Associazioni ed Ordini Professionali

Trani nella "guida blu" del Touring Club

Il circolo locale di Legambiente analizza i risultati

«Nella pubblicazione "GUIDA BLU 2006" a cura del Touring Club e della Legambiente, la Città di Trani ha riconfermato la scarsa valutazione dell'anno scorso costituita da un'unica vela. Ricordiamo che il massimo della valutazione è espressa, simbolicamente, con l'attribuzione di cinque vele che, in Puglia, riesce ad essere raggiunta dalla sola Otranto. La classifica nazionale di quest'anno sottolinea ancora una volta il valore delle aree protette. Ben cinque località sulle dieci prime classificate sono infatti situate all'interno di parchi nazionali o regionali a dimostrazione del fatto che queste realtà costituiscono un sistema dinamico tutt'altro che turisticamente ingessante.
L'essere inseriti nella Guida Blu è di per sé un punto di merito, e di questo, tutti i cittadini tranesi dovrebbero esserne fieri. Nella provincia di Bari, infatti, le uniche località catalogate risultano essere Monopoli e Trani. Tuttavia ci sembra doveroso analizzare in dettaglio questo punteggio che non considera unicamente parametri prettamente marini come potrebbe essere la qualità del mare, bensì, valutazioni concernenti la qualità dei servizi turistici, la vivibilità ecologica e la fruibilità della costa.
In dettaglio la Guida Blu considera ben quindici parametri tra i quali: paesaggio naturale, paesaggio costiero, paesaggio urbano, qualità del costruito, vivibilità, pressione turistica, servizi turistici, mobilità sostenibile, ciclo dei rifiuti, ciclo delle acque; mare e spiagge, accesso e servizi per i disabili, ecc. I quindici parametri vengono successivamente relazionati a 128 indicatori, provenienti da numerose banche dati tra cui Istat, Ancitel, Sist, Cerved, Ministero della Salute, Enit, Touring Club Italiano, Enel, Istituto Ambiente Italia e naturalmente da Legambiente. bbene, questo procedimento analitico ha evidenziato un'ulteriore negatività rilevando che Trani è passata da un punteggio di 68,5 del 2005 ad uno di 60,4 del 2006.
La valutazione espressa dalla Guida Blu ci induce a considerazioni complessive sulla vivibilità della città che partendo dalla scarsa quantità di costa fruibile, giungono ai parametri correlabili all'antropizzazione, alla viabilità e quindi all'urbanistica. Non ci stancheremo mai di ripetere che Trani, in nome di un ottuso quanto insensato sviluppo economico connesso al settore dell'estrazione dei materiali lapidei, ha consumato irrimediabilmente territorio e sottratto alla balneabilità ben quattro chilometri di costa Nord devastati dagli scarti della lavorazione del marmo. Allo scempio della costa Nord si unisce quello della costa Sud soggetta ad erosione ed interessata da numerosi cantieri. Alcuni progetti in atto risultano essere ad alto impatto ambientale: è il caso della seconda spiaggia. I lavori, infatti, rischiano di compromettere irrimediabilmente le preziose evidenze archeologiche, geologiche e paleontologiche che rendono quel tratto costiero un immenso scrigno di informazioni scientifiche e palogeografiche legate al passato della nostra regione.
Aggiungiamo che oltre agli interventi di consolidamento troppo invasivi, la costa Sud non è raggiungibile per un lungo tratto e quindi rimane inesorabilmente non fruibile. Il raggiungimento della costa Sud da quando l'accesso in località ‘Matinelle' (anno 2003) non è più praticabile, diventa sempre più arduo. Un'altra triste caratteristica della costa tranese è data dalla frammentarietà dei piccoli tratti balenabili e dalla non percorribilità pedonale della battigia in senso longitudinale. In pratica non è possibile percorrere a piedi l'intero perimetro costiero perché ci si imbatte nelle recinzioni dei lidi privati, negli stabilimenti di mitili, in penisole rocciose artificiali e in altre tipologie di ostacoli. La nuova legge regionale che dovrebbe regolamentare le concessioni demaniali mira a porre un freno agli ostacoli, alle recinzioni ed al proliferare del ‘lido selvaggio'.
Il provvedimento infatti, prevede che il sessanta per cento di costa pubblica non cedibile ai privati vada calcolato solo sul perimetro costiero comunale realmente fruibile e non sulla lunghezza complessiva della costa. In tal senso, quindi, il Comune di Trani deve portare una modifica al Piano della Costa approvato il 29 marzo 2004. Da quanto detto è facilmente intuibile il profondo disagio che assale i cittadini tranesi ed i turisti allorquando intendono raggiungere la spiaggia. Tra cantieri, accessi bloccati, scarti di segheria, stabilimenti produttivi per la coltivazione di frutti mare, tratti non balenabili per rischio inquinamento e quant'altro, il mare diventa sempre più una chimera. Rimane, per i più danarosi, la possibilità di balneazione con natanti di vario genere, e per i più spericolati la possibilità di farsi catapultare sulla costa direttamente da un elicottero. Quest'ultima opportunità, tuttavia, ci sembra più consona agli sportivi più temerari o ai bellicosi marines statunitensi.
I cittadini ‘normali', invece, sono costretti a spostarsi in altre zone marine. Assistiamo quindi, ad una sempre più consistente emigrazione balneare verso altre località e verso altri lidi. Si emigra per una sola giornata verso le vicine Margherita di Savoia e Bisceglie; per un week-end si raggiunge il Salento, il Gargano o l'arco Ionico. Che ingrato destino quello dei cittadini tranesi: guardano il mare tutto l'anno, sentono l'odore salmastro dell'aria ogni giorno, ascoltano il rumore dello sciabordio delle onde passeggiando sul lungomare, ma quando si tratta di dover fare il bagno sono costretti a trasformarsi in transumanti della balneazione.»Francesco Bartucci
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