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Vita di città
Viabilità d’emergenza tabù, problema non solo del litorale
Negrogno: «Ci sono altri punti di Trani dove il 118 non può arrivare». L’infermiere ritiene necessario un confronto con Comune, Capitaneria e Polizia locale
Trani - martedì 18 giugno 2013
19.48
Rino Negrogno, nostro narratore e infermiere del 118, torna sulla vicenda del lucchetto chiuso alla seconda spiaggia durante un intervento di soccorso del personale medico ad un bagnante colpito da malore.
Negrogno racconta cosa è accaduto quella mattina: «Quando ci siamo recati sul posto nei pressi della sbarra posta per non consentire l'accesso alla strada che costeggia la spiaggia, ci siamo, con amara sorpresa, resi conto che le chiavi in nostro possesso non consentivano di aprire il lucchetto della sbarra. Un lucchetto cementato d'acciaio di quelli che difficilmente si possono distruggere con una tronchese od una cesoia, forse con un flex ma tra flebo e siringhe lo spazio in ambulanza è quello che è e flex non ne abbiamo. Senza perderci d'animo ci siamo caricati di tutto il materiale occorrente per un soccorso di questo tipo: zaino con presidi e strumenti diagnostici (sfigmomanometro, apparecchio per glicemia, apparecchio per elettrocardiogramma eccetera), zaino con flebo e farmaci, bombola d'ossigeno e defibrillatore. Sotto il sole cocente, con 35 gradi, ci siamo recati a piedi fino al signore colto da malore. Mentre ci preoccupavamo di controllare i parametri del malcapitato, di reperire un accesso venoso, somministrare delle flebo e iniettare dei farmaci, uno dei nostri ha allertato la polizia locale affinché giungesse con le chiavi del lucchetto. Intano abbiamo stabilizzato il paziente riportando, con la terapia effettuata sulla spiaggia sotto un ombrellone offerto da un bagnante, i suoi parametri nella norma. A quel punto necessitava solo di qualche ulteriore approfondimento diagnostico e soprattutto di osservazione in ospedale. Dopo un po' sono arrivati gli agenti della polizia locale i quali, anche loro con amara sorpresa, si sono resi conto di non avere le chiavi giuste per quel lucchetto. Tra le lamentele e la rabbia sacrosante degli astanti abbiamo deciso di caricarci tutto sulle spalle compreso il paziente e con l'aiuto di alcuni bagnanti e degli agenti della polizia locale abbiamo trasportato il paziente fino alla sbarra dov'era bloccata l'ambulanza. Una bella faticaccia ma soprattutto tanto tempo in più perso ai danni del paziente. Solo quando siamo giunti nei pressi dell'ambulanza è arrivata una seconda pattuglia della polizia locale con le chiavi giuste e ci ha aperto inutilmente la sbarra».
Un brutto incidente, raccontato da chi c'era. Negrogno però non si ferma al racconto: «Se fosse un fatto isolato si potrebbe archiviare così, con la promessa e l'impegno di non farlo mai più capitare. Purtroppo però non è un fatto isolato. A Trani ci sono diverse zone dove per l'ambulanza del servizio emergenza urgenza 118 è una vera e propria impresa passare e giungere a destinazione. Qualche mese fa siamo stati allertati per un intervento in via Leopardi, pieno centro storico, dove all'inizio della via ci sta piantato per terra un bel paletto invalicabile. Abbiamo parcheggiato l'ambulanza e con i nostri soliti borsoni pesanti e la barella abbiamo raggiunto a piedi la casa del paziente. Dopo averlo visitato e trattato bisognava trasportarlo in ospedale. Era una giornata fredda e piovosa e noi abbiamo dovuto spingerlo sulla barella, benché ben coperto, fino all'ambulanza mentre i suoi parenti urlavano insultandoci e minacciandoci per quello che doveva subire il loro parente. Un'altra brutta avventura che credo possa far comprendere come sia pericolosa questa situazione per il paziente ma anche per noi operatori che spesso diventiamo il capro espiatorio per la gente che in quel momento è in preda alla paura ed alla preoccupazione per il loro caro».
«Ritengo sia urgente – conclude Negrogno - un incontro con il sindaco, la polizia locale e la Capitaneria di porto per dotare la nostra città di una viabilità di emergenza senza attendere che accada un fatto più grave. Provate ad immaginare cosa potrebbe accadere se di sabato sera dovesse divampare un incendio nel centro storico adiacente al porto. Speriamo non accada ma impegnamoci per prevenire che è sempre meglio.
Negrogno racconta cosa è accaduto quella mattina: «Quando ci siamo recati sul posto nei pressi della sbarra posta per non consentire l'accesso alla strada che costeggia la spiaggia, ci siamo, con amara sorpresa, resi conto che le chiavi in nostro possesso non consentivano di aprire il lucchetto della sbarra. Un lucchetto cementato d'acciaio di quelli che difficilmente si possono distruggere con una tronchese od una cesoia, forse con un flex ma tra flebo e siringhe lo spazio in ambulanza è quello che è e flex non ne abbiamo. Senza perderci d'animo ci siamo caricati di tutto il materiale occorrente per un soccorso di questo tipo: zaino con presidi e strumenti diagnostici (sfigmomanometro, apparecchio per glicemia, apparecchio per elettrocardiogramma eccetera), zaino con flebo e farmaci, bombola d'ossigeno e defibrillatore. Sotto il sole cocente, con 35 gradi, ci siamo recati a piedi fino al signore colto da malore. Mentre ci preoccupavamo di controllare i parametri del malcapitato, di reperire un accesso venoso, somministrare delle flebo e iniettare dei farmaci, uno dei nostri ha allertato la polizia locale affinché giungesse con le chiavi del lucchetto. Intano abbiamo stabilizzato il paziente riportando, con la terapia effettuata sulla spiaggia sotto un ombrellone offerto da un bagnante, i suoi parametri nella norma. A quel punto necessitava solo di qualche ulteriore approfondimento diagnostico e soprattutto di osservazione in ospedale. Dopo un po' sono arrivati gli agenti della polizia locale i quali, anche loro con amara sorpresa, si sono resi conto di non avere le chiavi giuste per quel lucchetto. Tra le lamentele e la rabbia sacrosante degli astanti abbiamo deciso di caricarci tutto sulle spalle compreso il paziente e con l'aiuto di alcuni bagnanti e degli agenti della polizia locale abbiamo trasportato il paziente fino alla sbarra dov'era bloccata l'ambulanza. Una bella faticaccia ma soprattutto tanto tempo in più perso ai danni del paziente. Solo quando siamo giunti nei pressi dell'ambulanza è arrivata una seconda pattuglia della polizia locale con le chiavi giuste e ci ha aperto inutilmente la sbarra».
Un brutto incidente, raccontato da chi c'era. Negrogno però non si ferma al racconto: «Se fosse un fatto isolato si potrebbe archiviare così, con la promessa e l'impegno di non farlo mai più capitare. Purtroppo però non è un fatto isolato. A Trani ci sono diverse zone dove per l'ambulanza del servizio emergenza urgenza 118 è una vera e propria impresa passare e giungere a destinazione. Qualche mese fa siamo stati allertati per un intervento in via Leopardi, pieno centro storico, dove all'inizio della via ci sta piantato per terra un bel paletto invalicabile. Abbiamo parcheggiato l'ambulanza e con i nostri soliti borsoni pesanti e la barella abbiamo raggiunto a piedi la casa del paziente. Dopo averlo visitato e trattato bisognava trasportarlo in ospedale. Era una giornata fredda e piovosa e noi abbiamo dovuto spingerlo sulla barella, benché ben coperto, fino all'ambulanza mentre i suoi parenti urlavano insultandoci e minacciandoci per quello che doveva subire il loro parente. Un'altra brutta avventura che credo possa far comprendere come sia pericolosa questa situazione per il paziente ma anche per noi operatori che spesso diventiamo il capro espiatorio per la gente che in quel momento è in preda alla paura ed alla preoccupazione per il loro caro».
«Ritengo sia urgente – conclude Negrogno - un incontro con il sindaco, la polizia locale e la Capitaneria di porto per dotare la nostra città di una viabilità di emergenza senza attendere che accada un fatto più grave. Provate ad immaginare cosa potrebbe accadere se di sabato sera dovesse divampare un incendio nel centro storico adiacente al porto. Speriamo non accada ma impegnamoci per prevenire che è sempre meglio.
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