per evitare lo scioglimento della società. Per lo Stato, la partecipata potrebbe essere già sciolta. Nella precedente riunione del 28 luglio scorso, si sarebbero dovuto far fronte ad almeno due dei cinque milioni di passivo registrati nel primo semestre di quest'anno, ovvero quelli pregressi dalla gestione dello scorso anno. Invece, si è semplicemente parlato di ricompensare la società con un bene immobile, che dovrebbe essere la ricicleria, che nulla porterebbe alla liquidità dell'ente».

«Si è proceduto - continua Procacci - alla revoca del premio che, a ottobre 2014, si è autodeterminato lo scorso amministratore di Amiu, sulla base di quello che è stato fatto nel 2013? Dei tre obiettivi imposti, due sono stati raggiunti con metodi che non commentiamo (si tratta dell'incremento della differenziata, avvenuto nell'ordine di un punto e mezzo percentuale, e del certificato di qualità del servizio, rilasciato da una società lettone), mentre il terzo, l'adeguamento e l'avanzamento tecnologico degli impianti, è stato perseguito con un misero studio di fattibilità. Bottaro deve dimostrarci, velocemente, che è stato tutto fatto, carte alla mano, altrimenti siamo pronti, già dal prossimo lunedì, a consegnare un dossier e dei documenti direttamente nelle mani della Procura e della Corte dei Conti. La pazienza è finita».

Infine, un piccolo focus sulla situazione di Amet: «Dov'è il piano industriale dell'azienda? Perché Pappolla non ha portato quello in consiglio invece della relazioncina che ci ha letto? Nel 2018, la società perderà tutta la parte commerciale ed è importante capire come gestire la cosa, prima di trovarsi senza nulla in mano. Bisogna stare attenti, però, quando si parla, come ha fatto qualche consigliere della maggioranza, di dismissione dei servizi e clausola sociale: l'Europa ci ha detto che deve essere ben chiaro che tali condizioni possono essere preferenziali, non vincolanti. Altrimenti si rischia di avere "sul groppone" decine di dipendenti a cui non sapremo cosa far fare. C'è, inoltre una grave situazione generata da un recupero crediti inesistente e da una fatturazione che non viene aggiornata da due anni: quando arriveranno conguagli di migliaia di euro, si metteranno in ginocchio migliaia di famiglie. Il contratto di pubblica illuminazione, scaduto nel 2009, non è stato ancora rinnovato. Potremmo continuare a lungo, ma ci fermiamo qui, per ora».
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